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Citazioni nei Blog Amici: 30
 
 
 
 
 
 
 

 

 

I forti...

Post n°512 pubblicato il 19 Settembre 2023 da il_parresiasta

I forti non sono amati. Sono Scomodi.

Sono poco manipolabili.

I forti sanno sentire se stessi, conoscono i loro diritti e non sono disposti a rinunciarci.

Sanno essere felici malgrado tutto.

Hanno delle radici potenti,

che non si possono estirpare.

Non è facile distruggere i loro principi,

la loro dignità, la loro fiducia in se stessi.

Sono in grado di sostenere qualsiasi verità, i colpi del destino, la tortura del tradimento e le tempeste delle proprie emozioni.

Non hanno paura del dolore: hanno già attraversato il loro inferno personale e sanno trasformare le ferite in saggezza, sanno godere la vita, conservando nel cuore la bellezza e la tenerezza.

Non si aggirano sulle strade altrui,

non commerciano la felicità,

non elemosinano l'amore.

Ma se dovessero conoscere questo sentimento, lo accetterebbero come un dono e NON TRADIREBBERO MAI COLORO CHE AMANO.

I forti si evolvono, approfondiscono.

Ciascuno di loro porta una croce personale,

senza farla cadere sulle spalle degli altri.

Quando sbagliano si rialzano, traendone una lezione, invece di accusare qualcun altro.

I forti sanno andarsene, per sempre.

Non provate la loro resistenza, vi pieghereste.

(Kelly Cristina Duarte)

 

 
 
 

Preghiera...

Post n°511 pubblicato il 19 Settembre 2023 da il_parresiasta

Preghiera al DIO DELLA GIOIA

 

Essere tristi è segno di te, o Signore

un segno che ci manchi;

e noi neppure lo sappiamo;

la mancanza di gioia

è segno della tua assenza;

uomini o chiese senza gioia

sono uomini o chiese senza di te, Signore.

Dio, fonte della gioia,

guida i nostri passi sulla tua via,

perché possiamo giungere dove tu ci attendi,

e là finalmente cantare

solo canti di Gioia.

 

(David Maria Turoldo)

 

 
 
 

Io sono re...

Post n°510 pubblicato il 25 Agosto 2023 da il_parresiasta

Padre Giovanni Taulero racconta che dopo aver pregato per molti anni il Signore, chiedendogli di mandargli chi gli insegnasse la vera vita spirituale, un giorno udí una voce che gli disse " va' in quella Chiesa, e troverai la tua risposta".
Il padre andò in quella Chiesa, e sulla porta trovò un mendicante, scalzo e tutto lacero.
Lo salutò dicendogli "Buon giorno, amico".
Il povero rispose "signor maestro, io non mi ricordo giammai d'aver avuto un giorno cattivo!"
Il padre replicò "Iddio vi dia una vita felice!". Al che il mendicante rispose "ma io non sono stato mai infelice! Udite, padre mio: non a caso io ho detto di non aver avuto nessun giorno cattivo, perché quando ho fame, io lodo Dio. Quando scende la neve o la pioggia, io lo benedico. Se qualcuno mi disprezza, mi scaccia, se provo altra miseria... Io sempre ne dò gloria al mio Dio. Ho detto poi che non sono mai stato mai infelice, e ciò è vero, poiché io sono abituato a volere tutto ciò che vuole Dio, senza riserva; perciò tutto quello che mi succede, o di dolce o di amaro, io lo ricevo dalla Sua mano con gioia, come il meglio per me, e questa è la mia felicità".
"Ma se mai" - disse padre Taulero - "...Dio vi volesse dannato, voi che direste?"
"Se Dio ciò volesse" - rispose il mendicante - "io con umiltà e con amore abbraccerei il mio Signore e lo stringerei così forte, che se Egli volesse mandarmi all'inferno sarebbe costretto a venire con me, e così poi mi sarebbe più dolce essere con Lui nell'inferno, che possedere senza di Lui tutte le delizie del cielo!"
"Voi chi siete?" - chiese il padre.
Ed il povero "io sono re!"
"E dove sta il tuo regno?"
"Sta nell'anima mia, dove io tengo tutto ordinato... Le passioni ubbidiscono alla ragione e la ragione ubbidisce a Dio".
Finalmente il padre Taulero gli domandò che cosa l'aveva condotto a tanta perfezione.
"È stato" - rispose - "il silenzio... ho taciuto con gli uomini per parlare con Dio; ed è nell'uniome col mio Signore, che ho trovato e trovo tutta la mia pace".

 

 
 
 

Discrezionalità...

Post n°509 pubblicato il 02 Luglio 2023 da il_parresiasta

E' per me altamente increscioso nonché fortemente doloroso doverlo dire, ma l'esecuzione di un trattamento sanitario per qualsivoglia ragione, mai e poi mai può essere rimessa alla DISCREZIONALITA' di una qualunque Autorità, men che mai può una norma genere un conflitto tra distinte Autorità.

L'ordinanza del Ministero della Salute dell'8 aprile 2023 dice infatti, all'art. 1, comma 5: «La decisione sull'esecuzione di tampone diagnostico per infezione da SARS-CoV-2 per l'accesso ai Pronto soccorso è rimessa alla discrezione delle direzioni sanitarie e delle autorità regionali».

Premesso che tra le righe può essere colto un atteggiamento pilatesco, se così posso dire, su cui si potrebbero solo fare considerazioni politiche, è quella congiunzione finale che suscita forti perplessità: cosa succederà se una direzione sanitaria e una autorità regionale dovessero avere “discrezionalità” divergenti? Chi dirimerà la controversia?

Si sta parlando, se qualcuno non lo avesse notato, di consentire o negare l’accesso ad un “PRONTO SOCCORSO”, in presenza quindi di una emergenza sanitaria, quando anche pochi minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte di una persona. E poi, ci sarà sempre il tempo di rilevare e processare un tampone? Se la persona nel frattempo muore?

E se dalla persona o dai parenti, secondo i casi, dovesse giungere un rifiuto al tampone, si procederà con un TSO obbligatorio - illegale - o si lascerà morire il paziente all’insegna del “se l’è voluta”?

E’ appena il caso di ricordare che nel prosieguo del comma 5 è scritto: «Si rammenta infatti che non sussiste obbligo a livello normativo dal 31 ottobre 2022».

Cioè si parla, in pratica, di imporre – al fine di accedere al pronto soccorso, quindi per una emergenza sanitaria, ricordiamolo sempre – per MERA DISCREZIONALITA’ di un’Autorità amministrativa un TRATTAMENTO SANITARIO che NESSUNA NORMA prevede.

 

 
 
 

Veri liberi...

Post n°508 pubblicato il 19 Giugno 2023 da il_parresiasta

Nei cosiddetti secoli bui, i monasteri benedettini rappresentarono un esempio di quanto, con poco o quasi nulla, si possa ottenere tutto, tutto quello che occorre per condurre una vita decente.

Raramente un monastero contava più di una ventina di monaci, eppure queste comunità erano praticamente autosufficienti, erano in grado di provvedere quasi per intero ad ogni loro bisogno materiale.

In genere quello che non potevano produrre da sé, l’ottenevano attraverso lo scambio soprattutto con altri monasteri.

Ma l’aspetto interessante è il fatto che la regola benedettina prevedeva solo 4 ore di lavoro al giorno, eppure esse bastavano per sfamare e vestire tutti.

Come è possibile un fatto del genere?

Tutto veniva fatto in modo artigianale e la terra coltivata a zappa e aratro trainato da buoi produceva grano e ortaggi sufficienti per tutti; la lana era prodotta direttamente dai greggi di pecore e filata e tessuta nel grande periodo di vita al chiuso rappresentato dai mesi invernali, intanto che quelli, che sapevano scrivere, copiavano i testi della civiltà latina.

Come spiegarci una cosa del genere, quando oggi uno schiavo di regime lavora incatenato al banco della scrivania 8/10 ore al giorno e si lamenta che quanto riceve non è sufficiente a farlo contento?

Perché si trattava di gente libera.

Il grado di libertà di un individuo lo si misura dalla quantità di cose da cui dipende.

Quanto più sono le cose di cui sente di poter fare a meno ed esse sono orpelli materiali, frasi fatte, invidie, rancori, week end in posti di sogno, festival di qualche cosa, centri benessere e poi ancora e ancora e ancora … tanto più sarà libero, ovvero con la mente rivolta all’essenziale.

Nelle abbazie si pregava, per regola, 4 ore al giorno.

Si trattava di una ritualità che scandiva le ore della giornata e dava ad essa quella necessaria disciplina che altrimenti avrebbe compromesso tutto il resto.

Ma una giornata si compone di 24 ore. Le altre 16 come le passavano? Forse 6 o 7 a dormire, e le altre?

A capire cosa vuol dire essere vivi.

(Alfredo Morosetti)

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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