So che non vi sembrerà vero, ma il Supradyn, l’integratore multivitaminico che tutti conoscono, ha faticato moltissimo ad affermarsi sul mercato italiano, ed il suo successo nella nostra penisola è parecchio recente. Il Supradyn, in realtà è sul mercato dagli anni Sessanta del Novecento, prodotto dalla Roche, la quale aveva fatto dei ricostituenti vitaminici uno dei punti di forza della sua produzione. Confrontando le componenti tra il Supradyn di ieri e il Supradyn di oggi notiamo che ha le stesse componenti ma in diverse quantità, ciò probabilmente dovuto al fatto che negli anni i quantitativi sono stati aggiornati in base a nuovi studi sull’alimentazione, ma sostanzialmente il prodotto rimane quasi identico, se non per qualche mg di vitamine in più o in meno. Allora come oggi, le compresse effervescenti di Supradyn ( quello base) contenevano: vitamina A, B1, B2, PP, B6, calcio pantotenato, Vitamina H, B12, C, D2, E, calcio glicerofosfato, ferro (oso) carbonato saccarato, magnesio glicerofosfato, manganese solfato tetraidrato, rame (ico) solfato pentaidrato, zinco solfato, sodio molibdato diidrato e gli eccipienti (ho riportato solo le lettere delle vitamine per abbreviare, se volete una descrizione in dettaglio, non avete che da chiedere). E allora perché un prodotto misconosciuto all’epoca, ha oggi così tanto successo? A causa della rete di distribuzione. Sì, nel 2005, la Bayer acquistò dalla Roche la divisione farmaci da banco, e tra questi vi era appunto anche il nostro Supradyn, che in breve tempo fu portato al successo commerciale potendo contare su una rete di distribuzione più fitta e capillare rispetto all’azienda di Basilea. In Italia, infatti, vi erano altri marchi che spadroneggiavano, come per esempio il Be – Total Carlo Erba, la Vitamina Lorenzini, i preparati al fosforo della De Angeli, gli sciroppi opoterapico – vitaminici della Bioindustria, e i molti altri preparati di case farmaceutiche minori che ormai avevano saturato il mercato: introdurre un medicinale nuovo all’epoca significava anche avere a che fare con una concorrenza agguerrita da parte di brand ben conosciuti al pubblico e diffusissimi. Ecco la foto del tubo:
Supradyn
So che non vi sembrerà vero, ma il Supradyn, l’integratore multivitaminico che tutti conoscono, ha faticato moltissimo ad affermarsi sul mercato italiano, ed il suo successo nella nostra penisola è parecchio recente. Il Supradyn, in realtà è sul mercato dagli anni Sessanta del Novecento, prodotto dalla Roche, la quale aveva fatto dei ricostituenti vitaminici uno dei punti di forza della sua produzione. Confrontando le componenti tra il Supradyn di ieri e il Supradyn di oggi notiamo che ha le stesse componenti ma in diverse quantità, ciò probabilmente dovuto al fatto che negli anni i quantitativi sono stati aggiornati in base a nuovi studi sull’alimentazione, ma sostanzialmente il prodotto rimane quasi identico, se non per qualche mg di vitamine in più o in meno. Allora come oggi, le compresse effervescenti di Supradyn ( quello base) contenevano: vitamina A, B1, B2, PP, B6, calcio pantotenato, Vitamina H, B12, C, D2, E, calcio glicerofosfato, ferro (oso) carbonato saccarato, magnesio glicerofosfato, manganese solfato tetraidrato, rame (ico) solfato pentaidrato, zinco solfato, sodio molibdato diidrato e gli eccipienti (ho riportato solo le lettere delle vitamine per abbreviare, se volete una descrizione in dettaglio, non avete che da chiedere). E allora perché un prodotto misconosciuto all’epoca, ha oggi così tanto successo? A causa della rete di distribuzione. Sì, nel 2005, la Bayer acquistò dalla Roche la divisione farmaci da banco, e tra questi vi era appunto anche il nostro Supradyn, che in breve tempo fu portato al successo commerciale potendo contare su una rete di distribuzione più fitta e capillare rispetto all’azienda di Basilea. In Italia, infatti, vi erano altri marchi che spadroneggiavano, come per esempio il Be – Total Carlo Erba, la Vitamina Lorenzini, i preparati al fosforo della De Angeli, gli sciroppi opoterapico – vitaminici della Bioindustria, e i molti altri preparati di case farmaceutiche minori che ormai avevano saturato il mercato: introdurre un medicinale nuovo all’epoca significava anche avere a che fare con una concorrenza agguerrita da parte di brand ben conosciuti al pubblico e diffusissimi. Ecco la foto del tubo: