Ve lo ricordate l’uomo in ammollo? Quello del detersivo Bio Presto, quello con la camicia ben abbottonata e la faccia un po’ da Mino Reitano, che impazzava negli anni ’70? L’uomo in ammollo è Franco Cerri, che ha compiuto ottant’anni in gennaio, ed è uno dei più grandi chitarristi jazz italiani. Ha debuttato nell’orchestra di Gorni Kramer, ha suonato con gente del calibro di Ornella Vanoni, Chet Baker e Morricone. Qualche tempo fa ha accompagnato l’esibizione sanremese di Nicola Arigliano. Alla pubblicità si è avvicinato negli anni ‘60, scrivendo jingle e musiche per gli spot dell’era caroselliana. Poi, un giorno, c’era bisogno di un testimonial per un detersivo. Allora hanno preso Cerri e l’hanno messo in ammollo, dal 1968 al 1982. Facendolo entrare nel mito. Oggi Cerri ricorda con affetto quell’esperienza, però un po’ le scatole gli girano: uno fa un’onesta carriera pluridecennale, facendo uscire decine di dischi, suonando centinaia di session con il gotha della musica italiana, e alla fine è ricordato solo come uomo in ammollo. In questo sta la differenza tra l’uomo e l’icona, tra l’imperfezione del mestiere che si fa – con le sue fatiche e con i suoi meriti – e la statura mistica dell’epifania televisiva. Appari, dunque sei. Se appari nel modo giusto, entri nella memoria di una generazione. L’uomo in ammollo, nei miei ricordi, era il momento in cui la televisione diventava una specie di oblò: si vedeva l’acqua salire, la scatola catodica diventava un acquario con l’uomo pesce, sorridente, che buttava dentro il detersivo. L’uomo in ammollo è l’unico autentico supereroe italiano.
Franco Cerri, jazzista in ammollo
Ve lo ricordate l’uomo in ammollo? Quello del detersivo Bio Presto, quello con la camicia ben abbottonata e la faccia un po’ da Mino Reitano, che impazzava negli anni ’70? L’uomo in ammollo è Franco Cerri, che ha compiuto ottant’anni in gennaio, ed è uno dei più grandi chitarristi jazz italiani. Ha debuttato nell’orchestra di Gorni Kramer, ha suonato con gente del calibro di Ornella Vanoni, Chet Baker e Morricone. Qualche tempo fa ha accompagnato l’esibizione sanremese di Nicola Arigliano. Alla pubblicità si è avvicinato negli anni ‘60, scrivendo jingle e musiche per gli spot dell’era caroselliana. Poi, un giorno, c’era bisogno di un testimonial per un detersivo. Allora hanno preso Cerri e l’hanno messo in ammollo, dal 1968 al 1982. Facendolo entrare nel mito. Oggi Cerri ricorda con affetto quell’esperienza, però un po’ le scatole gli girano: uno fa un’onesta carriera pluridecennale, facendo uscire decine di dischi, suonando centinaia di session con il gotha della musica italiana, e alla fine è ricordato solo come uomo in ammollo. In questo sta la differenza tra l’uomo e l’icona, tra l’imperfezione del mestiere che si fa – con le sue fatiche e con i suoi meriti – e la statura mistica dell’epifania televisiva. Appari, dunque sei. Se appari nel modo giusto, entri nella memoria di una generazione. L’uomo in ammollo, nei miei ricordi, era il momento in cui la televisione diventava una specie di oblò: si vedeva l’acqua salire, la scatola catodica diventava un acquario con l’uomo pesce, sorridente, che buttava dentro il detersivo. L’uomo in ammollo è l’unico autentico supereroe italiano.