Tana del Leprecano

Kitsuné or not Kitsuné


Alle infamanti e infondate accuse di fancazzismo del Duffo rispondo con un viaggio nell’universo del trendy avanzato (che il Duffo, noto clone di Eels e dei defunti Grandaddy non può apprezzare). L’oggetto modaiolo non identificato è la maison Kitsuné, strana combriccola stilosa franco-giapponese con sede Parigi ma con teste e mani sparse in giro per il mondo. La caratteristica della Kitsuné è di essere sia una casa di moda che una label: fanno dischi e vestiti, insomma. I vestiti sono - da quanto ho potuto vedere - magliette minimal chic, tipo scritte pixelate bianche su fondo nero e robe del genere. Ovviamente, vendute nel loro negozietto parigino (dove si entra solo su appuntamento) credo non costino due lire. La casa discografica, invece, è robba bbona: compilation di electroclash in cui il french touch dei Daft Punk si arrochisce in frustate gommose di bassi martellanti e distorsioni electro. Per farvi un’idea, pensate al video che gira su flux dei Justice vs. Simian: bombardamenti elettronici in una stanza devastata con il mobilio sul punto di cadere. Ecco, i Simian hanno fatto e mixato molte cose per la Kitsuné contribuendo a metterne a punto il marchio di fabbrica. Nell’ultima compilation della Maison (Kitsuné Maison Compilation vol. 2) si trovano chicche come il remix di Woman dei Wolfmother, una rilettura rallentata farcita di innesti elettronici dei Bloc Paty, accanto a digressioni di house destrutturata e altre follie sonore con partecipazioni di Simian, Digitalism e altri doktor frankenstein della consolle e del mix. Il tutto in una confezione minimale con le facce degli artisti riprodotte come fossero in una specie di videogame anni ‘80. Finto trasandato per la gioventù danarosa, ma buona musica, in fondo. Per chi volesse farsi un giro: www.maisonkitsune.fr e www.myspace.com/maisonkitsune.