Solitamente non mi piace parlare di fatti di cronaca sul mio blog: è una raccolta di scatole di medicinali e tale deve restare, ma quando leggo delle “vaccate scientifiche” su Libero, sapete che non riesco proprio a trattenermi.Questa volta non c’entra Pemberton, ma è riguardante l’identikit dell’assassino della povera Yara Gambirasio.Libero cita così l’articolo del Corriere di Bergamo: “Si tratterebbe di un uomo, d’altezza compresa fra i 175 e 180 centimetri, del peso corporeo approssimativo compreso fra i 73 e i 77 chilogrammi. Manca un particolare estremamente rilevante: l’indicazione approssimativa dell’età. Potrà arrivare dall’analisi delle tracce che l’assassino ha lasciato sui vestiti della ragazza o dal materiale biologico trovato sotto le unghie di Yara”.Premesso che una rilevazione del genere non la facevano più dai tempi di Cesare Lombroso, ma è totalmente inutile per tre motivi.1) L’altezza media del maschio italiano la cui età è compresa tra i 18 e i 40 anni oscilla proprio tra i 175 e 180 cm.2) Io non so dove abbia studiato chi ha scritto questa frase, ma non esiste nessuna correlazione tra l’altezza di una persona e il suo peso. Esistono persone alte 180 cm che pesano 100 kg, come persone alte 175 che ne pesano 120: non c’è nessuna correlazione. Qui, i nostri bravi investigatori hanno utilizzato la formula di Broca per il peso forma ( altezza – 100) non tenendo conto che circa il 42 % della popolazione maschile è sovrappeso, mentre l’individuo descritto è un normopeso da manuale.3) Dal momento che le tracce biologiche hanno più di tre mesi sarà piuttosto difficile non prendere delle cantonate mostruose. La scienza non è ancora onnipotente e il problema principe delle tracce biologiche è che si decompongono, e se il corpo è lasciato alla furia degli elementi si decomporranno ancor prima. In questi casi l’esame del DNA non sempre può dare i risultati sperati, ma qualche indicazione preziosa la può comunque fornire, sperando che le cellule dell’assassino si siano conservate bene.Vi sarete resi conto che con un identikit così non si riesce nemmeno ad escludere il proprio vicino di casa: l’assassino potrebbe essere chiunque. Sarebbe stato molto più utile fornire il colore dei capelli o degli occhi, rilevabile soltanto tramite test del DNA. (con tempi d'attesa più lunghi)Ovvio, il mio intervento non vuole essere polemico nei confronti di chi sta svolgendo l’esame autoptico o le indagini, vuole solo sottolineare che non sempre fornire nuove informazioni per far vedere che le indagini vanno avanti è una buona strategia.Mettiamo il caso che l’assassino fosse il ritratto sputato dell’identikit. Dopo aver letto una notizia del genere domani sarebbe già su un aereo per il Sud America, sottraendosi così alla giustizia.A volte, è consigliabile tacere e aspettare che tutti gli esami autoptici si siano conclusi e solo dopo informare la popolazione, perché è sicuramente meglio attendere una verità che avere subito mille bugie.Speriamo che i giornalisti italiani la smettano con questo giornalismo così approssimativo e inconcludente, perché sta veramente stancando.Grazie per aver letto il post!
Evviva il giornalismo approssimativo: l'identikit dell'assasino di Yara Gambirasio
Solitamente non mi piace parlare di fatti di cronaca sul mio blog: è una raccolta di scatole di medicinali e tale deve restare, ma quando leggo delle “vaccate scientifiche” su Libero, sapete che non riesco proprio a trattenermi.Questa volta non c’entra Pemberton, ma è riguardante l’identikit dell’assassino della povera Yara Gambirasio.Libero cita così l’articolo del Corriere di Bergamo: “Si tratterebbe di un uomo, d’altezza compresa fra i 175 e 180 centimetri, del peso corporeo approssimativo compreso fra i 73 e i 77 chilogrammi. Manca un particolare estremamente rilevante: l’indicazione approssimativa dell’età. Potrà arrivare dall’analisi delle tracce che l’assassino ha lasciato sui vestiti della ragazza o dal materiale biologico trovato sotto le unghie di Yara”.Premesso che una rilevazione del genere non la facevano più dai tempi di Cesare Lombroso, ma è totalmente inutile per tre motivi.1) L’altezza media del maschio italiano la cui età è compresa tra i 18 e i 40 anni oscilla proprio tra i 175 e 180 cm.2) Io non so dove abbia studiato chi ha scritto questa frase, ma non esiste nessuna correlazione tra l’altezza di una persona e il suo peso. Esistono persone alte 180 cm che pesano 100 kg, come persone alte 175 che ne pesano 120: non c’è nessuna correlazione. Qui, i nostri bravi investigatori hanno utilizzato la formula di Broca per il peso forma ( altezza – 100) non tenendo conto che circa il 42 % della popolazione maschile è sovrappeso, mentre l’individuo descritto è un normopeso da manuale.3) Dal momento che le tracce biologiche hanno più di tre mesi sarà piuttosto difficile non prendere delle cantonate mostruose. La scienza non è ancora onnipotente e il problema principe delle tracce biologiche è che si decompongono, e se il corpo è lasciato alla furia degli elementi si decomporranno ancor prima. In questi casi l’esame del DNA non sempre può dare i risultati sperati, ma qualche indicazione preziosa la può comunque fornire, sperando che le cellule dell’assassino si siano conservate bene.Vi sarete resi conto che con un identikit così non si riesce nemmeno ad escludere il proprio vicino di casa: l’assassino potrebbe essere chiunque. Sarebbe stato molto più utile fornire il colore dei capelli o degli occhi, rilevabile soltanto tramite test del DNA. (con tempi d'attesa più lunghi)Ovvio, il mio intervento non vuole essere polemico nei confronti di chi sta svolgendo l’esame autoptico o le indagini, vuole solo sottolineare che non sempre fornire nuove informazioni per far vedere che le indagini vanno avanti è una buona strategia.Mettiamo il caso che l’assassino fosse il ritratto sputato dell’identikit. Dopo aver letto una notizia del genere domani sarebbe già su un aereo per il Sud America, sottraendosi così alla giustizia.A volte, è consigliabile tacere e aspettare che tutti gli esami autoptici si siano conclusi e solo dopo informare la popolazione, perché è sicuramente meglio attendere una verità che avere subito mille bugie.Speriamo che i giornalisti italiani la smettano con questo giornalismo così approssimativo e inconcludente, perché sta veramente stancando.Grazie per aver letto il post!