La farmacia d'epoca

Phoenix


 Il post di oggi è stato estremamente difficile da scrivere.  Sì, perché volenti o nolenti è difficile evitare battute di pessimo gusto su un prodotto il cui nome commerciale ed annesse scelte di design sono state veramente pessime, ma così pessime che ad oggi non si trova più traccia di questo prodotto. E meno male.Il successo di qualunque oggetto sta nel suo nome commerciale, e nel caso di alcuni farmaci impiegati in patologie che possono risultare o essere percepite come imbarazzanti, è bene scegliere per essi un nome che non dia indizi sulla patologia, né permetta particolari allusioni.Il “Phoenix”, ossia la “Fenice”, in passato non era solo un teatro. Negli anni Cinquanta del secolo scorso fu messo sul mercato un preparato contro l’impotenza maschile con questo nome, il quale prometteva di far risorgere anche qualcos’altro dalle proprie ceneri, esattamente come il mitologico uccello.Non occorre infatti aver studiato troppo, per iniziare una carrellata mentale di metafore e paralleli tra i due “volatili”, ragione principale per cui il Phoenix, sebbene avesse più o meno gli stessi ingredienti dell’Okasa ( altro preparato storico per l’impotenza, ma dal nome molto più vago), non riuscì mai a ritagliarsi una fetta di mercato. Il Phoenix conteneva:-Estratto di testicolo taurino: dall’alba dei tempi l’opoterapia ha portato il genere umano a nutrirsi di ogni tipo di organo animale per acquisirne le caratteristiche, compresi i testicoli di toro ( e di montone). L’efficacia era parecchio dubbia, però da questa pratica ne sono nati diversi piatti della cucina tradizionale anglosassone. Quella che viene genericamente catalogata come “impotenza maschile” è in realtà un fenomeno molto più complesso, che può essere causato anche da altre situazioni patologiche dell’apparato circolatorio o dei centri nervosi, perciò strafogarsi di testosterone spesso non aiuta, se prima non è stata fatta una diagnosi seria. -Estratto di ipofisi anteriore: l’ipofisi è parte del diencefalo, ed è una ghiandola esocrina situata a livello della sella turcica dell’osso sfenoide. È divisa in tre parti, una anteriore, una mediana ed una posteriore: la parte anteriore ( quella che ci interessa) è deputata alla produzione di un’ampia gamma di ormoni tra cui le gonadotropine, le responsabili dell’aumento della produzione di testosterone nell’uomo e l’ovulazione nella donna. -Dimetil amino metil fenil fosfinito di sodio: mi rifiuto si spendere altre parole su questa molecola ricostituente, considerabile il “prezzemolo” dei ricostituenti della prima metà del Novecento: era veramente dappertutto. - Vitamina B1: la carenza cronica di vitamina B1 o tiamina può essere assai deleteria per il nostro sistema nervoso. Essa infatti è responsabile della neuropatia ottica e di diverse encefalopatie. Sicuramente vi avrò spaventato e vi chiederete cosa mangiare per non incappare di queste malattie, ebbene, la vitamina B1 è comunissima e basta mangiare qualunque cibo, sia di origine animale sia vegetale per assumerla. -Fosfuro di zinco: non è un segreto che il fosfuro di zinco sia presente nelle componenti di diversi rodenticidi, le esche contenenti il sale, a contatto con i succhi gastrici del roditore sprigionano fosfina, un gas tossico per il roditore, conducendolo a morte certa nel giro di poco. Per quanto questa proprietà  potesse essere utile ai disinfestatori, essa non giovava affatto all’”effetto fenice”.In conclusione, esattamente come il Viagra si è dimostrato un farmaco inefficace nel trattamento dell’angina pectoris, la patologia per cui fu sviluppato, così anche il Phoenix non era un granché nel trattare l’impotenza, ma poteva vantarsi di essere un rodenticida da paura! Ecco la foto della scatola:
Misura 9,1 cm x 5,8 cm x 1 cm e risale agli anni Cinquanta del secolo scorso. È in assoluto uno dei farmaci più costosi: i suoi 50 confetti costavano ben 1000 Lire. Il farmaco era prodotto dalla Società Prodotti Endocrini Sanitari o SPES, situati a Roma in via Tommaso Salvini 2. Grazie per aver letto il post!