Locanda Almayer Teatro Libero, Compagnia Teatri Possibili Le nicchie. Ovvero: zone protette di salvaguardia della mediocrità. Casomai fosse a rischio di estinzione.Benvenuti nel teatrino in cui ci si vuole tutti bene, ci si racconta un mucchio di storie su quanto siamo bravi e artisti e poeti, e mamma e papà vengono ad applaudire i nostri capricci. Peccato, davvero peccato, perchè il testo era obbiettivamente molto bello, ma il piattume generale -recitazione, luci, colonna sonora- ha tolto brio ed energia ad ogni impulso. Non mi piace essere dura, ma è davvero raro che io non abbia voglia di applaudire a fine spettacolo. Mi ha strappato qualche emozione solo Thomas: la narrazione del naufragio era molto ben costruita, fedele alla crudezza che trasuda dalle pagine del romanzo, e l'orchestrazione del testo tra le varie entità -i personaggi- era apprezzabilmente pulita e complessa. Alla luce di tutto ciò mi chiedo: perchè vedere e costruire e mostrare il teatro come un luogo protetto di fuga dalla realtà in cui una sottile linea di immaginazione delimita un vuoto e una solitudine che trova scampo solo nella somiglianza con l'altro? E non mi riferisco allo spettacolo in questione. Mi riferisco al teatro in questione. Al circuito onnipresente di questi teatri. Da un pezzo non andavo più al Teatro Libero, e ora mi sono ricordata perchè. Teatro necessario? Più che altro inattaccabile.
Post N° 29
Locanda Almayer Teatro Libero, Compagnia Teatri Possibili Le nicchie. Ovvero: zone protette di salvaguardia della mediocrità. Casomai fosse a rischio di estinzione.Benvenuti nel teatrino in cui ci si vuole tutti bene, ci si racconta un mucchio di storie su quanto siamo bravi e artisti e poeti, e mamma e papà vengono ad applaudire i nostri capricci. Peccato, davvero peccato, perchè il testo era obbiettivamente molto bello, ma il piattume generale -recitazione, luci, colonna sonora- ha tolto brio ed energia ad ogni impulso. Non mi piace essere dura, ma è davvero raro che io non abbia voglia di applaudire a fine spettacolo. Mi ha strappato qualche emozione solo Thomas: la narrazione del naufragio era molto ben costruita, fedele alla crudezza che trasuda dalle pagine del romanzo, e l'orchestrazione del testo tra le varie entità -i personaggi- era apprezzabilmente pulita e complessa. Alla luce di tutto ciò mi chiedo: perchè vedere e costruire e mostrare il teatro come un luogo protetto di fuga dalla realtà in cui una sottile linea di immaginazione delimita un vuoto e una solitudine che trova scampo solo nella somiglianza con l'altro? E non mi riferisco allo spettacolo in questione. Mi riferisco al teatro in questione. Al circuito onnipresente di questi teatri. Da un pezzo non andavo più al Teatro Libero, e ora mi sono ricordata perchè. Teatro necessario? Più che altro inattaccabile.