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La parola indicibile e la legge non ammette ignoranza

Post n°789 pubblicato il 22 Settembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

Fausto Leali è stato espulso dal Grande Fratello Vip perché ha usato la parola "negro" per rivolgersi a Enock Barwuah, il fratello di Mario Balotelli; anche se ha provato a giustificarsi, il cantante è stato messo alla porta dalla produzione del reality che giustamente deve salvaguardare la messa in onda di un prodotto di notevole spessore etico e morale. Vittorio Feltri ha stigmatizzato l'espulsione di Leali con questo tweet: "Fausto Leali espulso dal Grande fratello perché ha dato del negro a un negro. Ormai si possono denigrare solo i bianchi. Un tempo le parole uccidevano più della spada, ora sono le parole ad essere trafitte. Un duro colpo alla teoria evoluzionistica". Che si condivida o meno il punto di vista di Feltri, bisogna accettare il fatto che "negro" è un arcaismo linguistico e che oggi ha solo valenza negativa. Del resto non vedo perché non dovremmo punire chi usa quel termine, indubbiamente legato a questioni sociali e storiche in nessun modo giustificabili, se è già diventata tabù la parola cancro, sostituita con l'espressione "un brutto male". Avanti così, fino alla prossima censura.

Per chi volesse saperne di più, Treccani è illuminante.

négro (letter. ant. nigro) agg. e s. m. (f. -a) [lat. nĭger -gra -grum; v. nero1]. - 1. agg. Forma ant. o letter. per nero: In Mongibello a la focina negra (Dante); Vedova, sconsolata, in vesta negra (Petrarca); Sotto due negri e sottilissimi archi Son duo negri occhi (Ariosto); anche nel sign. fig. di triste, tetro: sogni et penser' negri Mi dànno assalto (Petrarca); s'asside Su l'alte prue la negra cura (Leopardi). Con uso di s. m., negro amaro, denominazione di un vitigno del Leccese che dà vini neri da pasto di qualità superiore. 2. agg. e s. m. In antropologia fisica, appartenente alle etnie (sudanese, nilotica, cafra, silvestre, batua, andamanese, aetide), viventi per lo più in Africa e in poche regioni dell'Asia, comprese nel ceppo negride (v. questa voce). Nel linguaggio com., in passato, con l'espressione razza n. si intendeva il complesso delle popolazioni del ceppo negride o, più ampiamente, del ramo negroide, mentre l'agg. negro veniva usato genericam. per qualificare tutto ciò che si riferiva a tali popolazioni o vi apparteneva: le tribù n.; arte, letteratura n.; un vescovo negro. È stato frequente anche l'uso sostantivato: un n., i n. (talvolta con l'iniziale maiuscola, i Negri); la discriminazione, l'affrancamento dei n.; un n. americano (o, anche, un negroamericano, v.). Con partic. riferimento alla tratta dei n. e alle condizioni di schiavitù cui furono sottoposti molti africani soprattutto in America e in Africa: mercante di negri; lavorare come un n., trattare qualcuno come un negro; quindi, con uso fig., fare il n., essere un n., di chi in un ufficio, in una azienda e sim., lavora molto e con scarsa soddisfazione per una retribuzione bassa o insufficiente; anche, di chi raccoglie documentazione o scrive testi (discorsi, relazioni, libri) per conto di un'altra persona che li firma con il proprio nome. Nell'uso attuale, negro (corrisp. all'angloamer. nigger) è avvertito o usato con valore spreg., sicché in ogni accezione riferibile alle popolazioni di colore e alle loro culture gli si preferisce (analogam. a quanto avvenuto in Paesi in cui la questione razziale era particolarmente viva) l'agg. e sost. nero (corrispondente all'ingl. black e al fr. noir). 3. s. m. Negli studî cinematografici e televisivi, sinon. di gobb04, nelle due accezioni (con allusione per l'una al colore nero, per l'altra alla funzione sussidiaria). ◆ Dim. (solo nel sign. 2, e per lo più come sost.) negrétto (f. -a).

 
 
 
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