In attesa di pubblicare un pezzo sul grande Serge Gainsbourg, segnalo l’uscita di un formidabile album di cover dedicate all’Uomo dalla testa da cavolo (o Gainsbarre o il fumatore di Gitanes, o come diavolo vi va di chiamarlo). Ci sono in giro altre raccolte di omaggi a Gainsbourg, tra cui i bellissimi Intoxicated Man e Pink Elephants di Mick Harvey (bassista dei Bad Seeds di Nick Cave nonché fratello di Polly Jean) e un album della serie Great Jewish Music curato da John Zorn (con personaggi come Mike Patton, Blonde Redhead, Cibo Matto e Fred Firth a reinventare le schegge sonore del genio francese). Ma se i lavori di Harvey sono soprattutto letture filologiche raffinate e giocate su leggeri scarti dall’originale e l’operazione zorniana è un pizzico snobistica e forse non per tutti i gusti, il nuovo Monsieur Gainsbourg Revisited è davvero un oggetto musicale imperdibile. Prima di tutto per i nomi. Mancano i più scontati, come i guru del french touch e dell’elettronica francese (gli Air, per esempio, che hanno saccheggiato a Gainsbourg molte linee di basso e il mood generale di molte loro canzoni, o i Daft Punk che citavano Serge tra i loro ispiratori in Homeworks). Manca Beck, il cui Sea Change è una specie di riscrittura apocrifa di Melody Nelson (uso un eufemismo per non parlare di qualcosa di molto vicino all’imitazione sfacciata). Ma ci sono alcuni nomi davvero sorprendenti: dai Franz Ferdinand, che rifanno a modo loro Sorry Angel assieme a Jane Birkin, ai Placebo, con una Ballad of Melody Nelson elettrificata e attualissima. C’è Michael Stipe in libera uscita, che per la prima volta non canta alla REM (un evento!). Ci sono Cat Power e Karen Elson che sfoderano un’intrigante Je t’aime, moi non plus tutta al femminile. C’è Carla Bruni, sensuale come al solito.. E poi i Portishead e Tricky ad esplorare il versante trip-hop e ipnotico di Gainsbourg e i The Kills, che fanno una versione da brividi della Chanson de slogans condendola con abbondanti dosi del loro electroblues scarno e malato. Ma le due chicche sono davvero inattese: Marc Almond con la sua canzone più danzereccia dai tempi di Tainted Love, una stroboscopica I’m the Boy da discoteca berlinese che farebbe ballare anche i sassi; e Just a man with a job, la cover che i The Rakes dedicano a Le poinçoinneur des lilas. Il primo hit di Gainsbourg, che risale addirittura al 1958, viene spogliato da ogni ascendenza jazzistica per diventare una zompante incursione di punk wave che potrebbe sbancare qualsiasi classifica, se da qualche parte ci fosse un Dio. E se fosse un fumatore di Avana.
Monsieur Gainsbourg Revisited
In attesa di pubblicare un pezzo sul grande Serge Gainsbourg, segnalo l’uscita di un formidabile album di cover dedicate all’Uomo dalla testa da cavolo (o Gainsbarre o il fumatore di Gitanes, o come diavolo vi va di chiamarlo). Ci sono in giro altre raccolte di omaggi a Gainsbourg, tra cui i bellissimi Intoxicated Man e Pink Elephants di Mick Harvey (bassista dei Bad Seeds di Nick Cave nonché fratello di Polly Jean) e un album della serie Great Jewish Music curato da John Zorn (con personaggi come Mike Patton, Blonde Redhead, Cibo Matto e Fred Firth a reinventare le schegge sonore del genio francese). Ma se i lavori di Harvey sono soprattutto letture filologiche raffinate e giocate su leggeri scarti dall’originale e l’operazione zorniana è un pizzico snobistica e forse non per tutti i gusti, il nuovo Monsieur Gainsbourg Revisited è davvero un oggetto musicale imperdibile. Prima di tutto per i nomi. Mancano i più scontati, come i guru del french touch e dell’elettronica francese (gli Air, per esempio, che hanno saccheggiato a Gainsbourg molte linee di basso e il mood generale di molte loro canzoni, o i Daft Punk che citavano Serge tra i loro ispiratori in Homeworks). Manca Beck, il cui Sea Change è una specie di riscrittura apocrifa di Melody Nelson (uso un eufemismo per non parlare di qualcosa di molto vicino all’imitazione sfacciata). Ma ci sono alcuni nomi davvero sorprendenti: dai Franz Ferdinand, che rifanno a modo loro Sorry Angel assieme a Jane Birkin, ai Placebo, con una Ballad of Melody Nelson elettrificata e attualissima. C’è Michael Stipe in libera uscita, che per la prima volta non canta alla REM (un evento!). Ci sono Cat Power e Karen Elson che sfoderano un’intrigante Je t’aime, moi non plus tutta al femminile. C’è Carla Bruni, sensuale come al solito.. E poi i Portishead e Tricky ad esplorare il versante trip-hop e ipnotico di Gainsbourg e i The Kills, che fanno una versione da brividi della Chanson de slogans condendola con abbondanti dosi del loro electroblues scarno e malato. Ma le due chicche sono davvero inattese: Marc Almond con la sua canzone più danzereccia dai tempi di Tainted Love, una stroboscopica I’m the Boy da discoteca berlinese che farebbe ballare anche i sassi; e Just a man with a job, la cover che i The Rakes dedicano a Le poinçoinneur des lilas. Il primo hit di Gainsbourg, che risale addirittura al 1958, viene spogliato da ogni ascendenza jazzistica per diventare una zompante incursione di punk wave che potrebbe sbancare qualsiasi classifica, se da qualche parte ci fosse un Dio. E se fosse un fumatore di Avana.