Boutade

Alterazione


Spegni la luce. No, non ho già sonno, spegni solo per stare un po’ zitto e darmi il tempo di pensare. Meglio non ti dica niente, lo so che mi trovi noiosa con tutte queste mie storie sul bisogno di pensare, allora spegni la luce e dormi tu, così non ti do fastidio mentre penso. Tanto non faccio rumore. E poi ha a che fare con te quello che devo pensare. Ma non devo spiegarti niente, anzi forse è più rassicurante sapere che non sai, che non capisci, e te ne stai lì nel buio a dormire. Spegni quell’accidenti di luce.Sto cercando di focalizzare il momento esatto in cui ho iniziato ad avere bisogno di te. Non è facile, capisci. Fra tutti quei sorrisi, quegli sguardi, quelle parole, bisogna cogliere il momento esatto, l’attimo estremo che la mia soggettività non ha saputo scavalcare. Una volta stanato potrei avere il potere di guastarlo, di trovarci qualche imperfezione, qualcosa di odioso, e liberarmi dei suoi effetti nefasti, capisci che è anche pericoloso tutto questo. Ma tu non pensarci, spegni la luce e dormi. Prometto che sarò obiettiva, e distruggerò solo quello che meriterà di essere distrutto. Mi troveresti stupida se sapessi tutto questo. Voi uomini riuscite sempre a stare così bene nei vostri panni, a non avere bisogno di farvi domande. Dimmelo, tu riesci a tremare di gioia per il piacere di starmi accanto, senza chiederti il perché? Ci riesci a non avere paura al mattino appena sveglio, perché potresti non avere voglia di chiamarmi per darmi il buongiorno? Ci riesci a non avere le lacrime agli occhi quando baciandomi senti che vorresti tenere le tue labbra sulle mie fino a prendere fuoco e consumarti in cenere insieme a me? Tutto è così bello, così meravigliosamente bello, così indicibilmente bello, come l’amore. Come l’amore.Una volta mi hai detto che sono bella. E se fosse iniziato tutto lì? No, troppo banale. Eppure non devo escludere niente. Non sono solo le tue parole, è come sai dirle, e il modo in cui mi guardi quando le dici. Eravamo seduti sulle scale della metropolitana, io ero tutta spettinata perché avevo corso per raggiungerti, tu parlavi come una macchinetta, come fai sempre, e io ridevo, continuavo a ridere. Finchè mi hai azzittita con quella frase, all’improvviso, sei diventato serio e accarezzandomi hai detto “Sei bella, lo sai?”. Ma se sono spettinata, ho pensato io. Chissà cosa hai visto. Forse ti sei accorto che in quel momento il mio bisogno di te stava cominciando a premermi nel petto. Forse era questo che mi rendeva bella. Forse il potere che hai sentito di avere. Ma così sono crudele, ti dò del calcolatore. Invece tu sei così spontaneo e semplice. E’ dipeso da me, solo da me, non posso darti colpe. Sono io che ho bisogno di te. Sono io che mi perdo nelle tue mani, sono io che tremo se non ti vedo per un giorno, sono io e solo io che mi sento morire e soffocare dal desiderio viscerale che ho di vederti, toccarti, annusarti, ascoltarti, ogni giorno, ogni splendido giorno che si riempie di incanto e luce appena penso che ci sei... Che colpa ne hai tu se stare vicino a te è così bello, così meravigliosamente bello, così indicibilmente bello, come l’amore! Come l’amore…Come quella volta al cinema: mi hai preso la mano e me l’hai tenuta tra le tue per tutto il film. Io a  un certo punto ho cominciato a guardarle, le tue mani che stringevano la mia, e non guardavo più il film, guardavo le tue mani bianche e affusolate che tenevano la mia intimidita, turbata, silenziosa.A volte non so cosa dirti. A volte tutto mi preme talmente, dentro, che non so in quale dannata lingua devo andare a cercare le parole. E non so se trovandole troverei pace, se parlarti di quanto desidero minuto per minuto sentirmi vicina a te possa realmente portarmi più vicina a te. E allora lascia stare, seppellisci quelle parole se esistono, spegni la luce, fà silenzio, dormi.Purché tu non sappia. Purché sentendo che sei irrimediabilmente lontano io non pretenda di essere amata.Ma spegni quella dannata luce, perché ogni volta che mi giro e vedo quei tuoi stupidi baffi dannunziani mi sembra tutto così ridicolo.  
…non sia mai che io levi nella nottedella mia vita la lanterna vileper misurarti coi presentimenti…Alda Merini –Luce,1949        Foto: Anne Arden McDonald