Boutade

Post N° 96


Italiani Cincali!, Compagnia del Teatro dell'Argine, Sala LeonardoParte prima: Minatori in BelgioParte seconda: Turnata(ebbene si: oggi me le sono viste tutte e due)
Questo dovevo vedermelo, dalla scorsa stagione me lo ripetevo, c'era ancora solo la prima parte. Ma la seconda non dovevo assolutamente perdermela: la Turnata del titolo, è il ritorno dalla Svizzera degli emigranti italiani. Mia madre e mio padre, nel '73. Ero proprio curiosa di sentirmela raccontare in teatro, nonostante le narrazioni solitamente mi stanchino, e il teatro civile mi faccia incazzare. Soprattutto quando è così vicino nel tempo da non essere nemmeno storia, ma quasi cronaca.E infatti è stato estremamente toccante. Commovente. Ci sono attori che sanno diventare come pagine di un libro di storia, usare parole insostituibili con metodica dedizione, introiettare vite non vissute e ricordi e mementi perduti nel tempo con l'ansia di una memoria collettiva che nessuna pagina e nessun video potrebbero mai sostituire.Questo ha fatto Mario Perrotta oggi su quel palco, commuovendo me e gli anziani presenti lì, in quella sala, che i ricordi ce li avevano veramente, e la loro gratitudine per quella liberazione gliel'hanno portata tramite un vecchio che stava in prima fila e che, durante gli applausi finali, si è alzato ed è andato a stringere la mano al giovane attore sul palco, tutti con le lacrime agli occhi. Il vecchio, il giovane, io e la ragazza accanto a me, giovanissima e col blocchetto e gli appunti sulle ginocchia, una studentessa.E io lì seduta a ripetere a me stessa: ecco che cos'è il teatro. Ecco perchè non deve morire. Al di là del tema civile. Al di là dei discorsi politici (anche se il passaggio del comunismo spiegato a un bambino è stato impagabile). Al di là di tutto questo, il teatro è civile, non può non esserlo, è vivo quando tocca le corde di chi lo guarda, è vivo quando chi guarda vive e non guarda soltanto. Le Erinni, prima di essere addomesticate e trasformate in Eumenidi, prima di diventare parola e struttura e scenografia, erano teatro da sole, erano conflitto e storia e memoria del popolo intero. Questo era il teatro. Per questo è nato, e per questo ancora deve essere vivo.E tutto questo può essere in una risata, in un racconto fantastico, o nella memoria storica. La sfida è cercare sempre la vita e la morte, superando la muta e sterile teatralità.Mario Perrotta è stato meraviglioso. E ha condiviso col pubblico di oggi molto più che uno spettacolo. Oggi potevo scegliere di andare a vedere Paolini al Piccolo, spendendo il doppio. Non me ne voglia Helena, Paolini ha tutto il mio rispetto. Ma secondo il mio modestissimo parere, qui non c'è niente da invidiare.
 Un pensiero a chi avrebbe dovuto essere con me e non c'era, ma c'era, perchè quella sala e quella strada sono già piene di ricordi che gli appartengono.