Al via la 56° edizione del Festival di Sanremo. Fino alle 23.25 pensavo che la canzone più carina in gara fosse quella di Povia. E questo è tutto dire. Panariello non fa ridere, le canzoni non fanno né ballare, né cantare, né sperare per il futuro della musica italiana. I truccatori sono impazziti, hanno trasformato un sacco di gente in facce di terracotta, fra gli altri Ron, Mario Venuti, Anna Tatangelo. Non parliamo poi di Dante Ferretti, che per le scenografie sembra aver riesumato gli scarabocchi delle elementari. Non ci sono più le mitiche scale, la povera Victoria se le è dovute portare da casa per coronare, scendendole, il sogno di una vita. Sogno coronato ulteriormente dal massaggio ai piedi che le fa un John Travolta sempre in forma a cui nessuno ha però spiegato dove si trovi. Lei, che per sempre avrà la mia ammirazione, se non altro perché è l’unica che in rai ha il coraggio di prendere in giro, imitandolo, papa ratzinger e farsi poi il segno della croce mentre Panariello annuncia l’arrivo sul palco dei Nomadi. Hillary Blasi arreda, il ritmo non ingrana, persino il pubblico in sala si annoia, con un Del Noce in prima fila sempre più spento e che rimpiange Bonolis. 23.25 dicevo. Poi, arriva lei, quella da cui ci aspettavamo un mezzo scandalo perché sembrava che dovesse cantare seminuda. Anna Oxa, che riemerge periodicamente dalle nebbie della storia del festival. Contro tutte le aspettative, non solo ritorna ma risorge, come la fenice dalle sue ceneri. Il palco è quasi al buio, un coro di voci maschili che è facile immaginare di Tirana (come poi verrà infatti detto) la accompagna nella lettura/canto di un testo di Panella, l’uomo che tutti i vecchi fans di Battisti, di cui scrisse gli ultimi album, vorrebbero uccidere. Lei però è bellissima, diafana e vestita. La canzone è strana, particolare, il testo difficile da seguire, finché si apre in una parte cantata che lascia senza fiato e fa venire i brividi, pura bellezza, vera poesia. Per un attimo, sembra di stare in un'altra dimensione. Dopo di lei, la Tatangelo, tutto ritorna normale, siamo a Sanremo, Italia, il paese in cui Dolcenera e i Sugarfree sono considerati dei musicisti veri.
Senza parole
Al via la 56° edizione del Festival di Sanremo. Fino alle 23.25 pensavo che la canzone più carina in gara fosse quella di Povia. E questo è tutto dire. Panariello non fa ridere, le canzoni non fanno né ballare, né cantare, né sperare per il futuro della musica italiana. I truccatori sono impazziti, hanno trasformato un sacco di gente in facce di terracotta, fra gli altri Ron, Mario Venuti, Anna Tatangelo. Non parliamo poi di Dante Ferretti, che per le scenografie sembra aver riesumato gli scarabocchi delle elementari. Non ci sono più le mitiche scale, la povera Victoria se le è dovute portare da casa per coronare, scendendole, il sogno di una vita. Sogno coronato ulteriormente dal massaggio ai piedi che le fa un John Travolta sempre in forma a cui nessuno ha però spiegato dove si trovi. Lei, che per sempre avrà la mia ammirazione, se non altro perché è l’unica che in rai ha il coraggio di prendere in giro, imitandolo, papa ratzinger e farsi poi il segno della croce mentre Panariello annuncia l’arrivo sul palco dei Nomadi. Hillary Blasi arreda, il ritmo non ingrana, persino il pubblico in sala si annoia, con un Del Noce in prima fila sempre più spento e che rimpiange Bonolis. 23.25 dicevo. Poi, arriva lei, quella da cui ci aspettavamo un mezzo scandalo perché sembrava che dovesse cantare seminuda. Anna Oxa, che riemerge periodicamente dalle nebbie della storia del festival. Contro tutte le aspettative, non solo ritorna ma risorge, come la fenice dalle sue ceneri. Il palco è quasi al buio, un coro di voci maschili che è facile immaginare di Tirana (come poi verrà infatti detto) la accompagna nella lettura/canto di un testo di Panella, l’uomo che tutti i vecchi fans di Battisti, di cui scrisse gli ultimi album, vorrebbero uccidere. Lei però è bellissima, diafana e vestita. La canzone è strana, particolare, il testo difficile da seguire, finché si apre in una parte cantata che lascia senza fiato e fa venire i brividi, pura bellezza, vera poesia. Per un attimo, sembra di stare in un'altra dimensione. Dopo di lei, la Tatangelo, tutto ritorna normale, siamo a Sanremo, Italia, il paese in cui Dolcenera e i Sugarfree sono considerati dei musicisti veri.