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ANGOLO DELLO STERMINATORE

ULTIMA FRASE DELLO STERMINATORE

Niente che possa essere fatto con la volontà umana è utopico

VECCHIE FRASI DELLO STERMINATORE

Lo sterminatore odia essere aiutato dagli alleati, vuole essere sempre da solo sul campo

Lo sterminatore o e testa o e croce: non conosce le vie di mezzo

NUOVE FRASI DELLO STERMINATORE

Lo sterminatore è sempre in prima linea nel mediare tra due parti, ma guai a loro se non trovano un accordo...

Bisogna essere duri senza perdere mai la tenerezza (Ernesto Che Guevara)

Questa frase dell'indimentacabile Che Guevara l'ho presa a modello x il mio stile di vita... Duro e determinato nell'affrontare le varie prove della vita, ma senza dimenticare la tenerezza che rende chiunque una brava persona (se non bleffa...), e solo con chi se lo merita esco la tenerezza, occhio quindi a non farmi saltare qualche nervo di troppo...

La verità è sempre rivoluzionaria!

 

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Creato da: sterminatore1986 il 22/10/2005
in questo blog voglio che tutte le più elementari forme di libertà (di parola, di pensiero, di respirare anche...) vengano rispettate!!!

 

 
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BERVE CRONISTORIA DELLE FARFALLE ROSSE (MOVIMENTO STUDENTESCO DI SIENA)

Post n°34 pubblicato il 09 Novembre 2005 da sterminatore1986
 
Foto di sterminatore1986

Quel giorno
che contestammo Ruini di Alessandro Francesconi

«Siena, fra le cui mura sempre s'attende il Palio dell'Assunta». E' qui che inizia il nostro racconto, in una città mistica dove il tempo si ferma e i rumori di oggi si mischiano con profumi vecchi di secoli. Qui non si narra di epici eroi ma di giovani anime e di come un giorno abbiano deciso di tornare ad essere protagonisti delle proprie vite. Tutto inizia in un giorno di pioggia, come è d'obbligo per una storia che si rispetti, in un piccolo bar del centro con un nome che alla fine si sarebbe rivelato premonitore: "L'incontro". Intorno al tavolo qualche decina di ragazzi che riflettono sul da farsi, su come si possano risvegliare gli studenti senesi da quel torpore in cui erano caduti.

L'intenzione era quella di creare un soggetto che non tenesse conto di simboli, statuti e frizioni varie che negli anni si creano e si consolidano fra realtà diverse. Un luogo in cui ognuno potesse ritrovare la propria dimensione di individuo ed in cui fosse possibile far confluire sensibilità e identità diverse, che in nome di un obbiettivo comune si mettessero in gioco, portando le proprie idee in quell'unico organo riconosciuto da questo movimento: l'assemblea. Qualche ora dopo, con la tavola invasa da bottiglie vuote e tazze macchiate di caffè, si era finalmente delineato il lavoro di anni, mancava solo il nome.

Davanti all'ultima birra si materializzava l'idea. Tornavano alla mente le parole della teoria del caos di Lorenz e sul tovagliolo di carta l'inchiostro tracciava l'inizio del primo comunicato: «Si dice che il battito d'ali di una farfalla in Amazzonia possa provocare un tornado in Texas. Noi saremo quelle farfalle, le nostre lotte saranno quel tornado». Fuori dalla porta, sotto la pioggia incessante, c'è stato il primo volo, la luce fioca del giorno filtrata dalle nuvole si posava per la prima volta sulle Farfalle Rosse.

Quando una mattina arrivò la telefonata che avvertiva della presenza del cardinale Ruini erano passate solo poche settimane dalla nostra nascita ma l'assemblea era già stracolma di ragazzi e ragazze che volevano dire la loro. Fefi, Dario, Eric, Giacomo, "i due Alessandro", Orsa, Silvia, Arianna, Martino, Giorgia, Andrea e tanti e tante di cui ancora non riuscivamo a ricordare i nomi. Riuniti in fretta e furia dentro un'aula dell'Istituto tecnico la decisione fu unanime: saremo stati lì per dire la nostra, non ci saremmo fermati davanti agli strapoteri che ruotavano intorno a tale iniziativa. Decidemmo di violare quella regola non scritta che impedisce di contestare un uomo della chiesa di Roma. Ed è così che il primo tornado si è scatenato. Ciò che è successo dopo è già noto, riportato in fretta e furia da giornali e giornalisti che si affrettavano a divorare almeno un brandello del nostro essere, per poi sputarlo sottoforma di inchiostro sulle pagine dei loro quotidiani. Si sono succedute in sequenza accuse trasversali che parlavano di aggressione, di assalto squadrista e di "protestismo cronico". Mentre loro ci dipingevano come "i fischiatori" noi riscoprivamo il nostro agire e continuavamo per la nostra strada. Questo percorso ci ha portati a Roma, il 25 ottobre, dove migliaia di occhi lucidi di contentezza ammiravano quello spettacolo incredibile che si manifestava in piazza Montecitorio. Quelle mani alzate al cielo, le voci che si univano, i cori che si facevano sempre più forti ed intensi, diventavano il simbolo di una voglia riscoperta di prendere in mano il proprio futuro, di dire "no" a chi ci vede come numeri, come dipendenti della grande "impresa Italia". Come spesso accade si sono alzati i manganelli, calati su persone disarmate e guidati da una mano che ha paura delle nostre idee.

Ma dietro la storia delle Farfalle Rosse e dietro il 25 ottobre romano c'è molto di più di quanto certi media e alcuni politicanti, che si sono subito affrettati a sputare giudizi su quanto accaduto, vorrebbero darci a credere.

La prima domanda è perché proprio da una piccola città come Siena, dove per anni la politica vera è stata praticamente inesistente, dove il conflitto sociale esisteva solo come fattore sommerso, sono nate le Farfalle Rosse. Perché è nato tutto da quella piccola, sperduta provincia? La risposta è da ricercarsi nella storia degli ultimi anni, nella precarietà che avanza fino a diventare un concetto di vita, seppur imposto, per ogni giovane (e non solo). Nel benessere senese, che solo da qualche anno inizia a sentire aria di crisi incrinando di conseguenza quello stereotipo di "isola felice", spacciato per verità assoluta fino ad allora.

Questo nuovo movimento ha di eccezionale il fatto di aver abbandonato ogni sigla e personalismo in favore di un obbiettivo comune. Il rifiuto di una vita di incertezze, dell'impossibilità di costruirsi un futuro si è concretizzato in questa forma sperimentale che ha retto straordinariamente a quell'ondata di notorietà improvvisa che aveva sommerso nel tempo realtà ben più testate. Perché? Perché il fine che ci siamo posti non è quello dell'egemonia o quello di emergere ed entrare a far parte di quella costellazione di nomi e sigle che si ingrandisce nel tempo, bensì quello di cercare di dar voce a tutti i soggetti che oggi sono costretti al silenzio da questo governo e dalla sua politica. Di tentare realmente di fare della nostra diversità il vero punto di forza. Il 25 ottobre a Roma tanti e tante insieme a noi hanno dimostrato che questo movimento c'è: centinaia di migliaia di uomini e donne che sfilavano dietro lo striscione «il nostro tempo è qui e comincia adesso».

Poi in un'atmosfera surreale, dove non si percepiva la minima tensione, iniziano i tentativi di arrivare al Parlamento. Gruppi eterogenei che a mani alzate proseguivano contro i "robocop" dell'ordine, agivano la nonviolenza senza fare un passo indietro e quella forza, quella convinzione, è sfociata poi nell'abbraccio a Montecitorio che mai e poi mai potrà essere definito assedio: eravamo là armati solo delle nostre idee, delle nostre voci e dei nostri colori, con la voglia di difendere un bene troppo prezioso per essere svenduto in maniera criminale: l'istruzione, il sapere.

A chi chiede se questa è la rinascita del movimento studentesco non è facile rispondere, sarà il tempo a chiarirci le idee. Si può dire con certezza che quello che è accaduto dalla fine di settembre ad oggi non è una meteora, ma l'inizio di un percorso. Si può affermare con altrettanta certezza che il volo delle Farfalle sarà infinito. Non perché qualcuno si illuda di poter durare per sempre, ma perché questa esperienza è servita a far capire che ovunque può nascere quel battito d'ali che scatena il tornado. 

 
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