[Nel nostro mondo liquido-moderno esercitare l'arte della vita, trasformare la propria vita in "opera d'arte", equivale a trovarsi in uno stato di trasformazione permanente, a ridefinire perennemente se stessi diventando (o almeno tentando di diventare) un altro rispetto a quello che si è stati fino a quel momento. "Diventare un altro" equivale, tuttavia, a cassare di essere quello che si è stati: a strappare e togliersi di dosso la vecchia forma, come un serpente che si libera della sua pelle o a un mollusco della sua conchiglia; a rifiutare, uno dopo l'altro, i personaggi che che il flusso incessante di opportunità "nuove e migliorate" in vendita fa apparire ormai logori, troppo stretti o semplicemente non più gratificanti come una volta. Per mettere pubblicamente in mostra un nuovo io e ammirarlo sia in uno specchio che negli occhi degli altri c'è bisogno di allontanare il vecchio io dalla vista, e possibilimente anche dalla memoria propria e altrui. Quando ci impegniamo nella "autodefinizione" e "autoaffermazione" pratichiamo la distruzione creativa. E lo facciamo quotidianamente] [Uno dei più grandi pensatori moderni: Zygmunt Bauman - L'arte della vita]