Tana del Leprecano

Baustelle, dolce vita in gilet


Ieri, vincendo il raffreddore e il mal di gola e sperando di passare una serata divertente di frizzi e lazzi decido di andare a sentire i Baustelle al Velvet di Aviano. Il locale si riempie poco a poco di gente diversa, ci sono molte coppiette (attratte chissà, penso io, dalle canzoni “romantiche” dei nostri), tanti ragazzi in maglioncino da impiegato e fare annoiato, qualcuno che un tempo è stato dark, qualcun altro già pelato. Il gruppo si fa attendere, la gente beve, ascolta il dj set che spazia coraggiosamente dai Franz Ferdinand ai CSI e guarda i manifesti alle pareti da cui occhieggia un sacco di gente interessante e importante passata di qua per un concerto. Ce n’è proprio per tutti i gusti: NOFX, Marlene Kuntz, Grandaddy, Queens of the Stone Age, addirittura i Blur e P.J. Harvey. Niente di cui stupirsi, il Velvet è un locale storico della zona e poi, con nomi così, io che sto sempre un po’ in pensiero per come si sentirà, mi tranquillizzo. Sono passate da poco le 11 quando il gruppo sale sul palco, boato. Bene, bene penso io, ci sarà da sgambettare un po’… Attacca l’intro di Malavita, devono scaldarsi, si continua con I provinciali, strana scelta, ma d’altronde il concerto è loro. Poi Sergio, e qui comincio a preoccuparmi perché si sente di merda, è tutto un farsi segnali fra musicisti e tecnici del suono, uno strumento non si sente, il microfono fischia. È solo l’inizio perché si andrà avanti così fino alla fine del concerto (con una cassa che sul finale salta del tutto). Comincio a sudare freddo, Francesco Bianconi non ha voce, o ha la raucedine anche lui come me o proprio non ci arriva. Vabbè, adesso si ambienterà e tirerà fuori un fascino animale da dandy decadente, continuo a ripetermi mentre va avanti con le canzoni. La band fa quasi tutto il nuovo album, ovviamente, ripescando qualcosa dagli album precedenti, fra cui Love Affair e un’apprezzata (da chi scrive) La canzone di Alain Delon. Rachele Bastreghi, in sottoveste e giacca nere, è molto bella e brava, anche se canta e suona una Revolver un po’ sottotono, il tastierista è un invasato che pensa di essere Boosta dei Subsonica, gli altri nebbia. Bella la cover di Patty Pravo di Come una bambola, che il pubblico applaude ignaro, chiedendosi cosa sia. Bianconi si scioglie un po’, ma la sua timidezza è quasi imbarazzante, tanto che quando cambia di posto con lei che canta una bellissima La canzone del parco (dal loro primo Sussidiario illustrato della giovinezza) penso che qualcuno dovrebbe dirglielo a questi bravi ragazzi che quella è la formazione su cui puntare, che è lei ad avere le palle e lui lo stile, ma solo se ne sta seduto buono dietro una tastiera con il suo gilet. Che non ci siano dubbi, a me i dischi piacciono, La malavita è un gioiellino, ma forse da ascoltare a casa propria con un buon stereo, un drink in mano e una sigaretta nell’altra. In mezzo a tutta questa depressione crescente, il pubblico del Velvet. Ora, io non so se da quelle parti si usa così, ma gente così impalata non l’avevo mai vista. A parte 4 invasati saltellanti in seconda fila, il resto nulla, NULLA, il ghiaccio, la morte. In compenso cantavano tutte le canzoni e alla fine hanno chiesto il bis, ma dio santo perché pagare un biglietto per intasare un locale già piccolo e comportarsi poi come il ragazzotto sfigato davanti a me che non si è mai mosso ma ha scattato una trentina di foto col telefonino? Mistero che in questa sede non mi sento di indagare oltre. Ultima canzone, Le vacanze dell’83. L’impianto audio è andato del tutto, ma l’energia c’è e io mi chiedo perché cazzo non abbiano cantato così anche tutte le altre canzoni…