Creato da leledimarco il 24/08/2006
Perchè chi crede non pensa.

Pensa non credere ©

PERIODICO ATEO DI POLITICA, PSICHIATRIA, COSTUME E MEDIA

Blog citato nel sito www.uaar.it

 

leledimarco@libero.it

 

 

Libri

M. Fagioli - Bambino, donna e trasformazione dell'uomo
GIOIA Roccioletti - Psicologia dinamica
GIOIA Roccioletti - La medicina della mente
A. Ventura - La trappola
F. Tulli - Chiesa e pedofilia
C. Mongardini -
Economia come ideologia
J. S. Mill - Sulla schiavitù delle donne
C. Hitchens - La posizione della missionaria
P. Odifreddi - Perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) 

 

Lavagna

"PENSA, NON CREDERE. PERCHE' CHI CREDE NON PENSA"
Massimo Fagioli

"Noi siamo della materia di cui son fatti i sogni e la nostra piccola vita è circondata da un sonno"
William Shakespeare

"Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."
Antonio Gramsci 

"Se lei, contessa, vede ancora la vita dentro i limiti del naturale e del possibile, l'avverto che lei qua non comprenderà nulla [...] a noi basta immaginare e subito le immagini si fanno vive da sè"
Luigi Pirandello

"Una lotta, senza armi, soltanto rivoluzione del pensiero e parola"
Massimo Fagioli

"Le mie opinioni sul complesso della questione sono così radicalmente opposte al sentire comune che probabilmente sarebbe poco opportuno esprimerle per intero"
John Stuart Mill

"Per rivoluzione non intendo solo l'azione politica organizzata; ci sono mille modi di farla, anche nei minimi rapporti quotidiani, come atto di vita e di autonomia contro le incrostazioni del conformismo"
Joyce Lussu (Gioconda Salvatori)

"Se una persona è di destra o fascista, non è una donna"

"Siamo un esercito di sognatori, per questo siamo invincibili"
Subcomandante Marcos

"La terra ce l'hanno data in prestito i nostri figli"
Roberto Benigni

"Più case meno chiese"
Anonimo

"La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare"
Lorenzo Cherubini

"La castità è quella virtù che i preti si tramandano di padre in figlio."
D. Arlenghi

"Se non ci fossero pecore non ci sarebbero lupi"
Anonimo

 

Best songs

UNDER CONSTRUCTION

 

BEST PAINTING

UNDER CONSTRUCTION

Jackson Pollock
Vasilij Vasil'evic Kandinskij
Mark Rothko
Gustav Klimt
Tamara de Lempicka 

 

BEST POETRY

Nazim Hikmet - Il più bello dei nostri mari
La mia donna è venuta con me fino a Brest
Eugenio Montale - Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
Rabindranath Tagore - Petali sulle ceneri
Dylan Thomas - Non andartene docile in quella buona notte
 

Best Lyrics

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Green Day
Minority

Depeche Mode 
Wrong

Frankie Hi-Nrg MC 
Quelli che benpensano

Caparezza 
Ti giri 

 

Best Cinema

Le vite degli altri - 2006 - F. Henckel
La condanna - 1991 - M. Bellocchio
I nuovi mostri - 1977 - D. Risi, M. Monicelli, E. Scola
Harry a pezzi - 1997 - W. Allen
The Reader - 2008 - S. Daldry
Buongiorno notte - 2003 - M. Bellocchio
Sciarada - 1963 - S. Donen
Irma la dolce - 1963 - B. Wilder
It's kind of a funny story - 2010 - A. Boden, R. Fleck
Grand Budapest Hotel - 2014 - W. Anderson
Quasi Amici - 2011 - O. Nakache, E. Toledano
Full Metal Jacket - 1987 - S. Kubrick
Ultimo tango a Parigi - 1972 - B. Bertolucci
Le Conseguenze dell'amore - 2004 - P. Sorrentino
Zelig - 1983 - W. Allen
Vincere - 2009 - M. Bellocchio
Pulp Fiction - 1994 - Q. Tarantino
Kill Bill - 2003 - Q. Tarantino
Little Children - 2006 - T. Field
Una notte da leoni - 2009 - T. Philips
Train de vie - 1998 - R. Mihaileanu
Romeo + Juliet - 1996 - B. Luhrmann
L'appartamento spagnolo - 2002 - C. Klapisch
Signorina Effe - 2007 - W. Labate
Volver - 2006 - P. Almodovar
Venuto al mondo - 2012 - S. Castellitto
...E alla fine arriva Polly - 2004 - J. Hamburg
I cento passi - 2000 - M.T. Giordana
Tutti al mare - 2011 - M. Cerami
Le fate ignoranti - 2001 - F. Ozpetek
Mio fratello è figlio unico - 2007 - D. Luchetti
Non ti muovere - 2004 - S. Castellitto
La migliore offerta - 2013 - G. Tornatore
South Park - 1999 - T. Parker
I diari della motocicletta - 2004 - W. Salles
Fratello, dove sei? - 2000 - J. & E. Coen
Inception - 2010 - C. Nolan
La caduta - 2004 - O. Hirschbiegel
American gangster - 2007 - R. Scott
Se mi lasci ti cancello - 2004 - M. Gondry
La vita è bella - 1997 - R. Benigni
Il miglio verde - 1999 - F. Darabont
Matrix - 1999 - A. & L. Wachowski
Trainspotting - 1996 - D. Boyle
Seven - 1995 - D. Fincher
Little Miss Sunshine - 2006 - J. Dayton & V. Faris
Mystic River - 2003 - C. Eastwood
Nemico pubblico - 2009 - M. Mann
A beautiful mind - 2001 - R. Howard
Good Bye Lenin! - 2003 - W. Becker
Qualcosa è cambiato - 1997 - J. L. Brooks
Eyes wide shut - 1999 - S. Kubrick
Ovosodo - 1997 - C. Virzì
La prima cosa bella - 2010 - C. Virzì
Chiedimi se sono felice - 2000 - M. Venier
Hotel Rwanda - 2004 - T. George
Che l'argentino - 2008 - S. Soderbergh
Inside Man - 2006 - S. Lee
Questioni di cuore - 2009 - F. Archibugi
Febbre da cavallo - 1976 - Steno
Fantozzi - 1975 - Luciano Salce
Tutta la vita davanti - 2008 - C. Virzì
Happy family - 2010 - G. Salvatores
Il nemico alle porte - 2001 - J. J. Annaud
Magnolia - 1999 - P. T. Anderson
Tutto su mia madre - 1999 - P. Almodovar
La giusta distanza - 2007 - C. Mazzacurati
Parto col folle - 2010 - T. Philips
Il grande Gatsby - 2013 - B. Luhrmann
Harry ti presento Sally - 1989 - R. Reiner
Basta che funzioni - 2009 - W. Allen
The millionaire - 2008 - D.Boyle
Giulia non esce la sera - 2009 - G. Piccioni
La versione di Barney - 2010 - R. J. Lewis
7 Psicopatici - 2012 - M. McDonagh

 

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ULTRAS PER QUALCHE MESE

Post n°89 pubblicato il 02 Febbraio 2019 da leledimarco
 

In un bellissimo film di Bellocchio, un medico vede una paziente angosciata, ribelle, insofferente e le suggerisce:"Ma lei crede che il fascismo durerà in eterno?".

E questo è il tempo loro, bisogna farli cantare, non scandalizzarsi per ogni selfie o insulto. E' la classica luna di miele di qualsiasi governo, in cui si sprecano i sorrisi, le promesse, le sicurezze di politici inebriati dall'effimero successo. E l'esercito di lacchè e fedayn che oggi imperversano sui social e nei bar, pronti a difendere fino alla morte il loro "prono" condottiero, tra qualche mese svanirà, banalmente, naturalmente, come per ogni governo, anche di quelli buoni figuriamoci. E da bravi fedeli e pronti all'estremo sacrificio negheranno pure di aver mai militato in quelle legioni. O non ricordate i bagni di folla a Berlusconi in piazza, le nonnine urlanti e i commercianti eccitati che poi si tramutarono negli applausi finti messi in sottofondo audio o nei venti ragazzi con le bandiere pagati ad ogni occasione utile. E dunque noi non guardiamo il dito, ma volgiamo lo sguardo alla luna. Salvini non è altro che un Berlusconi del 2018, un mezzo Mussolini dei tempi moderni. E come loro, come Renzi, riderà sempre meno e molto in fretta. I giullari di corte che lo hanno preceduto nel 2001 o nel 2013, almeno avevano un progetto o qualcosa di simile, sbagliato o superficiale che fosse. Salvini e il burattino Di Maio nemmeno quello, solo slogan che bruciano molto in fretta: l'ultimo, il boom economico è durato forse una settimana, prima della certificazione della recessione. Sarà una luna di miele breve, giusto il tempo di rendersi conto che l'immigrazione (per fortuna) non cesserà, che il censimento dei Rom non avverrà, che il Tap si farà, che la scorta a Saviano rimarrà (per fortuna), che Autostrade continuerà a gestire il suo tesoro e che il reddito di cittadinanza spetterà a pochi, forse e non per molto.

E allora guardiamo ciò che ci deve interessare, la luna, ciò che deve costituire la nostra analisi, anche perché di 47 immigrati problema totale italiano è davvero sfiancante continuare a parlare. Erano i comunisti e i giudici il problema più grande italiano dieci anni fa, sono gli immigrati ora. Niente di più inutile. Ma qualcuno ricorda i programmi tv, i tg focalizzati, i giornali monotematici, da una parte o dell'altra, ma comunque bloccati per mesi a parlare del legittimo sospetto o di Ruby? Tra qualche anno saremo qui con gli stessi problemi non risolti perchè distratti a parlare della Sea Watch o della scorta di Saviano. Qui ci stanno rubando il futuro, la sanità, il lavoro e noi a commentare la colazione con la nutella del Ministro degli Interni...

Guardiamo la luna, cioè quella parte di italiani che, passano gli anni, le stagioni, le esperienze, ma puntualmente, ad ogni tornata elettorale, si lasciano incantare da un populista qualsivoglia, a suon di promesse e slogan. Certo, la storiella della maggioranza degli italiani deve finire, perché di 46 milioni di persone che avevano diritto al voto, il 73% ha votato e solo il 17% ha scelto la lega, cioè una minoranza di 5 milioni di persone, che oggi detiene il potere in un paese di oltre sessanta milioni di cittadini. Basta quindi anche tra noi a parlare della scelta di un fantomatico paese. La maggioranza è sempre quella invisibile che non vota e che sta certamente peggio della ricca maggioranza. No prima gli italiani, prima gli sfruttati, i poveri, i lavoratori, chi ha meno rispetto a chi ha più. E se è pur vero che il fascismo si esprime sempre come minoranza violenta che prende tutto lo spazio d'informazione sociale e politica, è pur vero che, da quest'altra parte, dobbiamo iniziare un po' a smontare questa litania di elogio a questo popolo italico che, per l'ennesima volta, tornerà in poco tempo ad estraniarsi, a criticare, a far finta di non aver votato questo miscuglio di incompetenti e/o furbi mestieranti che oggi guida questa nazione. Noi, che non ci siamo fatti incantare da nessun pifferaio magico, Renzi o Salvini che sia, torneremo tra qualche mese ad assistere al solito mistero tutto italiano: la scomparsa dell'elettore di governo. Dove sono quei milioni che votarono Berlusconi che avrebbe risolto tutti i loro problemi? Dove saranno quelli che credevano al reddito di cittadinanza, alla flat tax o all'epurazione dei migranti? Ricordate le minacce di Gasparri & Co. vent'anni fa? "Ora tocca a noi e adesso vedrete". Ecco abbiamo visto, quindi, mio caro vicino di autobus non mi ripetere nuovamente:"adesso vedrai con Salvini". Che palle. CHE. PALLE. 

Rimane qualche ultras, certo: oggi trovi il berlusconiano DOC che ti racconta ancora la storia del bunga bunga, ridendo ebete ed eccitato; il renziano ancora fresco di campagna militare, ma incapace della minima analisi del fallimento (sempre colpa altrui), ma anche gli immancabili balilla, reduci eterni, anche e quasi tutti ormai, di una guerra e una società che non hanno vissuto mai (ma questo non li giustifica comunque).

Quando questo paese capirà che non esistono formule magiche, che un boom economico non è possibile nemmeno nel paese più florido di questa Europa satura, che flussi migratori di miliardi di persone e decine di anni non li fermi oggi e tantomeno con la chiusura dei porti, allora forse potremo avere un politico che rischierà qualcosa in più del post su twitter o della ruspa fronte telecamera. E sia chiaro, per abbattere altri luoghi comuni e scorciatoie facili, tornare indietro, ai vecchi modi, al vecchio mondo, non è tantomeno una soluzione. Molti nel nostro paese hanno vissuto quel boom, quella rinascita, quella velocità e quella semplicità. Beati loro, ma ora riproporre le ricette di allora o volerci insegnare qualcosa sulla base di quella esperienza può essere interessante, ma molto poco utile. Siamo un paese piccolo in avanzata fase di saturazione, vecchio anagraficamente, burocraticamente gigante ed il mondo attorno a noi può praticamente entrare ed uscire quando vuole: economicamente, finanziariamente e umanamente, qualsiasi cosa si inventi qualsiasi politico. La velocità con cui quattro impiegati cinesi possono spostare miliardi di euro dal nostro paese a quello accanto, mettendoci in seria difficoltà, ci dovrebbe far distogliere l'attenzione da quei 4 migranti. E magari farci rendere conto che in quei paesi in forte sviluppo (Cina, India, etc), l'immigrazione è ben presente e ben sfruttata, oltre che spesso maltrattata (ma questo lo sappiamo fare benissimo). 

 
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SINISTRA E CATTOLICESIMO

Post n°88 pubblicato il 22 Luglio 2018 da leledimarco
 

Giorgia Meloni e il suo imprescindibile grafico, ci deliziano con il solito luogo comune dei comunisti con il Rolex che difendono gli immigrati e i radical chic che si permettono di giudicare il capo di Governo, ops, il ministro dell'interno Salvini, che lascia morire in mare bambini, donne e uomini innocenti. Ragionamento semplice, pronto per qualsiasi social, superficialità massima, provocazione immancabile e slogan impacchettato per i propri sostenitori (altrettanto superficiali). Un'evoluzione dettata dai tempi del vecchio slogan "sono rifugiati ed hanno pure il telefonino!".

Fin qui, nulla di nuovo, sloganistica alla Salvini, macchina del fango alla "Il Giornale" e via. Ciò che resta anomalo e misterioso è l'interminabile elenco di normodotati di sinistra che cascano al giochetto e subito si scagliano contro la provocatrice, cascando nel tranello e nella provocazione. "Il mio ISEE è di 12.000 euro, tu guadagni 100.000 euro l'anno!". "Io guadagno 1.200 euro al mese, non sono radical chic!". "Tu hai il rolex non io!". Insomma una gran corsa a dimostrare la propria povertà per poter partecipare al gioco le cui regole le scrive la Meloni o il Salvini di turno. E le regole sono le seguenti. Per parlare di immigrazione o per disprezzare questi quattro politicanti che lasciano morire bambini per propaganda elettorale, devi esser povero. Altrimenti sei ricco ed "è facile pontificare con l'attico a New York!". 

Ora, questi provocatori sanno benissimo che nessun testo di Marx, Lenin o Berlinguer parla di povertà come condizione per essere di sinistra. Loro lo sanno, noi meno. C'è una grossa confusione su cui i fascistelli giocano facile: quella tra cristianesimo e socialismo. Esser di sinistra non obbliga e non implica l'esser poveri ma, al limite, a lottare per la loro/nostra emancipazione e il loro/nostro riscatto. Anzi. Una persona ricca, affermata o benestante è ancora più coraggiosa e lodevole quando sostiene le forze politiche che sono contro lo status quo, per quel cambiamento stesso che rischia di sfavorirlo. Il credo religioso, quello cattolico in particolare, invece, invita, spinge e quasi obbliga allo spogliarsi dei beni materiali a favore dei più poveri. Il risultato poi vuole che i poveri restino poveri (non si lotta per il loro riscatto, ma si punta solo all'alleviamento delle loro pene) e che le gerarchie cattoliche siano incomprensibilmente ricche, ma questa è un'altra storia. Una sterile elemosina è l'unico strumento con il quale dimostrare compassione per il prossimo più sfortunato e guadagnarsi rispetto e credito. 

Chi scrive non possiede nè un Rolex, nè un attico a New York, ma se mai divenisse ricco non si sentirebbe nè sporco, nè destrorso. Si è sporchi se i soldi che si guadagnano sono immeritati o illeciti. Si è destrorsi se si lotta affinchè nulla cambi, per preservare i propri privilegi. Si è scemi se non ci si gode la vita e ci si limita ad un'accumulazione sterile di risparmi. Se domani potessi comprare un Rolex con i frutti dei miei sacrifici, ciò non mi renderebbe insensibile a tragedie umane o muto di fronte all'uomo forte che se la prende solo con i più deboli. 

Emanuele Di Marco
@pensanoncredere
blog.libero.it/leledimarco

 
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IENE O SCIACALLI?

Post n°87 pubblicato il 30 Marzo 2018 da leledimarco
 

Le chiamano inchieste, si spacciano per giornalisti e si travestono prendendo spunto dal bel film di Tarantino in cui, le Iene, non fanno niente, ma proprio niente di bello, etico o imitabile. Firmano grandi inchieste del genere: "La dieta vegana combatte il cancro?" - "C'è correlazione tra vaccini e autismo?" - "Il metodo Stamina funziona?". Non disdegnano qualche marchetta alla destra nostrana con servizi addirittura in Venezuela, dove l'inviata-ricca-modella ci spiega che il socialismo dei poveri è brutto e il golpe dei ricchi di destra bello e giusto. Ammettono senza problemi di diffondere fake news, come il caso "blue whale russo" dove l'autore riconosce, qualche giorno dopo e su qualche riga di qualche sito sconosciuto, che effettivamente, i video dei ragazzi suicidi russi non erano tutti provenienti dalla Russia, anzi, e che non sempre si suicidavano "per gioco", anzi. Come dire quindi che non esiste alcun caso o che, almeno, non sono in grado di documentarlo. Ma, in fondo, tutti i servizi delle Iene non vogliono documentare, ma solo fare un prodotto televisivo capace di fare audience, con scarso interesse ad informare o conoscere la verità.

Da mesi e mesi flagellano la pazienza, l'intelligenza e le parti intime degli ascoltatori (almeno di quelli provvisti dei tre elementi citati), riproponendo l'ennesima "nuova rivelazione" sul caso David Rossi - Monte dei Paschi di Siena. L'ennesima "eclatante novità", l'ennessima "gola profonda". 
Aveva iniziato l'affidabile Report ormai anni e anni fa, con servizi giornalistici basati su "indiscrezioni" e "rivelazioni". Testimoni sempre con voce criptata, identità sconosciuta e immagine camuffata. Così affidabili che in tribunale non si vedono mai e che, raramente, hanno il minimo seguito in qualsiasi fase delle indagini. Il tutto accompagnato dalle voci della "gente comune" che ormai è diventata l'opinionista immancabile e incontestabile, anche quando totalmente estranea alla materia ed ai fatti. Come non ricordare la rappresentante della cooperativa di turno che si lamentava di non aver più ricevuto soldi dalla banca, senza minimamente indagare il perché (e dopo aver fatto tutto un servizio lamentando che il Monte Paschi aveva lautamente foraggiato tutta la provincia di Siena con soldi facili).  

Il povero David Rossi, unica vera vittima di questo caso, non giornalistico, ma privato e doloroso, è periodicamente oggetto di vilipendio da questi pseudo-giornalisti. Con pseudo-inchieste, lanciano i loro servizi senza fonti, senza etica e senza pudore, utilizzando il bancario per attirare l'attenzione salvo poi subito passare a pettegolezzi e particolari da rivista scandalistica, quasi per nulla collegati a lui. Ora siamo giunti ai festini omosessuali. 
La famiglia e la figlia, che alle Iene si sono rivolte, saranno, ahimè, le prime vittime di questo rovistare nel pattume. Nel tentativo, pur sacrosanto, di sapere cosa è successo al loro caro, si sono ritrovate servizi con il loro cognome in bella evidenza, che di tutto parlano tranne che del loro congiunto. Rossi diviene uno "sponsor" ai soliti servizi delle Iene, tutti droga, prostituzione e finti scandali. Ben sapendo che il loro target è prevalentemente formato da adolescenti, i "novelli" inquisitori, armati di telecamera falsamente nascosta, sollazzano spesso gli ormoni dei ragazzi con storie di scambisti, di sesso e droga facile. Fanno i libertini, ma con certi servizi sono di un moralismo degno di novantenni. Il tutto, ovviamente, senza aver la benché minima intenzione di descrivere il fenomeno indagato, ma con il solo obiettivo di aumentare l'audience per il tramite dell'onanismo da camera che il target di riferimento apprezza abbondantemente. 

Qualche mese fa abbiamo così ricevuto le "cocenti rivelazioni" dell'ex sindaco di Siena il quale, udite udite, racconta di festini con droga e prostitute, tenuti in Toscana, con partecipazioni di esponenti della banca, della politica e della magistratura. Per la miseria! Cose incredibili e che succedono solo ed esclusivamente in Toscana! Nomi? indizi? Manco a dirlo, niente. Non si sa quale collegamento possa avere questa notizia con la morte del Rossi, se non vago e fantasioso. La sceneggiata con la quale alla fine l'ex sindaco si alza e finge scandalizzato di essersi reso conto della telecamera nascosta è degna di un cinepanettone. Come se un politico di quel livello facesse rivelazioni del genere al primo sbarbatello col microfono che gli capita, sulla base della promessa che non accenderà la telecamera. Anche il mio gatto sa che quella tecnica è vecchissima e volta solo a togliersi ogni responsabilità sulle dichiarazioni rilasciate, che, a quel punto, non sono "ufficiali", ma "private" e, di conseguenza, non punibili. Fossi un giornalista delle Iene, anzi, evitiamo la contraddizione, fossi un giornalista, mi domanderei piuttosto perché Piccini faccia certe dichiarazioni in tv, ben conoscendo l'inconsistenza delle prove a supporto, che messaggio voglia lanciare e a chi in particolare. Ma questo, certo, è complesso, giornalistico e non fa audience.
Il servizio poi continuava tacciando di omertà qualsiasi persona che non voleva fare dichiarazioni alle Iene, come se fossero autorità alle quali DOVER rispondere. Sarebbe "omertoso" anche chi, per motivi giuridici, non possa per legge rilasciare dichiarazioni in merito, pena una sanzione civile e penale, come in qualsiasi indagine giuridica ancora in corso. Non parli con noi? Sei omertoso, tutta la città è omertosa: Siena diventa Corleone. Un giornalista si potrebbe chiedere perché Mediaset abbia tutto questo rancore contro Siena, roccaforte di sinistra...

In questo inizio primavera la nuova "talpa" che finalmente risolverà il caso è un presunto gigolò che avrebbe partecipato a quei festini, il quale ha sentito "l'esigenza" di scrivere alle Iene, piuttosto che alla magistratura, perchè dopo tanti anni "non ce la faceva più" a sopportare il fardello di una tale responsabilità (!). Prontamente riproposto tutto il servizio sin dall'inizio, la Iena di turno corre dall'autoproclamatosi test giudiziario e, prendendo per buone tutte le sue dichiarazioni, senza minimamente verificare chi sia o quale interesse possa avere a parlare di un caso del genere, gli punta il microfono e ci illumina sul caso. Ah, sia ben chiaro, Rossi non partecipava e non si sa quale collegamento ci sia con lui, sebbene il suo nome sia onnipresente in alto sullo schermo e siano state nuovamente riproposte le immagini scabrose della morte.
Nel bel mezzo dei pettegolezzi e dei dettagli sessuali, il "giornalista" sostiene che il testimone (maschio) si prostituisce con uomini da quando aveva diciotto anni, per motivi economici anche se non è omosessuale. Tre contraddizioni in una frase. Come se chiunque avesse problemi economici fosse "costretto" a prostituirsi e come se andare a letto con uomini non significhi essere omosessuale. 

Su sienanews.it una giornalista, finalmente una, Katiuscia Vaselli, giustamente scrive:"...tutta una serie di nomi importanti e altisonanti avrebbe partecipato a cene e feste con notti brave a base di sesso [...] E quindi? Mi chiedo, non da giornalista ma da semplice cittadina senese colpita da tanto livore nei confronti della città, dove sarebbe la notizia? Dove l’ipotesi di reato? Siena è una città come le altre, dove ci sono classi di potere come in ogni altro luogo del mondo e proprio come nel resto del mondo il potere, si sa, viene espresso anche con eccessi e ostentazioni [...] perché dare un giudizio su qualcosa che – si evince bene dal servizio – non trova un legame con il caso di David Rossi se non facendo una forzatura enorme, cinematografica che potrebbe rimandare ai ricatti?". 
Il tutto con l'intenzione, nemmeno troppo velata, di descrivere Rossi come colui che ricattava i presunti partecipanti a certi festini e per questo "suicidato" a cura dei ricattati. Ipotesi che conduce sì all'erezione del complottista di turno, ma molto lontano dalla verità e lontanissimo dagli interessi e dal rispetto della famiglia del Rossi, tradita e insultata da siffatti ritratti del caro scomparso. Il buonsenso basterebbe, senza deontologia ed esperienza giornalistica, per capire che un manager bancario del livello del Rossi, ben inserito e ben lanciato nel mondo lavorativo, non avrebbe nessun interesse a lucrare qualche migliaia di euro ricattando colleghi o autorità. Senza considerare che il Rossi non ha avuto mai responsabilità sui dissesti della banca e si sarebbe facilmente riciclato in qualche altro impiego bancario milionario in caso di malaparata senese. 

Concludo con le parole della brava giornalista:"...forse per noi che facciamo ogni giorno questo lavoro è arrivato il momento di ritrovare un’etica dell’informazione, perché è tra i nostri primi doveri. La ricerca spasmodica di scandalo e pettegolezzo deve appartenere a comari da mercato e a chi di questo lavoro non ha un’idea di passione e sacrificio [...] Per chi scrive, si tratta piuttosto di una precisa mossa politica indirizzata a screditare ancora di più questa città [..,] Siena non è l’inferno e non ci sono solo incapaci e delinquenti come si vuole, forse per vendetta, far credere. Piuttosto se si cerca la verità per David si continui a cercarla con serietà e non col pettegolezzo. I morti vanno lasciati in pace, se ne rispetti la memoria.".

 
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RICETTA PER UN FEMMINICIDIO

Post n°86 pubblicato il 26 Marzo 2018 da leledimarco
 

Ingredienti per 18 persone (uccise da inizio anno):

INDIFFERENZA qualche milione di persone
CONDANNA LATENTE DELLA LIBERTA' FEMMINILE q.b.
IGNORANZA meno di quanto si pensa
NEGLIGENZA da non dimenticare
GIUDIZIO MORALE in abbondanza
FINALE CRUENTO ingrediente base
ABBANDONO necessario
INVERSIONE VITTIMA - CARNEFICE consigliata
RAPTUS il finto ingrediente segreto

Nell'epoca in cui le inchieste lunghe e complesse sono sostituite dai TG 60 secondi; nell'epoca in cui tutti leggono i titoli, ma nessuno l'articolo; nell'epoca in cui è l'Iphone a scegliere gli articoli più importanti per noi; nell'epoca in cui le fonti sono valide perché prese da un post di facebook; un femminicidio viene narrato solo nella sua parte finale, quella cruenta, quella che fa audience, quella da pettegolezzo. Il resto a chi interessa? Noioso, lungo, difficile da leggere, poco televisivo. Chi d'altronde avrebbe interesse a capire le dinamiche che conducono ad un esito quasi sempre prevedibile e scontato? Meglio raccontare l'evento cruento e spettacolare finale, che crea molto più appeal e fa "notizia". E poi che giallo sarebbe un femminicidio “lento”, quello in cui la vittima denuncia e viene ignorata per anni, quello in cui il colpevole da tutti, ma proprio tutti, gli indizi per far capire che è gravemente malato e prima o poi ucciderà? Meglio ignorare tutto e cadere dalle nuvole (giornalisti, vicini, autorità, preti e commentatori televisivi).

Creato il contesto, quindi, iniziamo con il nostro primo ingrediente: il raptus. Non può mancare in un femminicidio che si rispetti. Anche in quelli in cui è proprio assurdo metterlo, magari quello di Cisterna di Latina, in cui il malato mentale omicida prepara lettere, testamenti, destina somme all'amante, organizza l'agguato e tiene in scacco le forze dell'ordine per ore. Fredda lucidità razionale e calcolatrice. Iniziate a preparare il piatto dicendo sempre che è stato un raptus. A chi piacerebbe una storia di banale malattia mentale, che negli anni si aggrava e agisce indisturbata nell'indifferenza della comunità? No, no, meglio dire sempre: “inspiegabile”, “incomprensibile”, “improvviso”.

Siamo così giunti al primo stadio della ricetta che chiameremo IGNORANZA. L'avremo, difatti, ben foraggiata, con termini che confondono e non stimolano alcuna ricerca sulle cause, facendo invece pornografia con dettagli splatter dell'omicidio, che nulla smuovono nel pensiero di chi ascolta. Per fare un parallelo, potremmo paragonare il circo mediatico che si forma nel luogo del delitto ed assetato di particolari scabrosi ad una fiction come “Gomorra”. Nulla si intuisce sulla tragedia interna di quei boss tanto idealizzati, anzi viene tutto banalizzato, senza mai narrare il dramma di essere diventati così violenti (malati) e di condurre una vita nel costante terrore di esser presi dallo Stato o dal nemico (magari rinchiusi in un bunker d’oro, ma che sempre bunker rimane). Il boss viene dipinto forte e di successo, al limite dalla parte sbagliata (forse), ma sano come tutti gli altri. Nella serie, il protagonista uccide la moglie, madre di sua figlia, dopo una cena assieme, senza problemi, come scelta razionale. Poi sì sta male, sente dolore, ma non viene mai descritto come malato, disturbato o semplicemente con qualche problema. Cattivo, ma non malato. Come nella fiction, allora Voi raccogliete i dettagli dell’arma, della modalità dell’assalto, ma mai fate capire come sia gravemente disturbata quella persona, altrimenti rischierete che qualcuno pensi addirittura di curare questi soggetti patologici e perderemmo lo “chef” della nostra ricetta. Diffidate, diffidate sempre, dalle ricette che parlano di malattia mentale. Non inseritela mai nella vostra preparazione! Negate, negate fino alla morte che ci sia malattia mentale nella ricetta.

Passiamo ad un altro ingrediente che non può mancare: l'indifferenza. Nessun buon femminicidio riesce senza indifferenza. La brava massaia non dovrà mai dire che i segni di malattia del perfetto femminicida erano evidenti a tutti coloro che lo conoscevano. "Era una bravissima persona", si magari un pò manesco, ma chi non ha mai avuto "uno scatto d'ira"? Descrivete quanto accaduto sempre anteponendo le parole: “nell’impeto” o “nella foga”. L'indifferenza è la prima coltellata, il primo colpo di pistola per la vittima che, quando racconta il fatto alle persone vicine, si vede sminuita la tesi. Perché una cultura millenaria di sottomissione della donna non la cancelli con quattro diritti conquistati a lacrime e sangue e attaccati facilmente da quattro parlamentari stipendiati dal Vaticano. Non dimenticate, per non far capire l'ingrediente, di fingere di interessarsi al caso. Suggerite di scappare alla vittima, lasciando tutto, lavoro, amici, relazioni sociali e possibilità economiche. Vedrete che sarà più restia di prima a ribellarsi. Se non desiste, proponete l'alloggio in un centro antiviolenza (a vita, s'intende!) come soluzione infallibile. Non fatevi scrupolo a chiamare qualsiasi centro per conto della vittima, farete bella figura e vedrete che nessuno si interesserà del caso, perché "deve essere la vittima a rivolgersi direttamente". Se ancora non basta, ditegli che in fondo i soldi non fanno la felicità e potrà certamente rifarsi una vita, sola, dall'altra parte dell'Italia, senza soldi e senza lavoro (e con minori a carico, magari). A questo punto l'indifferenza sarà ben cotta e si potrà procedere. In tutti i procedimenti ricordate sempre di bilanciare le colpe tra vittima e carnefice, mettendo sullo stesso piano, ad esempio, un difetto ed uno schiaffo, una colpa ed una violenza: “si, ti ha picchiato, ma anche tu a volte sei insopportabile!”. Ricordate: sullo stesso piano.

Se la vittima sacrificale avrà addirittura l'arroganza di rivolgersi alle forze dell'ordine, beh allora si rischia di bruciare il piatto! Condite subito il tutto con i due ingredienti "stabilizzatori": una gran dose di negligenza e abbondante giudizio morale. Negligenza. Fate una legge sullo stalking, di facciata, senza alcun effetto pratico, mandate in TV rappresentanti delle forze dell'ordine a pubblicizzare la loro "attenzione" costante e crescente al caso (che non trova riscontro nella diminuzione del reato) ed enunciate termini a caso che facciano intuire basilari studi psicologici anche tra i rappresentanti delle autorità. Vi troverete quindi con la vittima (che si ostina a volersi salvare) che vorrebbe denunciare, ma spesso gli si consiglia di non farlo, magari per il "bene dei figli" (o, meglio detto, per il bene dell'immagine ipocrita di famiglia santa e unita che piace tanto). Se denuncia e si ostina a non voler morire dignitosamente, saranno le formidabili e tempestive indagini a salvare la ricetta. Dopo tre giorni, infatti, la denuncia sarà notificata allo stalker, che verrà anche interrogato in merito, e vedrete che sicuramente la prenderà benissimo, equilibrato com’è e ci penserà lui a finire il lavoro ed impiattare. Ma potrebbe pur capitare che lo stalker non sia abbastanza virile o malato e quindi dovrete aumentare la sua onnipotenza tramite incontri a due presso il commissariato di turno nel tentativo vano e deleterio di "trovare una mediazione", il cui risultato sarà solo far capire alla prossima vittima che denunciare non serve a nulla se non a esacerbare la malattia del violento (tramite l'aumento della sua onnipotenza, quando si vede impunibile). Ora prendete gli scarti di lavorazione e archiviate tutto, la querela, la denuncia o quel che ostacoli il buon proseguimento del femminicidio. In fondo, può la vittima dimostrare di essere stata oggetto di violenza? Dove sono i testimoni? Si è recata in ospedale a farsi medicare la ferita dello schiaffo o del calcio ed è rimasta ricoverata almeno due giorni? Può mostrare inequivocabili ferite di schiaffi o strattoni a terra? 
Ma anche se lo squilibrato fosse tanto fesso da lasciar segni, qualcuno può giurare di averlo visto durante la violenza? Qualcuno testimonierà l'avvenuto? D'altronde la maggior parte delle violenze avviene in pubblica piazza, davanti a testimoni e telecamere, o no? Sono tutte fandonie e si potrebbe anche presupporre una diffamazione! Ma non anticipiamo l'ingrediente finale, l'inversione delle responsabilità.

A questo punto il piatto è quasi pronto, il collante si sa è la condanna latente della libertà femminile, ingrediente base. Perché in fondo, a questa povera disgraziata, l'ha costretta qualcuno a lasciare il suo uomo? Era obbligata? Ha voluto la libertà? Ed ora se ne prenda le responsabilità! In fondo lui sarebbe stato disponibile a continuare la relazione, anche se contornata da tradimenti più o meno reciproci, liti furibonde e problemi sui minori. Una donna deve sopportare, se oggi le relazioni non funzionano più è proprio perché non si subisce in silenzio e si sogna per se e per i propri figli un futuro migliore, una relazione sana. Se la prostituzione esiste da 3000 anni chi è la signorina per opporsi al legittimo proprietario, scusate, al legittimo marito che ogni tanto si "sfoga"? Si fa un mazzo tanto a lavoro, avrà il diritto di spendere i suoi soldi come meglio crede? Quello non è tradimento. La famiglia è il bene supremo, non l'individuo, venga meno l'egoismo personale.

Vi stupirete di come sarà facile ottenere consenso in una cultura retriva e misogina come la nostra! Senza troppi sforzi avrete ottenuto il giudizio morale, che peserà sulla vittima come un macigno, facendola sentire in colpa e complicando ancor di più la sua scelta. Come spiegare in altra maniera le centinaia di querele che poi finiscono nel dimenticatoio (quando non in un omicidio)? Tutte isteriche che denunciano fandonie e poi rinsaviscono? Tutti mariti che ricevuta la denuncia guariscono? E come spiegare che la quasi totalità delle donne uccise aveva già denunciato più e più volte e poi lasciato perdere o ritrattato?

La ricetta è quasi pronta, avete finalmente ottenuto un buon composto: l'inversione della vittima con il carnefice. Siamo alla fine, allo sfregio finale. Chi ha abbandonato? Che effetti avrà sui minori la rottura del sacro vincolo coniugale? Chi amava di più dei due? E dunque di chi è la colpa? Farcite bene l'inversione delle responsabilità con l'abbandono, non dimenticatelo. L'abbandono che soffre lo stalker, vi permetterà di far diventare il carnefice vittima e quando giungerete a fine pasto (all'omicidio per intenderci), tutti un po’ sodalizzeremo con l'abbandonato, perché soffriva, perché in fondo "amava troppo". I termini, mi raccomando i termini, sono importantissimi. Ripetete all’infinito: “non ha accettato la fine della relazione”. Come se ci fosse una proposta da accettare quando un partner ti dice che la storia è finita: “Accetti la fine della vostra storia?” - "Ci penso, in caso ti ammazzo". Date il giusto peso ai termini perché poi, se esiste la possibilità di accettare o meno la scelta della donna, di conseguenza viene la possibilità di decidere se quella scelta è giusta o sbagliata, accettabile o sanzionabile.

Togliete dal fuoco, guarnite, impiattate e servite a tavola. E poi aspettate. Aspettate qualche settimana, qualche mese. Anzi aspettate 60 ore e un altro femminicidio sarà consumato (una ogni sessanta ore da inizio anno). Il piatto forte di una società in cui calano gli omicidi ed aumentano i femminicidi. In cui i malati mentali sono gestiti in commissariato anziché in ambulatorio. In cui le vittime devono giustificarsi e i colpevoli sono giustificati. L’unico giallo in cui il detective comunica subito a tutti i protagonisti chi sarà l’omicida e chi la vittima e tutti assieme attenderanno noiosamente l’epilogo di una storia nota per poi precipitarsi, allarmarsi e riempirsi voracemente di dettagli un minuto dopo l’inevitabile, evitabile.

Il buon senso e la semplicità ci possono aiutare. Un soggetto che chiama il partner centinaia di volte al giorno, magari senza alcuna risposta, è una persona malata. Una persona che pedina costantemente il partner, che picchia o violenta è sempre malata. Se una persona "non accetta" la fine della relazione e fantastica "provvedimenti" forse è il caso che si rivolga ad uno specialista e non alle "autorità". O, al limite, che le autorità lo conducano da uno specialista, piuttosto che in un commissariato. Perchè le storie di questi malati mentali sono tutte uguali e benchè essi si sentano incompresi, unici, incredibilmente disgraziati, alla fine fanno tutti le stesse paranoiche mosse che la nostra società ignora annoiata, restando in attesa dell'evento pulp che riempirà il pomeriggio di qualche vecchino sintonizzato sul rotocalco televisivo ingordo di notizie shock.

 
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DIO CAPITALISMO

Post n°85 pubblicato il 23 Marzo 2018 da leledimarco
 

Ci raccontano che è l’economia e l’accumulazione della ricchezza a risolvere i problemi politici, culturali e sociali. Partendo dal loro assunto, indiscutibile, nasce il problema di come migliorare quell’economia. Quindi ci insegnano all’università, nei media, nella politica, gli strumenti della razionalità matematica e della filosofia economica per risolvere quel problema. La soluzione al problema che ne può scaturire, date quelle ipotesi di partenza, è la loro e non ha alternative. Diventa scienza, dogma, inevitabilità. La conseguenza è che anche quella parte politica e sociale che dovrebbe puntare e condurre al progresso e al benessere (umano) si incarta su stessa, cercando soluzioni alternative, più soft, ma con gli stessi risultati visto che è la traccia del problema che è sbagliata, l’assunto da cui parte, le ipotesi alla base. E noi non ne discutiamo, è tutto assodato, diamo il valore di scienza a qualcosa che scienza non è. Perché nelle università questo ci hanno insegnato: se posso risparmiare 3 euro l’ora spostando l’azienda in Serbia, la sposto, ignorando completamente le conseguenze sulle persone e sulla società. E per quale fine lo farò? Per guadagnare di più. Il fine è accumulare più soldi, senza saper nemmeno cosa farci, se non il benessere stesso delle persone. Spesso quei soldi finiscono agli azionisti, al mercato e, di conseguenza, distruggiamo intere famiglie per dare soldi a… una miriade di investitori privati o più spesso società che a loro volta, se raggiungeranno guadagni, li polverizzeranno a loro volta. Nessuno ne guadagnerà, né i lavoratori della prima azienda, né quelli della società che investe. Ci guadagnerà il mercato e pochissimi soggetti, già ultraricchi, che di quel guadagno non ci faranno nulla di buono per la comunità o nulla proprio in generale. Successivamente, quella parte politica-sociale raggiungerà accordi per evitare la delocalizzazione: diminuendo lo stipendio alle persone o aumentando il lavoro. Una soluzione razionale ad un problema errato.

Da anni inseriamo nel calcolo del prodotto interno lordo il consumo di droga, di armi e lo sfruttamento della prostituzione. Cioè, in altri termini, se tra un anno e l’altro la nostra popolazione si droga maggiormente o spende più soldi per violentare un suo simile, al telegiornale annunceranno il miglioramento della nostra situazione economica e chi governa esulterà, senza stare a guardare più di tanto il come e il perché. E quale interesse potrà avere un governo a limitare questi illeciti poi?E’ la traccia, è l’assunto che sono errati, disumani. E’ semplicemente illogico continuare a cercare alternative per aumentare quel PIL, piuttosto eliminiamo il problema e chiariamo che l’obiettivo di una politica deve essere il limitare droga e prostituzione fregandosene se il PIL aumenta o diminuisce. Perché il PIL non misura il nostro benessere, che dovrebbe essere l’obiettivo finale di una politica.

Nei primi anni del '900 i fascismi e le dittature furono lo strumento per bloccare l'emancipazione delle masse povere che si stava attuando attraverso il socialismo. Nel dopoguerra fu lo sviluppo economico diffuso al ceto medio a tenere calma la popolazione più disagiata, nella speranza di un domani migliore. Dopo il ’68, raggiunto quel benessere materiale, ci si rese conto che l’uomo non ha solo bisogni, che non gli basta la macchina per muoversi e la lavatrice in casa. Fu dunque il turno della teoria economica e dei suoi sostenitori, i quali scendono in campo per convincerci e indottrinarci sul bene umano come consumo di beni materiali, al crescere del consumo, le persone vivrebbero meglio. E la teoria economica trovò applicazione nella Thatcher, in Reagan e… in Pinochet. Il capitalismo, con la teoria economica, si eleva ad antropologia: l’uomo non è più studiato solo nei suoi comportamenti economici, ma si cerca di dare un senso razionale ed economico anche ai comportamenti fuori dal mercato, fuori dal calcolo di convenienza. Si descrive un uomo naturalmente cattivo, animalesco, che partecipa ad una lotta di sopravvivenza per accaparrarsi risorse scarse, popolo contro popolo, razza contro razza, religione contro religione, proprio come le bestie, il cui unico obiettivo è solo mangiare e difendere il proprio territorio. E questo lo dimostrano poi con strumenti matematici e razionali, attraverso modelli che anno dopo anno non trovano riscontro nella realtà, proprio perché, fortunatamente, gli uomini non sono come li descrivono. Ma nonostante questo restano verità assolutamente, incontrovertibili, alle quali piegare le azioni politiche e sociali delle popolazioni. Come potrebbe spiegare quella teoria le nazioni ricchissime che scontano tassi di suicidio altissimi? L’uomo non prende decisioni razionali, soprattutto quando non si tratta di questioni economiche; difficilmente il massimo profitto è l’obiettivo delle scelte umane, eppure le politiche di tutto il mondo occidentali si basano e sono volte a quell’essere umano inventato. Nel mezzo, la Chiesa Cattolica è stata la più lucida nell'attraversare trionfalmente ogni cambiamento politico e sociale, con il target ben preciso della ricchezza materiale e il controllo spirituale delle persone, passando da una fazione all'altra, purché redditizia. La sua visione di uomo naturalmente peccatore sin dalla nascita si sposa in pieno con quell’uomo razionale che, in Terra, pensa solo alla sopravvivenza, in attesa di una ricompensa in cielo (speriamo maggiore dell’otto per mille pagato ogni anno).

Nella storia il compito del progresso, del cambiamento, dell'aumento del benessere umano spetta alla sinistra. Quando questa continua a cercare una risposta ad un problema “truccato”, non può far altro che dare risposte razionali, parziali e fallimentari. Parlando quella lingua può solo confondere le persone sulle differenze rispetto all'altra fazione. Sembrerà banale, ma difficilmente qualcuno credeva che le politiche economiche o sociali della Democrazia Cristiana fossero uguali a quelle del Partito Comunista. Poi si poteva sostenere la bontà dell’una o dell’altra, ma mai come in quest’epoca c’è un’omologazione di pensiero che ci porta a pensare che non esistano una destra ed una sinistra (tutto a favore di chi ci racconta che però esiste una terza via senza colore politico). E’ quello che ha fatto Renzi con la sua squadra, al quale non riconoscerei nemmeno l’appartenenza alla “ditta”, se non fosse altro che quelle politiche sono proprio l’espressione di questo annaspare nella ricerca di soluzioni giuste per problemi sbagliati. Tentativi goffi di aumentare il PIL, di diminuire un debito impagabile o un indice di disoccupazione attraverso manipolazioni tecniche. E la conseguenza non può essere altro che un disoccupato stremato e deluso il quale, avendo lavorato due ore in una settimana, viene considerato occupato e cittadino di un paese in ripresa in cui non c’è più disoccupazione. L’esponente di pseudo-sinistra esultante nella poltrona di Porta a Porta, non riuscirà poi a spiegarsi come mai quel cittadino, quei cittadini, non abbiano nemmeno votato (o votato altrove). Stare sul territorio non significa fare riunione fiume nei circoli, far sfogare i militanti sui “problemi reali del paese” o aggiustare il marciapiede alla vecchina. Lasciamolo fare alle destre, noi pensiamo al benessere umano, a dare sì un lavoro ed un reddito a quel cittadino, ma soprattutto a quantificare il suo benessere con valori umani: la qualità dei rapporti umani, la sanità mentale, la quantità delle relazioni, l’offerta di beni sociali, non materiali e GRATUITI. Non dobbiamo continuare a chiederci se ci siamo persi il rapporto con il territorio, se è la paura dell'immigrazione o il reddito di cittadinanza il problema. Non dobbiamo dare 80 euro, ma difendere le donne vittime di femminicidio. Non dobbiamo esultare se aumenta il PIL, ma se diminuisce la prostituzione. Non dobbiamo rispettare il fiscal compact, ma allearci con gli altri “Stati vittima” per ribaltare questo potere IDEOLOGICO di teorie economiche che si sono tradotte nelle politiche europee. Non dobbiamo pagare la Libia per torturare i migranti e scoraggiarli a viaggiare, ma far capire a tutti che è una guerra fra poveri, che il nemico è sopra, non sotto. Qualunque vecchina diventata razzista grazie a rete 4 (pur non avendo mai conosciuto nessun straniero, nemmeno un connazionale della provincia accanto) passerà dalla parte giusta se coinvolta in progetti di solidarietà o collaborazione: a contatto con le tragedie umane la natura umana emerge. Qualunque analfabeta funzionale di trent’anni non voterà più Forza Nuova, se potrà fare una sola esperienza su una nave di un ONG, disarmato del suo Iphone 8. Invece noi a quei salotti di Rete4 ci siamo andati ed abbiamo fatto inchieste sulle ONG per farci vedere anche noi autoritari e presenti.

Pensiamo ad un futuro prossimo, come solo le forze progressiste, per definizione, possono fare. I nostri figli vivranno in un mondo in cui il lavoro sarà svolto in prevalenza dalle macchine e il lavoro, i posti di lavoro, diminuiranno in maniera non compensabile. Vivranno in un mondo senza lavoro, in cui saranno costretti, per fortuna loro, a dedicarsi alle relazioni umane e alle realizzazioni personali. Tale conversione storica, una sorta di nuova rivoluzione industriale al contrario, passerà inevitabilmente attraverso una redistribuzioni dei redditi che permetta di vivere serenamente in scenari di lavoro sempre più raro. Ma sappiamo altrettanto bene che in ogni epoca alle forze progressiste si contrappongo le forze di destra, che lotteranno per mantenere quello status quo che il progresso spazza via. Quei pochi ricchissimi hanno il potere e non esiteranno a bloccare il processo inevitabile di emancipazione dell’umanità attraverso i soliti strumenti che hanno utilizzato nella storia: guerre, inquisizioni, dittature e tutto quanto utile ad evitare un’umanità più egualitaria.

L’uomo è naturalmente umano, sano e sociale. Il “nemico” ha capito come renderlo disumano, malato e chiuso: noi sappiamo riportarlo alla sua “nascita”? Se non abbiamo una teoria umana valida, se crediamo ancora alle favole cattoliche sulla natura dell’uomo, se non sappiamo cosa e quali siano le esigenze dell'uomo, continueremo a cercare una "nostra" risposta ad un indovinello senza soluzione che il cattivo maestro di nome Capitalismo o Cattolicesimo si diverte a sottoporci. Riprendiamoci l’egemonia culturale, nutriamo quelle esigenze specificatamente umane, che nessuna moneta, nessun potere razionale potrà mai barattare per sottomettere nuovamente la maggioranza ai voleri della minoranza.

 
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