RACCONTI & OPINIONI

In questa storia da basso impero ci sono anche i padri, le madri, i fratelli, le sorelle di un Paese marcio


«Berlusconi è espressione di un modo di essere dell'Italia» Ci stava provando da un po' di giorni. Non gli era riuscito con Ballarò, durante la puntata della settimana passata, quando aveva telefonato per tentare come sempre d'intervenire a modo suo. La solita filippica senza contraddittorio e poi giù la cornetta. Stavolta però Berlusconi si è visto sbattere il telefono in faccia da un sorprendente Giovanni Floris, da sempre sprovvisto di qualsiasi traccia di coraggio. «Venga in studio quando vuole, Presidente. L'aspettiamo», aveva replicato il conduttore televisivo più sdraiato, una specie di tappeto Rai. Ma com'è noto Berlusconi non è tipo che si perde d'animo e cosi si è rifatto lunedì sera a l'Infedele di Gad Lerner. Tutti si lamentano di questo suo modo di comunicare, ma in fondo siccome fa audience e soprattutto il giorno dopo se ne parla ovunque, i conduttori accettano ben volentieri queste incursioni, anzi se le augurano. Maggioritario e presidenzialismo "di fatto" hanno mutato anche i codici della comunicazione politica. I veri dibattiti si svolgono fuori dalle aule parlamentari, dove si vota quello che il governo scodella. Le discussioni si svolgono nei format televisivi ispirati al modello del talk show ed alla fine «è un grande casino», spiega Giovanni Cesareo. Non peccano d'ingenuità i conduttori che accettano le sue incursioni telefoniche?Certo. Berlusconi non vuole discutere. Non accetta mai il confronto. Si considera al di sopra del dibattito. Vuole dominare, punto e basta. Fa parte del suo modo di essere politico, d'altronde è entrato in politica già da una posizione di dominio economico, di potenza. Il video messaggio è il suo modello. Un modo di porsi al centro e creare l'evento. Sono gli altri che devono rapportarsi a quello che lui dice. Non sarà socratico, non sarà democratico, ma sul piano del consenso funziona?Ricordiamoci che l'Italia si è tenuta il fascismo. Il regime mussoliniano ha goduto di un largo consenso. In Italia il dominio del capo funziona, suscita adesione e invidia. Dunque, a differenza di quel che si racconta in giro, il berlusconismo è più un effetto che una causa?Esatto. Il suo successo si spiega con l'antropologia del Paese non con la capacità di manipolazione?Berlusconi è espressione di un modo di essere dell'Italia. E' disperante quel che dice.Certo, anche perché la sinistra non è riuscita a democratizzazione questo Paese. Anzi è stata inquinata da questo modo di essere. C'è un modo per uscirne? Ridare centralità alle questioni che toccano la vita reale dei cittadini. Ogni volta che si arriva a discutere di cose più vicine alla gente, come la vicenda di Mirafiori, emerge un modo diverso di essere di questo Paese.Le vecchie tribune politiche erano migliori degli attuali talk show?Erano modelli di comunicazione ingessati. Esisteva tuttavia un confronto anche se mediato dal formalismo. Oggi quello che domina è il casino. Tra l'Infedele, Ballarò e Anno zero chi affronta meglio la comunicazione politica?Ballarò è il format più classico, segue un modo previsto e recintato di funzionare. Ad Anno zerole cose sono già un po' più mosse. C'è un confronto maggiore. Probabilmente è l'Infedele che si avvicina di più ad un tipo di comunicazione politica mossa e libera. Lerner fa parlare pezzi di società civile non solo i possessori titolati della parola. Ha una visione delle televisione abbastanza interessante. E Porta a porta?Lasciamo stare. Lì si presentano solo contratti. Otto e mezzo , invece, non era male. In alcuni periodi è stato anche molto vivace e interessante. Come dovrebbe funzionare l'informazione politica?Cercando di rappresentare al meglio la situazione reale del Paese. Con il rischio anche della confusione.La cosa peggiore è imbracare le cose presentandole come se fossero libere. Bisognerebbe rappresentare di più il Paese. Invece spesso prevale quello che al conduttore interessa di più. Paolo Persichetti26/01/2011Leggi www.liberazione.it