Tana del Leprecano

Il Codice Da Vinci e l'Opus Dei


L’Opus Dei ha chiesto alla Sony di far precedere le proiezioni del film tratto dal best seller di Dan Brown Il Codice Da Vinci una dicitura che chiarisca che il film non parla di fatti reali e che ogni coincidenza con la Storia sia da ritenere puramente casuale. Credo che la Sony farebbe bene ad ascoltare la potente consorteria cattolica. È sempre una buona cosa preservare la verità storica e tenere separati i fatti accertati da ipotesi romanzesche, illazioni e favole. Infatti perché mai dovremmo correre il rischio che qualche credulone si beva le baggianate di Brown e del Codice, quando la verità è davanti agli occhi di tutti: un tizio è nato da una vergine, ha fatto miracoli in serie? È stato crocifisso. Dopo alcuni giorni è risorto. Ha ragione l’Opus Dei, meglio ristabilire la certezza storica ed evitare che duemila anni di santi che ridono a crepapelle nel bel mezzo di supplizi splatter, occhi e seni strappati, graticole e olio bollente, mani perforate, diti nella piaga, pastorelli visionari, segreti di fatima sussurrati a papi polacchi colpiti da meteoriti, estasi mistiche, guerre di religione, cadaveri che risalgono dalla tomba vengano confusi con un filmetto di Ron “Richie Cunningham” Howard. Solo Romero sarebbe in grado di raccontare questa storia di morti viventi. Magari con la consulenza del noto teologo Bernardo Provenzano, che aveva nel suo rifugio una mezza dozzina di bibbie. p.s. (il riferimento al papa polacco colpito da un meteorite è puramente di fantasia e prende spunto da un’opera dell’artista blasfemo Maurizio Cattelan. Quindi invito i lettori a non tenerne conto ai fini del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, che si basa unicamente su prove certe e su dati incontrovertibili).