Creato da Fanny_Wilmot il 01/02/2015

INSTABILITAS LOCI

(appunto il dis-appunto)

 

Post coitum

Post n°685 pubblicato il 20 Agosto 2019 da Fanny_Wilmot
 

Colei che, simulando l'orgasmo, avesse in animo di gabbare il partner ricordi, a giochi fatti, di parlare solo di cose positive perché l'orgasmo non fasullo innalza i livelli di ossitocina, l'ormone che favorisce gli scambi positivi. Quindi si consiglia di riporre con cura il cahier de doléances e di fare tesoro della lezione epicurea che riconosceva nella prudenza la virtù suprema.

 

 
 
 

Tutti al mare

Post n°684 pubblicato il 19 Agosto 2019 da Fanny_Wilmot
 

Gelatinosa e violacea si fa largo tra i bagnanti compressa in un retino che pochi minuti prima un bambino magrolino e ciarliero stava usando per pescare granchietti e pesciolini color argento. La mano adulta che la libera dalle maglie pare investita da misericordia ma, dopo averla depositata sullo scoglio che troneggia sul bagnasciuga, delibera che è meglio infilzarla su un bastoncino, avvicinandola così di una decina di centimetri al cielo. Ora, agonizzante, è visibile anche dai bagnanti in seconda e terza fila, molti dei quali sconcertati da uno spettacolo cui pure dovrebbero essere adusi. Prima che il sole infierisca definitivamente una voce femminile mormora: Povera medusa.

Gli umani, con all'attivo secoli di civiltà, non sono abituati al contatto reale con la natura: persino le alghe depositate a riva da una mareggiata costituiscono motivo di ribrezzo. Sarebbe buona cosa riappropriarsi della capacità di apprezzare la scenografia dell'universo nella sua interezza. Oppure fare il bagno nella vasca di casa propria così da non mostrare esultanza per una creatura che muore.

 

MA CHE FREDDO FA

 
 
 

Fiori del male senza gloria

Post n°683 pubblicato il 16 Agosto 2019 da Fanny_Wilmot
 

 

Uno degli incipit più belli della letteratura americana recita:

Era una di quelle domeniche di mezza estate in cui tutti se ne stanno seduti e continuano a ripetere: "Ho bevuto troppo ieri sera".*

Di bevute sconsiderate, io e la mia amica, ce ne concedevamo tante; era convinta che l'alcol ci avrebbe aperto a forme di visionarietà altrimenti precluse e la cazzata preferita era:

- Pensa a Baudelaire, come credi che abbia fatto a diventare immortale?

- Mi stai dicendo che dobbiamo diventare alcoliste per accedere a non so quali paradisi artificiali e magari scrivere i nostri fiori del male?

- No, ti sto dicendo che due o tre cocktail nei weekend non hanno mai destabilizzato nessuno.

Studiavamo lingue, quindi le lettere erano il nostro pane quotidiano ma mi sfugge il motivo per il quale la mia amica era andata convincendosi che con l'esercizio avremmo potuto pubblicare un libro a quattro mani; tuttavia, conscia del fatto che la pratica da sola non sarebbe bastata, confidava in un qualche sortilegio post sbornia che ci avrebbe trasformate in Marguerite Duras ed Elizabeth Bishop, notoriamente alcohol addicted. In realtà io bevevo solo per essere meno rigida e più sfrontata, lei invece, senza aiuti, era già tanta roba ma l'alcol costituiva il guizzo ulteriore per appropriarsi di piaceri che la sobrietà inibiva, uno su tutti minacciare la malcapitata che nel caos delirante della discoteca si avvicinava troppo al suo ragazzo. Non era cattiva, ma spaccona sì. Tre o quattro anni fa, prima di Natale, chiacchierando al telefono di come le nostre vite si erano impantanate o imborghesite, a seconda dei punti di vista, mi chiese:

- Ma alla fine della fiera, tu puoi dirti felice?

- Domanda del cazzo. Quella di riserva?

- Quelle notti, le hai dimenticate?

- Quelle in cui poi vomitavamo?

- Sì, quelle.

- E come avrei potuto. Vomito a parte sono state notti a cinque stelle, venderei l'anima per poterne rivivere una.

- A quei tempi eri felice.

- Più che altro credevo di essere felice. Comunque stavo bene.

(breve pausa di condivisione nostalgica)

- Non ti ho più chiesto di quel corso di scrittura.

- Ho lasciato perdere, i veri scrittori non li hanno mai frequentati.

- E quindi non scrivi più?

- No, mi accontento di fare tesi a pagamento.

- Neppure acrostici?

- Per carità, erano penosi.

- Io quello col mio nome ce l'ho ancora.

- Non farlo vedere a nessuno o ti uccido.

- Figurati, però dovessi avere bisogno di soldi so come fare.

- Fottiti.

Non la sento da allora, anche lei risucchiata dal Circolo delle Assenze, ma queste notti particolarmente calde mi fanno rimpiangere quelle passate in sua compagnia perché con lei la spensieratezza, caldo o non caldo, era assicurata e pazienza se a latitare era l'urbanità; ad esempio bastava che un amico la facesse incazzare un po' e le partiva uno sproloquio che sulle prime mi vedeva attonita e poi complice divertita; per non parlare di quando qualcuno - avendo bene a mente che era romanista - urlava di proposito forza Lazio! Quelle quattro sillabe segnavano la fine di ogni ortodossia per far spazio a una serie di parolacce che neanche la bettola più titolata. Con lei era così, un momento prima si parlava di Dylan Thomas e quello dopo si mandava tutto a puttane.

*John Cheever

 

 

 
 
 

Scrivimi ancora

Post n°682 pubblicato il 15 Agosto 2019 da Fanny_Wilmot
 

Le lettere non spedite implicano una specie particolare di crudeltà. La lettera che scriviamo è uno spazio condiviso da due persone; non inviandola, colui che l'ha scritta rivendica il potere di includere e al tempo stesso di escludere il destinatario. Un gesto che per vigliaccheria o autocontrollo viene compiuto in nome del tatto o del buonsenso. Non si dovrebbero scrivere lettere che poi non si spediscono. Ma qual è la differenza fra una lettera non spedita e una lettera non scritta? La risposta è evidente. Anche il silenzio auto-imposto parla, non per comunicare, però, ma per punire".

Yiyun Li, Caro amico dalla mia vita scrivo a te nella tua

Ora, al di là dell'intento punitivo, non sarebbe male ridare vigore a questa forma di comunicazione perché per quanto di più immediata fruizione la mail non conserva mai, se non in misura infinitesimale, quel soffio di vita che raduna parole con l'intento di sottrarle allo stato d'animo più o meno fuggevole che le ispira; e se questo può apparire un dettaglio, che dire del fatto che la lettera custodisce la calligrafia dell'autore e con un po' di fortuna una scia, benché esigua, del suo odore? 

Perciò mi chiedo: che ne è stato del piacere di farci spazio tra la folla di impressioni che ci avvolgevano all'apertura di una busta, del fremito che si trasferiva dalle dita alla carta, del bisogno che ci spingeva a leggere e rileggere le righe preziose, talvolta preferendo che le ore ne sedimentassero il significato prima di analizzarlo o portarlo in trionfo, a seconda che fossimo mossi da un timore o da un piacere segreto? Tutto sommato credo che sia più suggestivo parteggiare per la carta che per la frigida simmetria di una mail perché c'è più poesia in una sbavatura d'inchiostro che nell'inconporeità superba della tecnologia. 

 

On me dit que nos vies ne valent pas grand-chose,
Qu'elles passent en un instant comme fânent les roses,
On me dit que le temps qui glisse est un salaud,
Et que de nos tristesses il s'en fait des manteaux.

Pourtant quelqu'un m'a dit que tu m'aimais encore

 

 

 

 
 
 

Albertine se n'è andata

Post n°681 pubblicato il 15 Agosto 2019 da Fanny_Wilmot
 

 

"La signorina Albertine se n'è andata!". Quanto, in psicologia, la sofferenza va oltre la psicologia stessa! Un momento fa, mentre stavo analizzandomi, avevo creduto che quella separazione, senza essersi rivisti, fosse proprio ciò che desideravo, e paragonando la mediocrità dei piaceri che mi dava Albertine con la ricchezza dei desideri che mi inibiva di realizzare, mi ero ritenuto intuitivo nel concludere che non volevo più vederla, che non l'amavo più. Ma quelle parole: " La signorina Albertine se n'è andata" avevano appena generato nel mio cuore una sofferenza tale da indurmi a pensare che non avrei potuto resistere ancora a lungo. Così, ciò che avevo creduto essere nulla per me, era semplicemente tutta la mia vita. Quanto poco ci conosciamo! Era assolutamente necessario porre fine alla mia sofferenza.

 

Marcel Proust, Albertine scomparsa

 

L'amore perduto ci consegna a giorni in cui esperiremo l'inganno e l'autoinganno e a momenti in cui farà capolino la razionalità che con nequizia, restituendoci il già stato, ci costringerà a sdegnati dinieghi. Ma se anche Amore è maestro di sgarbi, non lo è il suo fantasma che nelle notti di veglia inquieta, con mani carezzevoli, ci strapperà una goccia di piacere.

- Chimica cerebrale?

- Chiamala come ti pare, ma quando la mente confonde il vero e l'illusorio sta solo restituendo al sorriso la sua impronta ancestrale.

 

 
 
 
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ULTIMI COMMENTI

Bentornata :)
Inviato da: Fanny_Wilmot
il 20/08/2019 alle 12:31
 
Ti lascio un attimo e scopro che hai ripreso a scrivere...
Inviato da: surfinia60
il 19/08/2019 alle 17:01
 
Come i fichi :)
Inviato da: Fanny_Wilmot
il 19/08/2019 alle 12:47
 
Ammazza! Questa era per te? Da rimanerci secchi, Fanny.
Inviato da: je_est_un_autre
il 18/08/2019 alle 20:02
 
Qualcuno seppe aggirare l'ostacolo così: Rossi sono i...
Inviato da: fanny
il 18/08/2019 alle 12:40