Creato da Fanny_Wilmot il 01/02/2015

INSTABILITAS LOCI

(appunto il dis-appunto)

 

La parola è indicibile e la legge non ammette ignoranza

Post n°789 pubblicato il 22 Settembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

Fausto Leali è stato espulso dal Grande Fratello Vip perché ha usato la parola "negro" per rivolgersi a Enock Barwuah, il fratello di Mario Balotelli; anche se ha provato a giustificarsi, il cantante è stato messo alla porta dalla produzione del reality che giustamente deve salvaguardare la messa in onda di un prodotto di notevole spessore etico e morale. Vittorio Feltri ha stigmatizzato l'espulsione di Leali con questo tweet: "Fausto Leali espulso dal Grande fratello perché ha dato del negro a un negro. Ormai si possono denigrare solo i bianchi. Un tempo le parole uccidevano più della spada, ora sono le parole ad essere trafitte. Un duro colpo alla teoria evoluzionistica". Che si condivida o meno il punto di vista di Feltri, bisogna accettare il fatto che "negro" è un arcaismo linguistico e che oggi ha solo valenza negativa. Del resto non vedo perché non dovremmo punire chi usa quel termine, indubbiamente legato a questioni sociali e storiche in nessun modo giustificabili, se è già diventata tabù la parola cancro, sostituita con l'espressione "un brutto male". Avanti così, fino alla prossima censura.

Per chi volesse saperne di più, Treccani è illuminante.

négro (letter. ant. nigro) agg. e s. m. (f. -a) [lat. nĭger -gra -grum; v. nero1]. - 1. agg. Forma ant. o letter. per nero: In Mongibello a la focina negra (Dante); Vedova, sconsolata, in vesta negra (Petrarca); Sotto due negri e sottilissimi archi Son duo negri occhi (Ariosto); anche nel sign. fig. di triste, tetro: sogni et penser' negri Mi dànno assalto (Petrarca); s'asside Su l'alte prue la negra cura (Leopardi). Con uso di s. m., negro amaro, denominazione di un vitigno del Leccese che dà vini neri da pasto di qualità superiore. 2. agg. e s. m. In antropologia fisica, appartenente alle etnie (sudanese, nilotica, cafra, silvestre, batua, andamanese, aetide), viventi per lo più in Africa e in poche regioni dell'Asia, comprese nel ceppo negride (v. questa voce). Nel linguaggio com., in passato, con l'espressione razza n. si intendeva il complesso delle popolazioni del ceppo negride o, più ampiamente, del ramo negroide, mentre l'agg. negro veniva usato genericam. per qualificare tutto ciò che si riferiva a tali popolazioni o vi apparteneva: le tribù n.; arte, letteratura n.; un vescovo negro. È stato frequente anche l'uso sostantivato: un n., i n. (talvolta con l'iniziale maiuscola, i Negri); la discriminazione, l'affrancamento dei n.; un n. americano (o, anche, un negroamericano, v.). Con partic. riferimento alla tratta dei n. e alle condizioni di schiavitù cui furono sottoposti molti africani soprattutto in America e in Africa: mercante di negri; lavorare come un n., trattare qualcuno come un negro; quindi, con uso fig., fare il n., essere un n., di chi in un ufficio, in una azienda e sim., lavora molto e con scarsa soddisfazione per una retribuzione bassa o insufficiente; anche, di chi raccoglie documentazione o scrive testi (discorsi, relazioni, libri) per conto di un'altra persona che li firma con il proprio nome. Nell'uso attuale, negro (corrisp. all'angloamer. nigger) è avvertito o usato con valore spreg., sicché in ogni accezione riferibile alle popolazioni di colore e alle loro culture gli si preferisce (analogam. a quanto avvenuto in Paesi in cui la questione razziale era particolarmente viva) l'agg. e sost. nero (corrispondente all'ingl. black e al fr. noir). 3. s. m. Negli studî cinematografici e televisivi, sinon. di gobb04, nelle due accezioni (con allusione per l'una al colore nero, per l'altra alla funzione sussidiaria). ◆ Dim. (solo nel sign. 2, e per lo più come sost.) negrétto (f. -a).

 
 
 

A scuola in minigonna? Sì, anche no

Post n°788 pubblicato il 22 Settembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

 

Divertentissima la polemica scaturita da una frase probabilmente articolata male, ma corretta nel senso: una professoressa di un liceo romano ha consigliato alle studentesse di non indossare la minigonna perché, senza i banchi a fare da barriera, al prof potrebbe cadere l'occhio. Apriti cielo, studentesse in assetto di guerra, e chiarimenti da parte della scuola che si è subito cosparsa il capo di cenere. Ora, le ragazze sono libere di indossare shorts e minigonne, ma non devono pretendere che gli uomini si fingano ciechi. Parlo per esperienza personale: quando ero giovane indossavo spesso e volentieri gonne piuttosto corte: avevo gambe bellissime, perché non metterle in mostra? Ovviamente mi compiacevo degli sguardi ammirati degli uomini, ma non ho mai protestato quando incrociavo uno sguardo spermatozoico. Era una mia scelta essere seducente senza mezze misure. La natura faceva il suo corso.

Se solo vivessimo in un paese serio, a scuola le studentesse indosserebbero per decreto i jeans o i leggings, ma in una società che ha smarrito la rotta, dalla minigonna non si può prescindere neppure in un contesto che è ben altro rispetto a una discoteca. Resta da augurarsi che in futuro nessuna si atteggi ancora a santarellina: se al prof "gli cade l'occhio", l'interessata se ne faccia una ragione.

 
 
 

Tinder, l'app per lo shopping sentimentale

Post n°787 pubblicato il 20 Settembre 2020 da Fanny_Wilmot
 
Tag: tinder

Da qualche parte ho letto che Tinder può essere considerata a pieno titolo un'app per lo shopping sentimentale. Concordo.

C'è una tipa che conosco poco e male - e tanto mi basta -, che grazie a Tinder ha incontrato uno steward, il quale, con un'onestà che gli fa onore, ha dichiarato subito di essere interessato esclusivamente al sesso. Lei, al contrario, come a voler essere risarcita per un matrimonio conclusosi malissimo, pretende l'amore, e di conseguenza non sa come comportarsi: lo steward fisicato ha un suo perché "e sarebbe un delitto ignorarlo, ma la one-night stand non è nelle mie corde. Però abbiamo fatto sesso orale...". Stordita da tanta stupidità, non ho potuto fare altro che tacere, e lasciare che fossero le altre a incitarla a lasciarsi andare, a vivere la storia senza aspettative. Venerdì prossimo saprò se la tipa si è concessa completamente. Ma in quell'occasione, incalzandola appena un po', mi farò spiegare che differenza c'è tra il sesso orale e il cosiddetto rapporto completo. Sempre ammesso che il suo cervello non si sia ulteriormente smagrito.

 
 
 

Polemiche tra blogger

Post n°786 pubblicato il 24 Agosto 2020 da Fanny_Wilmot

Questo blog mi sta stretto, per cui sento spesso la necessità di allontanarmene; alcuni di voi hanno sempre saputo dove trovarmi, per altri è andata diversamente, ma non mi risulta che tra questi qualcuno sia morto di crepacuore. Detto ciò, se il mio blog va in lockdown non è il caso di prenderla sul personale, né di offrire dolci fuori stagione: così come nella vita reale, anche in questo contesto non possiamo pretendere di trattenere ciò che ci piace per il solo motivo che non vogliamo rinunciare al trastullo cui siamo usi, però possiamo sforzarci di capire. Soprattutto se in passato siamo stati allo stesso modo evanescenti, e ora fingiamo di non averne memoria.

 
 
 

Effetto Dunning Kruger

Post n°784 pubblicato il 28 Luglio 2020 da Fanny_Wilmot
 

Si chiama effetto Dunning-Kruger, dal nome dei due ricercatori della Cornell University che l'hanno descritto nel 1999, la singolare inclinazione mentale di chi, a tutti gli effetti incompetente, non si accorge della propria incompetenza. I due psicologi hanno appurato che coloro che si sovrastimano, lo fanno perché privi della competenza metacognitiva di comprendere il proprio deficit, e se questo è per certi aspetti il male minore, il peggiore è che gli incompetenti sottovalutano il sapere altrui.

Un episodio che la dice lunga sulla pericolosità degli individui in questione è la storia di McArthur Wheeler, il quale, venuto a conoscenza che l'invisibilità si ottiene col succo di limone, se ne spalma un po' e va a rapinare una banca. Ora, tutti possiamo incorrere in errori di giudizio, ma se abbiamo la capacità di coltivare il dubbio, possiamo metterci in salvo prima che sia troppo tardi. Chi ha orecchie per intendere, intenda!

 
 
 
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