Boutade

IL VOLO


La vita notturna di K.K dorme poco di notte. Quasi nulla. Costruisce cuscini e giacigli improbabili, come se non riuscisse a dormire perchè troppo scomodo. E non perchè la testa non vuole mai smettere di lavorargli.Alle volte d'improvviso si svegliava, o semplicemente si alzava, prendeva carta e penna, e scriveva. Lui non è tipo da PC. Carta e penna, sempre. Scriveva, di getto, poi tornava a letto. Una mattina mi ha dato il foglio su cui aveva scritto. Erano spezzoni di frasi, immagini. Molto forti. Vive. Io cominciai a ricamarci sopra. Appesa  ad un filo, la luna si dondolava specchiandosi nelle limpide e buie acque del lago. Notte di vellutata oscurità, notte di caldi sentori boschivi, notte complice. Nel silenzio profondo del lago, le creature acquatiche danzavano sinuose, leggere, animali, creando un intrico di ombre interrotte dal solo riflesso della luna bianca, di luce pallida, scolpita nel cielo. Al centro del lago, su un lembo di terra che affiorava umido e intimo tra le ombre in movimento del fondale, Rana stava svegliandosi dal suo sonno. Bianco come la luna, il viso, quieto e pacifico, lentamente si distendeva in piccoli movimenti, ancora in bilico tra il sonno e la realtà.Un cumulo nero di terra, pareva a prima vista, coperta com’era dalle nere ali di giovane pipistrello, che per prime si dispiegarono, scoprendo la nudità diafana del corpo che si tendeva verso l’alto.Rana aprì gli occhi, vide la notte. Si specchiò nel nero delle acque sotto di lei, vide il suo volto brillare dello stesso riflesso che brillava nella luna, vide il suo corpo: con uno svelto movimento si chinò e immerse le mani nelle acque. Lacerare la buia intimità del lago e confondersi con essa. Portò le mani al viso. Con un brivido di frescura scese con le dita sulla curva flessuosa della gola, scese sulle spalle, sul petto, sui seni piccoli e appuntiti, fino al ventre, gustando la calma e l’umidore notturno del lago, la danza silenziosa che invisibile si consumava sotto di lei. Rana sorrise, sapeva. Le ali fremevano, ma le ripiegò dietro di sé e scese lentamente nelle acque del lago, per prendere parte alla danza notturna: sparì nel fondale, riemerse, poi sparì di nuovo, quel suo sorriso quieto che si distendeva su tutta la nudità del corpo, danzò nell’intimità dell’ombra del lago, finchè riemergendo col suo slancio di giovane pipistrello schiuse le ali e si immerse volando nella notte.Battito d’ali. Fendere il tempo e l’innocente silenzio intorno, col volo sublime. Salire, salire nell’ombra e incantarsi, chiudere gli occhi e scoprire che non v’è posto per la paura. Portarsi nel centro del vuoto e riempirlo di sé, creare nell’assoluto con il proprio pensiero. Il buio come materia da plasmare. Niente ha forma, niente ha senso, niente esiste, solo lei. Battito d’ali. Fendere la notte, salire, salire e incantarsi…Due occhi la osservano. Lei non vede, non sa. Essi invidiano il volo notturno del giovane pipistrello, e con odio fremono per carpirle il segreto di questa impavida ascesa. Due occhi immobili, che non osano alzarsi e raggiungerla nell’alto di quel vuoto. Due mani la seguono. Lei non sa, stanno per afferrarla. Lei crede di continuare a salire, ma accade qualcosa. Il buio prende forma e diviene crudeltà, il manto del predatore la avvolge, la imprigiona, smorfia di dolore azzittita da una mano gelida. Dietro il manto nero il buio non è lo stesso della notte, l’oscurità è profonda e grave, e nella velocità dell’ascesa Rana stordita chiude gli occhi incapace di muoversi e pensare. Le sue giovani ali restano inerti, vengono rese inutili dalla velocità. Lui la sta portando con sé, rubandole il volo notturno, il fresco respiro, ammaliato dalla sua nudità. La porta con sé, la trascina con sé, la avvolge in sé. Fino al confine, fino alla fine. Cosa accade al predatore quando si ferma, cosa fa sembrare che il volo abbia raggiunto il suo temine? D’improvviso, la lentezza. Rana sente il manto scivolare lungo il suo corpo, riassapora coi pori della pelle l’aria della sera. Ma c’è qualcosa di diverso. E’ più calda, più vuota. Rana si trova ora legata al corpo caldo e pulsante del predatore, il suo tiepido respiro le sfiora il collo. E’ il momento di aprire gli occhi e di guardare. La donna è a testa in giù. Tutto è capovolto. Cosa è accaduto? Il volo è divenuto baratro, l’ascesa fattasi discesa. Una corda legata saldamente alle caviglie, ferendole la carne, la tiene sospesa nel vuoto, il precipizio sotto di lei. Silenzio. Il solo rumore è quello dei due respiri, l’uno legato all’altro, si susseguono, si sovrappongono, si compenetrano. Vorrebbe voltarsi, e osservare il volto di quell’essere caldo avvinghiato al suo corpo, scoprire nel suo volto, fra le ombre e le tensioni della pelle, il mistero di questo volo mai conosciuto prima. Pare che lui lo senta, e lentamente scivola attorno al suo corpo fino a trovarsi di fronte a lei, a respirarle sul viso. Infiggere il suo sguardo nei giovani occhi di lei. Rana ha paura. E all’improvviso, vede.Il vuoto. Il baratro sotto di lei. Un istante fatto di ghiaccio, il profondo tremore che la invade le fa chiudere gli occhi spaventata e affondare il viso nel mantello dell’uomo che la stringe, quasi la conforta, quasi le da pace, col suo caldo e quieto respiro.Liberami.Sei libera.Menti. Mi hai legata e sospesa a testa in giù.Rana ora sa che deve fuggire, che fra quelle braccia non è al sicuro, e vuole liberarsene. Battito d’ali. Prima lento e silenzioso, poi nel ritmo scandito dalla paura sempre più veloce. Comincia a volare, risalendo –o discendendo?- verso il capo della corda che la tiene legata, trascinando con sé quel corpo che le cinge con forza la vita e i fianchi. Il volo è faticoso, il corpo è pesante, ma Rana lo trascina con sé nell’impetuoso vorticare, con forza stringendolo a sé e fissando i suoi occhi con ostinazione, odio, orgoglio. Improvvisamente lui allenta la presa: ma ora è Rana a stringere, afferrare, sostenere, trascinare. L’uomo posa le dita sul viso della giovane donna, e scende lentamente lungo tutto il suo corpo, pallida morbidezza fra le tensioni e gli spasmi del volo stremante. Carezza che offende. Tocco che carpisce. Scende con le dita fino alle caviglie, fino ai nodi della corda, pare voglia slegarli.Rana si divincola, molla la presa e blocca d’improvviso il volo: ora l’uomo e la donna sono sospesi a mezzaria, vicini eppure senza toccarsi. Sotto di loro, in fondo, il buio del precipizio.Sopra di loro, in fondo, il buio del precipizio.Luce intorno al battito d’ali, luce nell’ansimante respiro del corpo stremato. Luce negli occhi.Cadono le corde. Si slegano i nodi. Ora sei mia.Battito d’ali. Lenta tensione. Abbandono.Battito d’ali. Fendere la luce e spezzare il vuoto con la presenza pulsante del corpo. Battito d’ali. Toccarti mi stordisce, forme che si confondono, braccia che lottano, gambe che si legano, la morbidezza, il calore della tua pelle, il silenzio si riempie di suoni, canto che è gemito, respiro, fatti luce e splendore in me, nelle mie vene, ecco la donna, ecco l’uomo, nelle sembianze travolte, dove la preda e dove il predatore? Dove la forza e dove la vulnerabilità? Ora sei mio.Ora sei mia.Battito d’ali.