Creato da necruz il 21/03/2013

informattando

prove di comprensione

 

 

Che strano Paese.

Post n°14 pubblicato il 14 Novembre 2013 da necruz
 

Non si trova un post che parli di questo, sembra francamente sconfortante,
ma non ci meravigliamo, nonostante la notizia sia del Tg1 di stamane.
Il Pm Nino Di Matteo è l'oggetto di un mandato di morte emesso da Totò
Riina dal carcere. Di ciò nè ci meravigliamo (di nuovo),  nè sorprende che a render
 nota la notizia sia stato il Tg 1 , dato che di Di Matteo si sarebbe
dovuto parlare già diffusamente almeno mesi fa e solo oggi si degnano a
riportare la notizia perchè a parlare è stato il Capo dei capi
(la notizia è rilevante solo se ha una caratura nazional popolare,
altrimenti del maggior giudice antimafia in attività al momento chissenefrega!).
 Per chi non lo sapesse, Di Matteo è uno dei giudici che sta conducendo le indagini
sulla trattaiva Stato-mafia che vede coinvolti politici del livello di Nicola
Mancino, Napolitano, Calogero Mannino, ecc ecc chi più chi meno coinvolti
nella vicenda. Le vittime (alemeno per il momento) concettuali di detta
trattativa sono in primis Borsellino (Falcone), e tutti i morti della stagione
stragista del '93. Sapete che cosa sorprende davvero? Ma davvero prorpio???
 Durante l'intervista a Messineo, hanno lasciato intatta la parte in cui il
 capo della Procura di Palermo dice che "personalmente sospetta
che la chiamata alle armi di Riina funga da scudo per mascherare terze volontà
che si avvantaggerebbero della morte di Di Matteo". Tradotto: la politica
corrotta e indagata in questa indagine, ha messo sulla bocca di Riina il
 mandato per l'omicidio per nascondere la propria interessata volontà omicida.
Su Rai Uno alle tredici e rotte. Nessuna è sbalordito, nessuno si indigna e
nessuno ne parla, nessun post. Ditelo voi se è una Paese normale.

 
 
 

LARA COMI E L'INCOMPRENSIONE

Post n°13 pubblicato il 08 Maggio 2013 da necruz
 

Che Laracomio! siamo nelle mani di gente che non conosce nulla, il rispetto dice di una persona morta! Lara Comi non sa che il "divino Giulio" ha detto non molto tempo fa del padre di Ambrosoli che se l'andava cercando, quando faceva il suo dovere ovviamente, semplicemente come curatore fallimentare della banca di Sindona e per questo assassinato. La giovane esponente del PDL non sa probabilmente di parlare a vanvera dimostrando palesemente di non sapere nulla nè di Ambrosoli padre, nè di Sindona, nè delle indicibili nefandezze di quest'ultimo , nè tanto meno di Andreotti, della storia recente repubblicana, della storia della mafia, di Calvi e dello IOR. Esortiamo all'informazione non tanto per il rispetto verso se stessi - del fondamentale italianissimo "fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtude e canoscenza" - quantomeno per quello verso chi è morto per questa Repubblica. Ambrosoli Giorgio fu più volte minacciato telefonicamente, dapprima si cercò di imbonirlo, corromperlo più esattamente, poi si passò a minacciarlo fino all'assassino commissionato da Sindona dall'assoldato killer americano Aricò. Le minacce telefoniche furono perpretate dal congnato di Stefano Bontade, boss palermitano di Cosa Nostra, Giacomo Vitale che in un primo momento chiede ad Ambrosoli che gli assicurasse di non costringerlo a fargli del male inutilmente, poi venendo a sapere di essere stato intercettato in quella stessa telefonata - e bisognerebbe chiedersi come ne era venuto a conoscenza - richiama dando del cornuto all'avvocato milanese, che per tanto meritava di morire ammazzato. Così fu l'11 luglio 1979. La responsabilità di Giulio Andreotti è quella politica di essere in stretti rapporti con Michele Sindona, che finanziava la DC, di essere il referente politico principale della P2 con Cossiga, a detta di Licio Gelli (sono chiarissime le sue affermazioni in recenti interviste su Youtube), che aveva grossi investimenti nella banca di Sindona con Cosa Nostra e lo IOR, e la responsabilità morale di avere risposto in una intervista su Ambrosoli che "come si dice a Roma, era uno che se l'andava cercando". Alla luce di ciò il figlio dell'avvocato non poteva rimanere in aula al momento della commemorazione del senatore per il semplice motivo che, oltre a tutto quello in cui Andreotti è più o meno coinvolto nell'affare Sindona, quest'ultimo non ha riconosciuto il dovuto rispetto per un martire della Repubblica - ed un esempio virtuoso di cittadino onesto - con la frase dell'intervista. L'informazione può solo aiutare a migliorare questo paese, così prostato oggi proprio a causa di queste vicende tutte connesse tra loro, da Sindona a Calvi, la P2, lo IOR, le mafie, Tangentopoli, la Trattativa stato-mafia. Questo è tutto, si chiede il più semplice spirito di onestà civica per questa Repubblica. Se Lara Comi dice di non capire è perchè non sa, e rispondere nel fastidioso ed arrogante qualunquistico modo "prenderò lezioni da lei signor Cacciari", fa ancora più male e dà più fastidio. Nel meridione d'Italia si dice "ciuccio e presuntuoso".

 
 
 

BOSTON

Post n°12 pubblicato il 24 Aprile 2013 da necruz
 

OBAMA ATTENTATI ARMI E RICINA
Post n°9 pubblicato il 18 Aprile 2013 da necruz
 
Foto di necruz

Il timore è che qui il sistema non possa cambiare a meno che non si vuole sangue per le strade, molto sangue. Vedi Boston: oggi al Senato è stato bocciato il disegno di legge contro le armi di Obama.

 

16 Gennaio

Obama indice 23 ordini con cui porrà al Congresso un disegno di legge che bandisce la vendita di armi automatiche e certifica l'idoneità dell'acquirente di armi. La ragione dell'intervento sta nel tentativo di limitare i rischi di stragi che l'America negli ultimi anni spesso ha conosciuto in luoghi pubblici. "Bisogna proteggere in nostri bambini. Sarà molto difficile realizzare la riforma per via dei lobbisti e dei politici collegati alle lobby delle armi. Porrò la questione al Congresso e gli americani ne chiederanno conto se rifiuterà" dice il presidente.

 

15 Aprile

Attentati di Boston nel giorno del Patriots Day ricorrenza della battaglia di Lexington con la quale si diede avvio alla rivoluzione americana. Le bombe, di imprecisato numero quelle totali, sono state piazzate nell'ultimo chilometro di maratona dedicato ai sopravvissuti della strage nella scuola di Newtown. Esplode un'altra bomba alla JFK Library di Boston e sebbene in un primo momento CIA e FBI collegano i due fatti subito dopo smentiscono ogni relazione senza concedere spigazioni. Non è da sottovalutare l'alto valore simbolico che potrebbe ricoprire questo secondo evento.

 

16 Aprile


Si affaccia l'ipotesi che una delle bombe sia stata piazzata laddove pochi minuti prima siedeva il govenatore democratico del Massachusettes. Il che potrebbe ancora una volta connotare politicamente l'atto.

16 Aprile

Viene diffusa la notizia secondo cui è stata recapitata una missiva contente ricina al senatore repubblicano Roger Wicker.

17 Aprile

Viene diffusa la notizia che è stata recapitata ad Obama una lettera contente ricina e nelle stesse ore una seconda al Senato che viene subito evacuato. Ritorna lo spettro dell'antrace che seguì nell'immediato gli attentati dell'11 settembre coinvolgendo membri del Congresso e giornalisti causando 5 morti. Nelle stesse ore il Senato si riunisce per bocciare la proposta di legge di Obama sul controllo delle armi. Le mamma delle vittime di Newtown si indignano. Le lobby hanno esercitato le loro pressioni su senatori che senza il loro appoggio non sarebbero stati eletti. "E' un giorno vergognoso" dice Obama. Intanto si esclude ancora il collegamento tra gli attentati e le missive all'antrace.

 

RICAPITOLANDO

 

L'attentato è stato fatto all'ultimo chilometro della maratona dedicato alle vittime della strage di Newtown.

 

Obama doveva proporre solo un giorno dopo, una legge sul controllo delle armi al Congresso dehli Stati Uniti proprio come reazione politica a stragi come quelle di Newtown.

 

La dinamica e la portata interne all'attentato sono come al solito oscure e contraddittorie, ricorrette in corso d'opera. Si parla di più bombe. Dai video si distingue nettamente una seconda esplosione, chi sono le vittime? Dove è esplosa con certezza? Comunque sembra esser lontana dalla prima, come si distingue nettamente dall'audio. Ancora. Perchè è stata diffusa la notizia di un'altra esplosione alla Biblioteca Kennedy e poi ne è stata smentita la correlazione con le prime? Qual'è la probabilità statistica che un'esplosione avvenga casualmente in una libreria proprio in zona, mentre negli stessi secondi si sta consumando un'attentato anch'esso dinamitardo? Quale sarebbe il valore simbolico del nome di Kennedy in relazione alla lobby delle armi, o comunque al contesto? Una maratona che si svolge il giorno della commemorazione dell'inizio della Rivoluzone Americana e all'ultimo chilometro delle vittime di Newtown. Come mai il lugo era ben scortato da forze dell'ordine, militari e forze speciali, come si distingue bene dai video, se non c'era nessun alllarme attentati? Perchè si è parlato del governatore dello stato come possibile obiettivo, guarda caso omologo politico di Obama? E' un caso che l'attentato sia a margine di una votazione così importante per il futuro della vendita delle armi negli USA? Come mai, e sopratutto perchè non se ne parla, dato che si tratta di un attentato alla vita della massima carica degli USA e nel mondo, della lettera all'antrace ricevuta da Obama poche ore dopo? E perchè non si parla delle lettere all'antrace, con il dovuto allarme, indirizzate ad un senatore e poi al senato poche ore prima della votazione? Perchè non si sommano i casi e non si sospetta che il tutto abbia potuto influire sul voto che ovviamente è stato negativo nei confronti della proposta di Obama? Perchè non si mettono adeguatamente, e con il giusto allarme, in relazone gli attacchi all'antrace del 2001 post 11 settembre e quelli post Boston? Non potrebbero far pensare ad un unica mano ed ad un unica regia? Il fatto non sussite dato che i presunti attentatori,  quello vivo, sono già a disposizione dell'FBI.

PER FINIRE

USA: scarcerato sospetto di aver inviate lettere al veleno

 

USA: falso attentato Obama, si sospettano haker filo-Assad

 

 

 
 
 

NAPOLITANO E LA TRATTATIVA STATO-MAFIA

Post n°11 pubblicato il 20 Aprile 2013 da necruz
Foto di necruz

Nicola Mancino, dapprima indagato e poi accusato di falsa testimonianza nel processo sulla trattativa stato-mafia, a fine 2011 viene intercettato quattro volte sulla sua utenza privata mentre chiama al Quirinale. E' da ricordare che si è attestato che le trattative di "pezzi" dello stato con la mafia fossero iniziate subito dopo la strage di Capaci e si paventa la possibilità che Paolo Borsellino ne era venuto a conoscenza subito e si fosse messo di traverso. Sull'agenda del magistrato che è nelle disponibilità degli atti processuali, è riportato scritto di pugno dal giudice un incontro avuto con il nuovo ministro dell'interno Nicola Mancino. Dopo l'incontro, Borsellino avrebbe avuto un colloquio a Roma con il pentito Gaspare Mutolo, e quest'ultimo riporta quanto fosse sconvolto, tanto da avere, senza accorgersene, due sigarette accese tra le mani. La mogllie di Borsellino ricorda che al rientro da Roma il marito, visibilmente preoccupato, le riferì di "aver visto la mafia in faccia" e di "aver sentito puzza di morte". Poche settimane dopo, la strage di Via D'Amelio uccide Borsellino e la sua scorta. Nicola Mancino ha sempre riferito di non ricordare di aver incontrato il magistrato palermitano e addirittura che non "conoscesse come fosse fatto" tanto da avergli potuto stringere la mano senza accorgersene. Con l'apertura del processo sulla trattativa stato-mafia, grazie alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, e quelle di Gaspare Spatuzza e Giovanni Brusca l'ex presidente del Senato della Repubblica entra nel registro degli indagati. Da qui cominciano una serie di ricostruzioni e testimonianze discordanti, cambiamenti di versione anche imbarazzanti ed infine le telefonate al Presidente Napoitano. Nell'unica intercettazione diffusa durante "Anno zero" si distingue chiaramente la volontà di Mancino, nelle condizioni di semplice privato cittadino, di richiedere un intevento diretto del Quirinale nell'indagine. Uscite fuori le intercettazioni, la Presidenza della Repubbilca solleva la questione del conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo nel merito. La Consulta, che deve decidere sul conflitto di attribuzione, dà ragione al Quirinale disponendo che i file delle telefonate vengano distrutti perentoriamente.

 
 
 

MARINI, D'ALEMA E IL GOVERNO PRODI NEL ?98

Post n°10 pubblicato il 19 Aprile 2013 da necruz
Foto di necruz

Nell'ottobre del '98 Marini e D'Alema si accordarono per far cadere il governo Prodi. Le dichiarazioni relative al fatto non sono emerse solo oggi, come si potrebbe pensare date le elezioni della presidenza della Repubblica. Già molti anni fa, quando il clamore della cosa sarebbe stato contenuto, l'Espresso riportava candidamente le dichiarazioni di Marini in merito, in un lungo articolo dove venivano spiegati esaustivamente i retroscena della vicenda. La verità è che a giocare con le strategie politiche, a spese della nazione e con grave danno, come poi si vedrà fino ad oggi, sono stati in molti e per diverse ragioni per ciascuno. L'agnello sacrificale era Prodi, capo di un governo debole con un risicato numero di voti per la sua maggioranza. Sul versante PRC, facevano da sfondo le beghe politico- stategiche tra Bertinotti e Cossuta, beghe che celavano la lotta per la leadership incontrastata all'interno del partito oltrechè l'oltranzismo politico ottuso della sinistra radicale italiana incapace di considerare il risultato minimo come vantaggio massimo. Proseguendo con la descrizione del quadro, ci sono le tensioni all'interno delle forze dell'Ulivo, e all'interno del partito di D'Alemai. Si vede sullo sfondo il fantasma della probabile e prossima rottura di Rifondazione, si pensa a come evitare le elezioni con l'appoggio eventuale di Cossiga e Mastella in sostituzione del vecchio alleato. Alcune indiscrezioni evidanziano che Cossutta avrebbe garantito un numero di parlamentari a favore, dopo la scissione del suo partito, superiore a quello che effetivamente poi sarebbe stato. Questo dato poteva rassicurare Prodi, che in tutti i modi sperava di evitare per un pelo la sfiducia, senza chiedere l'appoggio a Cossiga. Da parte dalemiana e dei popolari poi, la fuoriuscita di Bertinotti doveva essere intesa comunque come la liberazione da una alleanza posta continuamente sotto il segno del ricatto e quindi in prospettiva, con nuovi numeri, si sarebbe potuto garantire un governo più stabile. L'idea per Marini era quella di far cadere a questo punto il governo Prodi e di offrire il ruolo di premier a D'alema, il tutto con una partita di scambio che nel prossimo futuro avrebbe dovuto riguardare il Quirinale. Su questo c'è una cena tra Marini, Veltroni, D'Alema e Mattarella a testimoniare l'accordo con il quale si sarebbe considerato il nome della Jervolino. D'Alema però poi cambiò idea puntando su Ciampi.

 
 
 
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