Buona giornata a tutti, oggi vorrei raccontarvi una storia in cui, per una volta, lo Stato Italiano compì un gesto grande e nobile per tutti.C’era una volta nel 1861 l’Italia appena unita. Questa povera nazione, oltre ad avere moltissimi problemi di gestione politica (quando mai non ce li ha avuti!) derivanti dall’unione di così tante genti differenti, era straziata da un male peggiore, che non faceva distinzione alcuna tra Veneti, Romagnoli, Toscani o Campani: la malaria.Questa malattia, infatti, sembrava impossibile da fermare. In primo luogo perché l’Italia era una zona ricca di paludi, l’habitat naturale per le zanzare del genere Anopheles, i veicoli del contagio da Plasmodium (l’agente eziologico che causava la malaria), e poi il commercio del chinino (l’unico farmaco efficace contro la malattia) era tutto in mano agli Inglesi che lo vendevano a caro prezzo.Risultato? I lavoratori delle classi più umili che si ammalavano di malaria erano destinati a morire perché non potevano permettersi di comperare il chinino.Così, tanti politici italiani cercarono di far approvare una legge che permettesse una più larga diffusione di questo farmaco, ma solo nel 1895, grazie a Federico Garlanda, la legge sul chinino fu finalmente approvata.Cosa cambiava? Lo Stato italiano si faceva carico di acquistare grandi partite di chinino, per poi rivenderlo attraverso i Monopoli di Stato, alle classi più povere ad un prezzo ribassato, infischiandosene delle eventuali perdite di denaro.Finalmente questo farmaco non era più merce rara, e praticamente si poteva comperare d’ovunque: dal farmacista, come dal tabaccaio, spendendo solo poche lire. In questo modo, le vittime della malaria diminuirono: dal 1895 al 1905, passarono da 16000 a 7838, e per una volta nella storia della nostra nazione, una legge funzionò a dovere, permettendo il miglioramento della vita di tante persone (8162 morti in meno in dieci anni).Scommetto che la metà di voi starà fissando lo schermo sbigottita, e vi confermo il fatto che è tutto vero mostrandovi la scatola del Chinino di Stato in mio possesso:
Quando una legge italiana ha funzionato: il Chinino dello Stato
Buona giornata a tutti, oggi vorrei raccontarvi una storia in cui, per una volta, lo Stato Italiano compì un gesto grande e nobile per tutti.C’era una volta nel 1861 l’Italia appena unita. Questa povera nazione, oltre ad avere moltissimi problemi di gestione politica (quando mai non ce li ha avuti!) derivanti dall’unione di così tante genti differenti, era straziata da un male peggiore, che non faceva distinzione alcuna tra Veneti, Romagnoli, Toscani o Campani: la malaria.Questa malattia, infatti, sembrava impossibile da fermare. In primo luogo perché l’Italia era una zona ricca di paludi, l’habitat naturale per le zanzare del genere Anopheles, i veicoli del contagio da Plasmodium (l’agente eziologico che causava la malaria), e poi il commercio del chinino (l’unico farmaco efficace contro la malattia) era tutto in mano agli Inglesi che lo vendevano a caro prezzo.Risultato? I lavoratori delle classi più umili che si ammalavano di malaria erano destinati a morire perché non potevano permettersi di comperare il chinino.Così, tanti politici italiani cercarono di far approvare una legge che permettesse una più larga diffusione di questo farmaco, ma solo nel 1895, grazie a Federico Garlanda, la legge sul chinino fu finalmente approvata.Cosa cambiava? Lo Stato italiano si faceva carico di acquistare grandi partite di chinino, per poi rivenderlo attraverso i Monopoli di Stato, alle classi più povere ad un prezzo ribassato, infischiandosene delle eventuali perdite di denaro.Finalmente questo farmaco non era più merce rara, e praticamente si poteva comperare d’ovunque: dal farmacista, come dal tabaccaio, spendendo solo poche lire. In questo modo, le vittime della malaria diminuirono: dal 1895 al 1905, passarono da 16000 a 7838, e per una volta nella storia della nostra nazione, una legge funzionò a dovere, permettendo il miglioramento della vita di tante persone (8162 morti in meno in dieci anni).Scommetto che la metà di voi starà fissando lo schermo sbigottita, e vi confermo il fatto che è tutto vero mostrandovi la scatola del Chinino di Stato in mio possesso: