A Room of One's Own

La lingua madre


Ebbene, si, lo ammetto, faccio parte di quel 54,5 % di italiani che secondo le indagini dell’Istat citate da SandaliAlSole nel suo post 1444,  in famiglia si esprimono in dialetto.  In effetti, come ho scritto qualche settimana fa in risposta ad un  commento  in cui venivano sottolineate le mie lacune in fatto di lingua italiana, la mia lingua madre è il dialetto bresciano: me ne accorgo specialmente quando sono arrabbiata, che mi vengono parole ed espressioni dialettali che solo in seconda battuta traduco in italiano, con risultati non sempre del tutto efficaci.  Non che di questo io pensi di dover essere particolarmente orgogliosa. Ci sono anzi stati dei momenti in cui mi sono sentita in imbarazzo per il mio accento, come quando al primo esame in università la professoressa che mi interrogava lo notò e me lo fece notare. Ma quando io ero piccola, nell’ambiente sociale in cui vivevo parlare in Italiano era considerato uno snobismo, una cosa di cui poi farsi beffa.Chiaro, alla maestra, al dottore, in genere alle persone ‘istruite’ che venivano da fuori ci si rivolgeva in italiano, ma tra di noi, con i genitori, con la gente del paese, finanche con il prete e con il sindaco,  parlare in italiano sarebbe stato considerato un volersi dare delle arie. Non ricordo con esattezza quando le cose han cominciato a cambiare, ricordo però molto bene che fu con i bambini. La cosa avvenne in modo del tutto spontaneo, niente di simile a quello che racconta Pelino55 nel suo commento al post di SandaliAlSole citato. Da un certo momento in poi, si cominciò a usare l'italiano quando ci si rivolgeva ai bambini piccoli, come se così facendo fosse più semplice farsi capire, anche se poi per parlare con la mamma e con il resto della famiglia si tornava tranquillamente al dialetto.Sicuramente il processo era già  ben avviato quando a metà degli anni settanta nacque l’ultima delle mie sorelle. Benché tutti parlassimo abitualmente dialetto tra di noi, perfino mio papà quando parlava con lei usava l’italiano. Non saprei dire se questo sia stato un bene o un male per la sua generazione, non sono del tutto sicura che il dialetto sia effettivamente un patrimonio linguistico inestimabile la cui perdita sia da considerare un danno. Però questo è il motivo  per  cui mia sorella, al pari degli altri giovani della sua generazione, pur comprendendolo perfettamente, quando vuol parlare dialetto sembri stonata, e si può tranquillamente includerla tra quel  45,5% di popolazione che in famiglia parla in Italiano.