Creato da alias1973 il 29/09/2006

L' ATTIMO FUGGENTE

"I WENT INTO THE WOODS BECAUSE I WANTED TO LIVE DELIBERATELY. I WANTED TO LIVE DEEP AND SUCK OUT ALL THE MARROW OF LIFE, TO PUT TO ROUT ALL THAT WAS NOT LIFE; AND NOT, WHEN I CAME TO DIE, DISCOVER THAT I HAD NOT LIVED " - "BOYS, YOU MUST STRIVE TO FIND YOUR OWN VOICE, BECAUSE THE LONGER YOU WAIT TO BEGIN, THE LESS LIKELY YOU ARE TO FIND IT AT ALL. THOREAU SAID: <MOST MEN LEAD LIVES OF QUIET DESPERATION>. DON'T BE RESIGNED TO THAT. BREAK OUT!". (DEAD POETS SOCIETY - 1989)

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Post n°141 pubblicato il 03 Dicembre 2009 da alias1973
 

" W I C K E D   G A M E "
P L E A S E   I N S E R T   C O I N
- P L A Y   A G A I N -


"GIOCO MALVAGIO"
Chris Isaac

Il mondo era in fiamme
e nessuno oltre a te poteva salvarmi
é strano come il desiderio rende pazze le persone
non ho mai sognato che avrei incontrato qualcuno come te
non ho mai sognato che avrei perso qualcuno come te

no, non voglio innamorarmi
(questo mondo ti spezzerà il cuore)
no, non voglio innamorarmi
(questo mondo ti spezzerà il cuore)
di te, di te

che gioco malvagio da giocare, farmi sentire cosi
che cosa malvagia da fare, lasciarmi sognare te
che cosa malvagia da dire che non ti sei mai sentita cosi
che cosa malvagia da fare, farmi sognare te

e non voglio innamorarmi
(questo mondo ti spezzerà il cuore)
No, non voglio innamorarmi
(questo mondo ti spezzerà il cuore)
di te

il mondo era in fiamme
e nessuno oltre a te poteva salvarmi
é strano come il desiderio rende pazze le persone
non ho mai sognato che avrei amato qualcuno come te
non ho mai sognato che avrei perso qualcuno come te

no non voglio innamorarmi
(questo mondo ti spezzerà il cuore)
No, non voglio innamorarmi
(questo mondo ti spezzerà il cuore)
di te, di te

nessuno ama qualcuno

 
 
 

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Post n°140 pubblicato il 29 Novembre 2009 da alias1973
 

A N C O R A   S U   E L U A N A
( H A B E A S   C O R P U S )


Per quasi un ventennio la poveretta se n’è rimasta immobile in un letto.

Il suo corpo lì; il suo spirito, chissà, fors’anche nelle vicinanze (io mi sono sempre augurata il più lontano possibile). Che cosa si voleva fare di questa giovane donna condannata allo stato vegetativo l’ha avuto chiaro ad un certo punto solo la famiglia. Che io, onestamente, avevo fino all’ultimo ed erroneamente creduto monogenitoriale dato che sempre e solo papà Beppino si era visto e sentito in merito alla faccenda.

Staccare! Staccare!

Liberare la figliola dalla dannazione tutta (e troppo) terrena d’una vita-non-vita. Poco importa per le amorevoli Suore Misericordine che si erano prese cura di lei come una figlia parlandole, accarezzandola, accudendola, lavandola e così eran disposte a continuare a fare ad oltranza, fino a morte naturale sopravvenuta. Poco importa se con il rapido evolversi della situazione s’era fatta avanti un’Italia impicciona e falsamente per bene (in realtà poco informata e bigotta) tutta presa a gridare le sue sguaiate ragioni a suon di striscioni molesti ed inopportuni cori pseudo animalisti.

Ma si, d’accordo, che poi il Sig. Englaro non era proprio uno che ispirava tutta questa simpatia. Anzi.

Troppo lontano dallo stereotipo del padre disperato o fors’anche solo umanamente arreso, è andato avanti con una fermezza ed un piglio da caterpillar che alla lunga t’indispongono, non foss’ altro per quel suo aver fatto mostra di sé e dei suoi convincimenti in chiave sempre lucida e al limite del cinico, aliena rispetto a quello sbandieramento nazionalpopolare di  emozioni cui i mass media ci hanno da tempo abituati : ciò senza dunque suscitare in noi spettatori particolari sentimenti di immedesimazione, senza creare quella coincidenza del sentire necessaria a far scattare l’interruttore, ad indaffarare gli atavici "neuroni specchio" dei più, e da qui non infondendoci nelle vene neppure un po’ di quella umana pietas che tuttavia ce lo avrebbe fatto sentire più vicino.


La sua linea rossa è stata la perseveranza.

Avrebbe potuto rendere pubbliche le foto della figlia come realmente era. Un’azione del genere avrebbe immediatamente sfoltito le fila di coloro che (magari non appartenenti ad Associazioni) la volevano mantenuta in vita a tutti i costi, sull’onda più della reazione emotiva che altro. E certo qualche ragione al cospetto del gran tribunale popolare l’avrebbe spuntata, se consideriamo anche che nell’immaginario collettivo di noi gente comune - mal ragguagliata poiché nutrita dall’apporto informativo a basso tenore calorico che i media ci rifilano - Eluana giaceva nel suo letto come una moderna Bella Addormentata: una giovane donna nel fiore dei suoi anni che sorte imponderabile ed avversa aveva intrappolato in un’espugnabile bara di cristallo, in un limbo comatoso, ma composta ed allungata nel corpo, le folte chiome sacrificate sì alla comodità, eppure la pelle chiara e la fisionomia a ricalcare, di poco immutata, le fotografie di lei adolescente proiettate decine e decine di volte dai notiziari.

Nulla di strano. Un puro e scientifico processo mentale.

Abbiamo avuto bisogno di farci un’idea delle sembianze di Eluana per potercela immaginare nel suo angusto quotidiano, quando le Suore la accudivano, fino al momento in cui ha affrontato il suo ultimo viaggio verso Udine, quando e soprattutto le avrebbero sospeso alimentazione ed idratazione.
Avevamo necessità di un viso che ci intenerisse e ispirasse in noi non l'idea ineluttabile della morte, bensì la crociata per la sua salvezza, in qualunque soluzione finale essa risiedesse; nè perciò questo volto poteva essere troppo spaventoso, non prescindendo così da una certa bellezza di rassicurante funzione ma al contempo velata di quel non so che di sofferente che la nostra immaginazione ci forniva attraverso la somma o la sintesi di tutte le espressioni del dolore a noi conosciute.

Alla fine Eluana è stata lasciata andare.

La scienza non si è prodotta in netti pronunciamenti in merito.

Nessuno tra i più ispirati luminari sa ancora se quando il cervello esclude certi circuiti la “mens sana” del proverbio sia o meno ancora presente in una qualsivoglia forma di coscienza. Se un "quid" permane già, pur se apparentemente avulso dalle originarie connessioni nervose; se resta tuttavia alcunché di sè stessi, anche se blindati in un corpo-prigione
O se davvero sia solo e per sempre la notte.

Mi fece pensare il Sig. Englaro quando parlò di stato vegetativo “permanente” (in realtà la medicina non vuole più si aggiunga questo aggettivo ed io lo trovo un peccato d’ottimismo che come tutti quelli del suo genere presenta infine conti salati). E sentenziò - forse stavolta con una certa mestizia nel cuore? - che non è una condizione quella che la natura contempla tra quanto ha concepito in suo seno.

Effettivamente, tutti prima o poi si muore.

Ok, ok. Ma di quante cose si muore.

Di certe si viene sradicati: un soffio sulla candela. E tutto è rapidamente finito.

Con altre non va così liscia e il danno, per devastante che sia, non provoca né un’immediata dipartita né genera la promessa di future riprese. E si rimane lì, a mezza strada, un piede di qua e uno nell’aldilà, forse dentro di noi percorrendo adagio un confortante tunnel di luce, forse precipitando a rallentatore in un pozzo buio mentre là fuori il nostro corpo è un molle sacco di carne, ossa e fluidi condannato ad un prolungato rimanere.

Se e come passerà la legge alla cui difficoltosissima stesura avevavo-hanno-avranno alacremente cogitato le capocce dei nostri amati politicanti, il problema delle ristrettezze alimentari nel nostro paese conoscerà una sorprendente risoluzione.  Pane ed acqua, aggratis, per tutti: basta esser morti, ops, abbondantemente più di là che di qua.


E già m’immagino i sondini biancastri e mollicci, stipati in scaffaloni, a loro volta siti nelle catacombe buie e puzzolenti di qualche nostra pregiata azienda ospedaliera.

E lo strillone esclamerà: "Tranquilla gente! Un sondino per tutti!"


E andrà dunque da sé che quando un domani un pistola dal midollo incocainato e il sangue aromatizzato Cachaca mi prenderà sotto con la sua auto rubata, senza manco accorgersene e slacciandomi la corteccia cerebrale come una cinturina da mercato, dopotutto mi sarebbe potuta andar peggio. E nell’incerta probabilità ch’io in quell’attimo fatale possa formulare un ultimo pensiero, quello più che una bestemmia dovrebbe esser un ”Vabè dai. Per altri vent’anni a questo mondo in qualche maniera ci riesco anche a restare”.

Ah si? Ma fatemi il favore: neanche morta!!

 
 
 

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Post n°139 pubblicato il 19 Novembre 2009 da alias1973
 

E Q U I V O C I    M O D E R N I


Per questo potrà capitarvi d'incontrare persone che non ne vogliono sapere, Facebook non l'hanno mai avuto e mai l'avranno (come la sottoscritta); ma assai difficilmente troverete chi abbia solo Facebook o solo Twitter o solo Friendfeed - a meno che non abbia quindici anni e sentimentalmente parlando, una fedina penale ancora impeccabile.

Tutti gli altri sono costretti a dividersi su più piattaforme come nel secolo scorso ci si divideva fra più relazioni.
La gestione delle identità è diversamente complessa a seconda di quanto sia ingestibile il proprio ex.

MODELLO MICHAEL DOUGLAS:
Non essendosi mai ripreso dalla visione di "Attrazione Fatale", è convinto siate ossessionate da lui.
La sintesi delle piattaforme virtuali non aiuta la chiarezza.
Scrivete su Facebook:
"Conto alla rovescia, non vedo l'ora, non aspetto altro" ?
Non crederà MAI abbiate prenotato una vacanza ai tropici: è ovvio che pensate al suo imminente compleanno.
Vi lamentate genericamente per scocciature e persone sgradevoli ed esponete in rete il vostro spazientito umore?
Non importa se chiarite che ce l'avete col capo ufficio: lui sa che in realtà state dicendo che non potete vivere senza di lui; nei casi peggiori si fa venire paranoie su vostri piani di riconquista, nei casi migliori si rende ridicolo scrivendovi che sa come vi sentite, ma preferisce siate solo amici.
Se pensate sia possibile fargli capire che davvero faticate a ricordarvi che esista e quali siano i suoi lineamenti, sottovalutate il narcisismo maschile: prenderà ognuna di queste vostre spiegazioni come l'ennesima prova che lo amate così dolorosamente  da arrivare a mentire a voi stesse.
Non basta cancellarlo dai vostri contatti su ogni possibile sito ma nemmeno tenercelo e non far nulla per nascondere una nuova relazione: in quest'ultimo caso penserà ostentiate solo per far colpo su di lui o ingelosirlo.

MODELLO BRUCE WILLIS:
Siete rimasti amici, ed è un  errore in generale.
Lo è ancora di più se oltre a fare attenzione nella vita vera, dovete inscenare minuetti diplomatici su Internet. In questo caso, due piattaforme separate sono indispensabili.
Con due diverse e-mail potete avere due pagine Facebook una nella quale lui sia il vostro "amico" e veda solo foto di gattini e test "Che personaggio di Piccole Donne sei?" e l'altra che utilizzate  per l'unica seria ragione per cui si usa Facebook (che come tutti sappiamo è rimorchiare).
Sappiate che, per quanto vi sembri più semplice, questa opzione è rischiosa: prima o poi vi distrarrete, accederete con la mail sbagliata e scriverete qualcosa sulla vostra ultima notte di fuoco nella pagina deputata ai gattini. Lui penserà l'abbiate fatto per ferirlo  (ve l'ho detto, mai sottovalutare l'ego degli uomini) e a voi toccherà pure scusarvi.
Molto meglio diversificare: tenetelo come amico su Facebook, e andate a fare le cacciatrici di ormoni su Friendfeed. Finchè non arriva lì anche lui  e allora è il momento di passare a Twitter. Ve l'avevo detto: avere un ex con cui si è in buoni rapporti è un impegno sfibrante.

MODELLO ASHLEY WILKES (rif. "Via col Vento"):
La sua guerra di secessione si chiama "block".
Siccome deve darsi un tono, ha raccontato alla nuova fidanzata  che il vostro flirt estivo è stato una tormentata storia  che neanche il più melò dei polpettoni cinematografici. Siccome la poverina ci ha creduto, ora lui è costretto a ostentare il non volervi neanche sentir nominare.
"Vedi? L'ho bloccata!" gongola quando la tapina si avvicina al monitor, facendole vedere intere conversazioni  su Friendfeed nelle quali i vostri commenti  non compaiono e gli utenti che premettono il vostro nome alla loro risposta paiono dei matti che parlano al muro.
Poi però, siccome è curioso o si annoia, quando è solo soletto vi sblocca e vi legge.
Se andate nella cronologia della vostra pagina, vedrete che vi ha bloccato e sbloccato tredici volte solo nell'ultima settimana.
Nel frattempo la sua nuova fidanzata, cui va tutta la vostra solidarietà, vi legge di nascosto, appesa alle vostre lamentele sulla macchinetta del caffè rotta, la vostra stizza per quelle scarpe  di cui era finito il numero, i vostri pensierini sull'ultimo Tarantino  e si chiede perchè mai tutto questo niente causi tanto tormento al suo Principe Azzurro.

Poi va sulla propria pagina e scrive qualcosa che il suo ex a sua volta equivocherà...>


 
 
 

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Post n°138 pubblicato il 11 Novembre 2009 da alias1973

N O V E M B R E,   D I    G I A'


Questo week-end si chiuderà davvero un'estate che, furba sirena dalla lunga coda, non s'è decisamente fatta imbrigliare dalla rete del calendario!
Ci si coprirà bene, strati a prova di freddo e soprattutto di umidità a sovraveste dei panni leggeri ed eleganti della festa.
Un tragitto in auto con la laguna lucente del primo tramonto che d'improvviso t'appare tutt'attorno; spianata d'acqua ad ambedue i lati, non campi più, ma mite quiete rosazzurra.
Aperitivo a Venezia, spritz e "spunciòti" tra gondole che paion culle e calli forse già fumose di bruma.
Il tempo di "do ciàcoe" e due passi e già sarà tempo di risalire nelle macchine.
Destinazione Chioggia, in darsena.
Farà freddo ormai sul mare, spettacolare specchio d'onice rotto da mobili fulmini d'argento. E sarà l'ultima volta in barca della stagione. Ancora a motore spento, ascolterò ad occhi chiusi e in sorridente silenzio il familiare sciabordìo dell'acqua sulle fiancate panciute e il tintinnare allegro del segnavento. Ci aspetta Pellestrina e i tavoli imbanditi Da Celeste.  
Ed io, che non vedo l'ora di vedere il grande timone lucido, da sottocoperta, stagliarsi fra le stelle!



 
 
 

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Post n°137 pubblicato il 08 Novembre 2009 da alias1973
 

C O M E   I N   B L A D E   R U N N E R . . .


Ehm, ecco...

Io li ho cercati.
Io ci ho pensato, lo giuro.
Ci ho pure riflettuto piuttosto seriosamente.
Sui motivi, intendo.

In effetti quando manchi dagli schermi da un tot e poi sei lì lì per tornare....TAC! Ti si pone l'imprevisto dubbio sul "come" farlo. Già, affare che poi rappresenta evidentemente un non-problema, come se in realtà dovessero esser necessari modi, approcci, incipit peggiori o più efficaci di altri per rifar capolino dalla finestra sul cortile...
Nel senso, ognuno fa quel che vuole, perbacco.
Oddio, sapete che soffro di smanie di protagonismo e che mi sarebbe piaciuto la Ali tornasse a farsi sentire in una maniera un pò meno banale.....
Magari adducendo la sua insolita, lunga assenza a motivi fascinosamente teatrali, che ne so, un incredibile viaggio nell'Ade e stupefatto ritorno, una lunga battaglia vinta, un incontro strepitoso, una missione, finanche ad un ribaltamento dell'asse magnetico della sua vita!

O che dire di una sparata tipo:
"Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare.
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo...
come lacrime nella pioggia.

È tempo... di morire."

(OK, OK. Troppo teatrale...)

Il punto è che ridendo e scherzando si finisce poi con l'approfittarne e snocciolare molte verità.
La mia pare invece non
poter evitare d'essere inscritta in una metafora sportiva: il gomito del tennista sta ai patiti della racchetta come il blocco dello scrittore sta a quelli della penna.

Mettiamola così.


 
 
 
 
 
 
 

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"TROPICO DEL CANCRO" - Henry Miller

 

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