RACCONTI & OPINIONI

Venerdì gli stranieri non lavoreranno per meno di 50 euro. Sabato il corteo


Castel Volturno, primo sciopero degli schiavi Come Rosarno, peggio di Rosarno. I migranti di Castel Volturno guadagnano ormai pochi spiccioli per dodici ore di fatica: venti o venticinque euro. Ma alcuni, disperati, accettano di lavorare nei cantieri o nei campi una giornata intera per cinque miseri euro. Il costo di un panino.«Le paghe sono le stesse di cinque anni fa, se non peggiorate», conferma Filippo della rete antirazzista casertana. Ed è per questo che venerdì 8 ottobre il movimento dei migranti e dei rifugiati di Castel Volturno organizzerà il primo sciopero dei nuovi schiavi italiani: alle cinque del mattino, come sempre, raggiungeranno in autobus le rotonde del litorale domiziano per aspettare che qualcuno offra un lavoro ma questa volta porteranno un cartello con la scritta: "Oggi non lavoro per meno di 50 euro".La mobilitazione proseguirà il giorno dopo, sabato, con un corteo promosso dalle associazioni cattoliche e dai centri sociali campani per chiedere diritti e permesso di soggiorno per i migranti. Non sarà una manifestazione semplice, visto che gli animi di Castel Volturno sono accesi dallo scontro tra il sindaco Antonio Scalzone (Pdl) e gli antirazzisti. In un documento sull'immigrazione approvato il primo ottobre, l'intero consiglio comunale - eccetto l'unico consigliere del Pd - chiede l'intervento urgente del Viminale per cacciare i «quindicimila» migranti illegali che vivono in «porcilaie» aggravando il tessuto sociale di una città già segnata dall'inquinamento e dalla camorra. Il governo di Castel Volturno chiede una soluzione analoga a quella di Rosarno, ed è anche per la completa insofferenza nei confronti dei migranti che Scalzone si è opposto al monumento in ricordo dei sei lavoratori africani trucidati il 18 settembre 2008 in un negozio della città per mano di un commando camorrista. Al Viminale il documento, accorato, chiede insomma di mantenere fede alla promessa fatta da Maroni all'indomani dei fatti di Rosarno ovvero fare piazza pulita dei migranti «clandestini» e «di tutti coloro che hanno commesso reati». Non solo: chiede di rinforzare l'organico delle forze dell'ordine e di impiegare parte degli agenti inviati dopo la strage di due anni orsono «esclusivamente per controllare gli extracomunitari». Inoltre esorta il ministero a finanziare progetti di integrazione che però devono essere gestiti «esclusivamente» dal Comune. Una frecciata, quest'ultima, diretta a quelli che il sindaco chiama i «professionisti della solidarietà» ovvero le associazioni che appoggiano i migranti.A complicare il quadro è intervenuto il segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, giunto a Castel Volturno nei giorni scorsi per portare solidarietà al sindaco e alla cittadinanza. La Questura ha vietato in successione sia la manifestazione voluta da Scalzone per la legalità, sia il corteo organizzato da Fiore.Alla mobilitazione di sabato, che partirà alle nove e trenta del mattino in via Domitiana 564, aderiscono il centro sociale ex Canapificio di Caserta, i padri comboniani, i padri Sacramentini, l'associazione Jerry Masslo, la Caritas, i centri sociali campani, il Pd. Hanno aderito, ma non è ancora confermata la loro presenza, i vescovi di Capua e Caserta. Spicca l'assenza dei sindacati e specialmente della Cgil, che preferisce mantenere un profilo basso e dedicarsi soltanto a fornire servizi ai migranti: a Castel Volturno è aperto uno sportello interamente dedicato agli stranieri. «Quelle del sindaco Scalzone sono mistificazioni», raccontano i ragazzi dell'ex Canapificio che organizzano materialmente il corteo di sabato. «Dice che i migranti sono quindicimila, quando al massimo sono seimila. E' vero, il 60% non possiede il permesso di soggiorno ma è altrettanto vero che la maggior parte vive stabilmente in città e soltanto una parte si dedica alla transumanza agricola». Proprio per risolvere il problema degli illegali, impossibilitati ad emergere dal limbo della clandestinità, i promotori chiedono il permesso di soggiorno per coloro che ancora non lo possiedono, l'estensione dell'articolo 18 ovvero la protezione sociale per chi denuncia condizioni di schiavitù, la proroga del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro e la cittadinanza basata sullo jus soli. La mobilitazione proseguirà il 15 ottobre con una manifestazione davanti al Viminale, a Roma.Laura Eduati06/10/2010leggi www.liberazione.it