Creato da Fanny_Wilmot il 01/02/2015

INSTABILITAS LOCI

(appunto il dis-appunto)

 

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Ai confini della realtÓ

Post n°839 pubblicato il 22 Luglio 2021 da Fanny_Wilmot
 

- Posso?

- Ci sono quattro posti liberi, scegline uno. Sono un po' discinta, però. E' un problema?

- Ma figurati. Scelgo il sedile rosso, così se vuoi stendere le gambe su quello davanti e stare meno discinta, puoi farlo. Tu dove scendi?

- A North Sentinel. Tu?

- Anch'io, e sorridendole le mostrai le mani. Con la metro, e con te, ci torno volentieri. Stavolta non c'è da remare.

- Posso?, chiesi di nuovo, ma questa volta indicando il sedile a fianco a lei.

- Certo, così appoggio la testa.

Lei: Mi aveva mostrato le mani come a dire: ti ricordi dei calli, vero? Ovvio, ricordavo i calli e tutto il resto, anche se erano passati anni, o forse giorni: chi può misurare il tempo sul limitare tra sogno e realtà? Guardai fuori dal finestrino. Le impressioni malinconiche del pomeriggio le aveva inghiottite la notte. Mi abbandonai a un'intimità umida e compiaciuta.

Lui: Mi ero seduto a fianco a lei, il braccio sulla sua spalla. Poggiò la testa. Anch'io. Sulla sua. Nessun orologio. Nessun tempo. Nessun altro passeggero.
Quel "portami con te" si alternava fra loro in un sempre e ovunque. Il treno cadenzò la loro intimità, da umida e compiaciuta fino a che si fece mare nella discrezione di cui si curò la notte.

Qualcuno sostiene che le giornate storte non si possano raddrizzare. Be', quei due, passeggeri di una stessa notte, avevano dimostrato che la vita non è la pellicola di un film, che la sua imponderabilità è un dato di fatto.

di Arienpassant e Fanny_Wilmot (in realtà il mio contributo è stato minimo)

***

Poiché ogni storia che si rispetti ha almeno due finali, a seguire quello senza happy ending.

Neanche mi rispose. Piegò solo le gambe sul sedile e si raggomitolò con la sua malinconia. Neanche più una parola. Scese alla fermata successiva. Neanche "ciao". La seguii con lo sguardo dal finestrino. Si fermò e rispose al cellulare. Aveva il viso disteso. Mi sembrò addirittura che ridesse. Mah. Il treno ripartì. L'occhio casualmente finì sul suo sediolino. Aveva dimenticato là, la sua malinconia. Alla fermata successiva pensai di fare lo stesso. Lasciai la mia tristezza sul sediolino e scesi ma, fanculo, non funzionò. A differenza della donna discinta, la mia dimenticanza era premeditata come una bugia e la tristezza non ci cascò. Oppure le donne sanno raccontarle meglio le bugie. 

Arienpassant

 

Ai confini della realtà
dal passato sei tornata qua ma il passato non c'è più
dev'esserci un errore
ai confini della realtà
una storia tanto tempo fa
sì ma il tempo non c'è più se tu mi chiami amore...

 
 
 
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non ne dubitavo :))
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il 26/07/2021 alle 19:01
 
Continuer˛ a sporcarmi le gambe (senza lamentarmi) con le...
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No, mi rimproveravo da solo :)
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