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PAUL VALERY:


Il cimitero marinoIQuel tetto quieto, sparso di colombe,Fra i pini palpita, e pur fra le tombe;In fuoco il giusto Meriggio combinaIl mare, il mare, sempre rinnovato!Quale compenso a un pensier passatoUn lungo sguardo alla calma divina. IIChe fine ordito di lampi consumaTanti diamanti di sottile spuma, E quale pace si fa prevedere!Se sull’abisso d’un sol c’θ una pausa,Opere pure di una eterna causa,Scintilla il Tempo e il Sogno θ sapere.III Tesoro certo, sobria ara a Minerva, Massa calma e visibile riserva,Acqua severa, Occhio che tieni strettoSμ tanto sonno sotto un vel di fiamma,O mio silenzio!...Edificio dell’alma,Terrazza d’oro in mille embrici, Tetto!IVTempio del Tempio, che un sospir riassume,La purezza cui salgo or m’θ costume,Avvolto dentro al mio sguardo di mare;E quale agli dei offerta mia piω grande,Lo scintillio sereno intorno spandeSu per l’altezza un sovran disdegnare.V Come in piacere si trasforma un frutto,Come in delizia viene esso distruttoIn una bocca ove la forma muore,Io qui respiro il mio futuro fumoE il cielo canta all’anima in consumoLe rive dissolventisi in rumore. VIVero e bel cielo, guarda me che muto!Dopo che in tanto orgoglio son vissuto,In ozio strano, ma pien di potere,Io m’abbandono alla brillante plaga,Su morte case ora l’ombra mia vagaChe me, col blando moto, sa tenere.VIIL’anima esposta al fuoco solstiziale,Sostengo la giustizia eccezionaleTua, o luce, in armi che non han pietΰ.Pura, io ti rendo ove ti si produce:Guardati!...Ma rendere la luceSuppone d’ombra una cupa metΰ.VIIIOh, sol per me, a me solo, in me soltanto,Appresso a un cuore, alle fonti del canto,Fra il vuoto niente e l’accadere puro,Attendo all’eco di mia ampiezza interna,Amara, oscura e sonora cisterna,Sonante incavo in me, sempre futuro!IXTu delle fronde prigionier non vero,Golfo, che rodi il graticcio leggero,Sui miei occhi chiusi, segreti splendenti,Sai tu qual corpo alla sua fine oziosaMi trae, e qual fronte a questa terra ossosa?Una scintilla qui pensa ai miei assenti.XD’un fuoco incorporeo sacro orto pieno,Teso alla luce frammento terreno,Mi piace questo luogo di candele,Composto d’oro, pietra e oscure piante,Qui tanto marmo trema all’ombre tante;Sulle mie tombe il mar dorme fedele.XIChi idoli vuol scaccia, cane splendente!Se io solitario, pastor sorridente, Vado pascendo, agnelli misteriosi, Il bianco gregge di mie quiete tombe,Tieni lontane le prudenti colombe,I sogni vani, gli angeli curiosi.XIIQui pervenuto, θ l’avvenir fiacchezza,Netto l’insetto gratta la secchezza,Tutto θ bruciato, sfatto e accolto in ariain non so quale sμ severa essenza...Vuota θ la vita, ebbra com’ θ d’assenza,Dolce θ amarezza, ed θ la mente chiara.XIIIOcculti in terra i morti stanno bene,Al caldo e in secco mister essa li tiene.Meriggio in alto senza movimentoIn sι si pensa e di se stesso θ tema...Completa testa e perfetto diadema,Io sono in te il segreto mutamento.XIVIn me soltanto stanno i tuoi timori!I miei rimorsi, dubbi e rigoriSono il difetto del tuo gran diamante...Ma nella notte di pesi marmorei,Un popol vago sotto i ceppi arboreiPian piano giΰ fatto θ tuo militante. XVFusi essi sono in una spessa assenza,Rossa argilla ingoiς lor bianca parvenza, Han fatto dono di lor vita ai fiori!Dove saran le frasi familiari?L’arte precipua, i cuori singolari?Stan larve ov’eran lacrimali umoriXVIGridi acuti di donne stuzzicate,I denti, gli occhi, le ciglia bagnate,Splendido seno che gioca col fuoco,Sangue che brilla in labbra ormai concesse,Dita e final doni difesi da esse,Tutto sotterra va, torna nel gioco! XVIIE tu, grand’anima, un sogno ancora speriChe non abbia i colori menzogneri Che, a occhi di carne, onda e oro mostran qui?Canterai tu, fatta ormai vaporosa?Tutto fugge! Ah, presenza mia porosa!Muore la santa impazienza altresμ!XVIIIMagra immortalitΰ nera e dorata,Consolatrice d’atro lauro ornata, Che della morte fai un seno materno, Bella menzogna sei, e che pietΰ astuta!Chi non conosce, e chi non li rifiuta Quel cranio vuoto e quel ridere eterno!XIXPadri profondi, teste inabitate,Che sotto il peso di tante palate,Siete la terra che il passo sconcerta,Tarlo ver, verme cui non si contrasta,Non rode il sonno che marmo sovrasta: Di vita vive esso, e mai mi deserta.XXE’Amore, forse, o odio verso me stesso?Il dente suo segreto sμ m’ θ appresso,Che ben qualsiasi nome gli conviene!Che importa! Esso vuol, sogna, tocca, vede! Di carne mia ha piacer, e al letto accedeAl viver suo il viver mio  appartiene!XXIZenon! Crudele! Zenone eleata!M’hai tu trafitto con la freccia alata,Che vibra, vola, eppure in vol non θ!Mi dΰ il suon vita che la freccia fuga,Ah! Questo sole...Ombra di tartarugaPer l’io, l’ immoto Achille lesto piθ!XXIINo, No!...Su, in piedi! All’era successiva!Spezza, o mio corpo, la forma pensiva!Bevi, mio petto, la nascita dei venti! Una freschezza, dal mare esalata,Rincuora l’anima...O forza salata!All’onda presto, a riemergerne viventi!XXIIISi! Grande mar ai deliri votato,Pelle di pardo e mantello forato,Da mille e ancor mille idoli solari,Idra assoluta, carne blu inebrianteChe ti mordi la coda scintillante,In un tumulto che al silenzio θ pari,XXIVSi leva il vento! Su, alla vita, presto!Immensa l’aria apre e chiude il mio testo.Polvere d’onda sprizza alle scogliere!Volate via pagine abbacinate!Spezzate, onde! Spezzate, acque inebriate,Quel tetto quieto al beccheggiar di vele.