La vasca è piena. L'acqua è trasparente, pulita. Calda.Comincio dalla punta dei piedi. Lentamente immergo le dita, i talloni, le caviglie. L'acqua lava via tutta la terra che ho camminato con te. Le strade, i sentieri, i prati, il bosco, i binari, c'è persino la riva di un lago e la foschia di un mattino in periferia. Lentamente, immergo i polpacci: l'acqua lava via la tensione di una danza, le gambe rigide in punta di piedi a strappare un bacio al silenzio, alle ombre, al dolore.Lentamente immergo le ginocchia, le cosce. L'acqua lava via il calore, la delicatezza di una carezza rubata sotto un tavolo, nascosta agli occhi della gente, imprecisa possibile dichiarazione d'amore o sospetta circospetta esplorazione d'amore possibile.Lentamente continuo a scendere nell'acqua. Ed è ora la volta delle natiche e del sesso e del ventre silente. L'acqua laverà via molte cose, adesso. Il ricordo delle mani, di uno sguardo innamorato, l'odore morbido e selvatico di un gatto chiuso dentro a una gabbia di bambù, in riva a un fiume in un oriente speziato e caldo come una tazza di tè keemun.Lentamente, ancora, dentro l'acqua. La pancia, l'addome, i seni, gli incavi delle ascelle. Quanti abbracci dovrai lavare via, acqua. Abbracci dolci, abbracci furiosi, abbracci caldi, disperati, giocosi, abbracci paterni e persino innamorati. Le braccia, ora le braccia, lava via i brividi e la pelle d'oca delle parole, degli sguardi, dei sospiri.Lentamente, ancora. Il collo, i capelli. L'acqua lava via le sue dita tra i miei capelli, e la sua testa posata sulla mia spalla. Via i ricordi, via la sensazione viva e immutata nel tempo della sua presenza.Giù, con tutto il viso. Lava via la sua immagine dai miei occhi, i suoi baci dal mio viso, dalla mie labbra, il suo odore dalle narici.Resto un po' così. Mi libero di ogni ricordo, di ogni pesantezza, di ogni leggerezza.Poi esco dalla vasca e per un poco resto a fissare l'acqua. Ancora trasparente, ancora calda. Solo, forse, un poco più pesante e irrespirabile.Ora prendo una boccetta di profumo, vuota, e la riempio con questo liquido divenuto prezioso, essenza pura e cocente e perfetta dell'amore che era questo nostro noi che hai maltrattato. Io, scavando nei ricordi e raschiando la pelle, ho raccolto ogni goccia preziosa per salvarla dalle tue insensate e vigliacche punizioni. Proteggo il mio cuore, e proteggo la bellezza.Quando vorrò, quando potrò, quando non farà troppo male, riaprirò questa boccetta di profumo.Una goccia dietro le orecchie.Una goccia sui polsi.Una goccia tra il collo e la nuca.Una goccia negli incavi dei gomiti,una negli incavi delle ginocchia.Una goccia tra i seni, una tra le clavicole.E una goccia, l'ultima, nello stomaco.
comment te dire adieu
La vasca è piena. L'acqua è trasparente, pulita. Calda.Comincio dalla punta dei piedi. Lentamente immergo le dita, i talloni, le caviglie. L'acqua lava via tutta la terra che ho camminato con te. Le strade, i sentieri, i prati, il bosco, i binari, c'è persino la riva di un lago e la foschia di un mattino in periferia. Lentamente, immergo i polpacci: l'acqua lava via la tensione di una danza, le gambe rigide in punta di piedi a strappare un bacio al silenzio, alle ombre, al dolore.Lentamente immergo le ginocchia, le cosce. L'acqua lava via il calore, la delicatezza di una carezza rubata sotto un tavolo, nascosta agli occhi della gente, imprecisa possibile dichiarazione d'amore o sospetta circospetta esplorazione d'amore possibile.Lentamente continuo a scendere nell'acqua. Ed è ora la volta delle natiche e del sesso e del ventre silente. L'acqua laverà via molte cose, adesso. Il ricordo delle mani, di uno sguardo innamorato, l'odore morbido e selvatico di un gatto chiuso dentro a una gabbia di bambù, in riva a un fiume in un oriente speziato e caldo come una tazza di tè keemun.Lentamente, ancora, dentro l'acqua. La pancia, l'addome, i seni, gli incavi delle ascelle. Quanti abbracci dovrai lavare via, acqua. Abbracci dolci, abbracci furiosi, abbracci caldi, disperati, giocosi, abbracci paterni e persino innamorati. Le braccia, ora le braccia, lava via i brividi e la pelle d'oca delle parole, degli sguardi, dei sospiri.Lentamente, ancora. Il collo, i capelli. L'acqua lava via le sue dita tra i miei capelli, e la sua testa posata sulla mia spalla. Via i ricordi, via la sensazione viva e immutata nel tempo della sua presenza.Giù, con tutto il viso. Lava via la sua immagine dai miei occhi, i suoi baci dal mio viso, dalla mie labbra, il suo odore dalle narici.Resto un po' così. Mi libero di ogni ricordo, di ogni pesantezza, di ogni leggerezza.Poi esco dalla vasca e per un poco resto a fissare l'acqua. Ancora trasparente, ancora calda. Solo, forse, un poco più pesante e irrespirabile.Ora prendo una boccetta di profumo, vuota, e la riempio con questo liquido divenuto prezioso, essenza pura e cocente e perfetta dell'amore che era questo nostro noi che hai maltrattato. Io, scavando nei ricordi e raschiando la pelle, ho raccolto ogni goccia preziosa per salvarla dalle tue insensate e vigliacche punizioni. Proteggo il mio cuore, e proteggo la bellezza.Quando vorrò, quando potrò, quando non farà troppo male, riaprirò questa boccetta di profumo.Una goccia dietro le orecchie.Una goccia sui polsi.Una goccia tra il collo e la nuca.Una goccia negli incavi dei gomiti,una negli incavi delle ginocchia.Una goccia tra i seni, una tra le clavicole.E una goccia, l'ultima, nello stomaco.