Tana del Leprecano

Prova a prendermi


Ebbene sì, caro Duffo, l’abbiamo visto il film. E ne valeva la pena. Perché Prova a prendermi, che racconta la storia del truffatore Frank Abagnale jr., è uno dei migliori film di Spielberg degli ultimi anni. Meglio di Minority Report, molto meglio di Munich. Al pari di A.I. che è il vero capolavoro dello Spielberg post E.T. E nella vicenda di Abagnale, che a soli diciott’anni riesce a farsi passare per pilota della Pan Am, medico e avvocato (passa l’esame per l’avvocatura in Louisiana studiando in sole due settimane) e truffa diversi milioni di dollari alle banche falsificando assegni con i metodi più ingegnosi, Spielberg ritrova alcuni dei suoi temi più cari. Il rapporto con l’origine e la famiglia. Il conflitto tra l’aspirazione dell’individuo e il successo a tutti i costi. L’ipocrisia della rispettabilità e la nostalgia per il nido a cui tornare. E soprattutto il rapporto tra padri e figli, già al centro del Pinocchio futurista di A.I. In Prova e prendermi la prova di Di Caprio è fantastica, nella sua capacità di rendere le sfumature di un carattere che oscilla continuamente tra genialità e infantilismo (Frank in fondo vuole solo riscattare il fallimento del padre, interpretato dal grande Christopher Walken). E bravissimo è anche Tom Hanks, che interpreta l’agente del FBI Hanratty cacciatore caparbio del falsario ma anche padre che cerca un figlio da proteggere (il rapporto tra Frank e Hanratty è simmetrico, ognuno cerca l’altro per trovare il pezzo di famiglia che gli manca). Notevole la ricostruzione dell’America pura degli anni cinquanta, in cui i sogni sembravano ancora reali e le ragazze avevano come maggiore aspirazione fare le hostess o sposare un pilota d’aereo. Tra piscine con palme lounge e cool jazz d’annata si consuma la parabola di Frank (ma con un lieto fine), alla caccia di una ricchezza che in realtà è solo un modo per placare l’ansia esistenziale, e dare una risposta alla domanda fondamentale: Chi sono io? Per tutta la durata del film, Frank continua a cercare una figura paterna che gli dica a cosa credere e che dia un senso al suo viaggio picaresco di ragazzo geniale e spregiudicato tra salette di aeroporti, alberghi kitsch e miraggi di felicità che rotolano via come bicchieri da cocktail su una moquette blu oceano. Spielberg sa toccare corde profonde, ma Prova a prendermi dimostra una volta di più che la sua genialità si esprime meglio quando accetta la sfida della leggerezza (come in E.T. e Jurassic Park) piuttosto che quando vuole a tutti i costi parlare di cose seeeerie, come la Shoah, lo sbarco in Normandia, il terrorismo o la politica internazionale.