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(appunto il dis-appunto)

 

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Ai confini della realtà

Post n°839 pubblicato il 22 Luglio 2021 da Fanny_Wilmot
 

- Posso?

- Ci sono quattro posti liberi, scegline uno. Sono un po' discinta, però. E' un problema?

- Ma figurati. Scelgo il sedile rosso, così se vuoi stendere le gambe su quello davanti e stare meno discinta, puoi farlo. Tu dove scendi?

- A North Sentinel. Tu?

- Anch'io, e sorridendole le mostrai le mani. Con la metro, e con te, ci torno volentieri. Stavolta non c'è da remare.

- Posso?, chiesi di nuovo, ma questa volta indicando il sedile a fianco a lei.

- Certo, così appoggio la testa.

Lei: Mi aveva mostrato le mani come a dire: ti ricordi dei calli, vero? Ovvio, ricordavo i calli e tutto il resto, anche se erano passati anni, o forse giorni: chi può misurare il tempo sul limitare tra sogno e realtà? Guardai fuori dal finestrino. Le impressioni malinconiche del pomeriggio le aveva inghiottite la notte. Mi abbandonai a un'intimità umida e compiaciuta.

Lui: Mi ero seduto a fianco a lei, il braccio sulla sua spalla. Poggiò la testa. Anch'io. Sulla sua. Nessun orologio. Nessun tempo. Nessun altro passeggero.
Quel "portami con te" si alternava fra loro in un sempre e ovunque. Il treno cadenzò la loro intimità, da umida e compiaciuta fino a che si fece mare nella discrezione di cui si curò la notte.

Qualcuno sostiene che le giornate storte non si possano raddrizzare. Be', quei due, passeggeri di una stessa notte, avevano dimostrato che la vita non è la pellicola di un film, che la sua imponderabilità è un dato di fatto.

di Arienpassant e Fanny_Wilmot (in realtà il mio contributo è stato minimo)

***

Poiché ogni storia che si rispetti ha almeno due finali, a seguire quello senza happy ending.

Neanche mi rispose. Piegò solo le gambe sul sedile e si raggomitolò con la sua malinconia. Neanche più una parola. Scese alla fermata successiva. Neanche "ciao". La seguii con lo sguardo dal finestrino. Si fermò e rispose al cellulare. Aveva il viso disteso. Mi sembrò addirittura che ridesse. Mah. Il treno ripartì. L'occhio casualmente finì sul suo sediolino. Aveva dimenticato là, la sua malinconia. Alla fermata successiva pensai di fare lo stesso. Lasciai la mia tristezza sul sediolino e scesi ma, fanculo, non funzionò. A differenza della donna discinta, la mia dimenticanza era premeditata come una bugia e la tristezza non ci cascò. Oppure le donne sanno raccontarle meglio le bugie. 

Arienpassant

 

Ai confini della realtà
dal passato sei tornata qua ma il passato non c'è più
dev'esserci un errore
ai confini della realtà
una storia tanto tempo fa
sì ma il tempo non c'è più se tu mi chiami amore...

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Commenti al Post:
Utente non iscritto alla Community di Libero
fanny il 22/07/21 alle 13:00 via WEB
Caro Arien, adesso tocca a te. Fanne una tua versione riveduta e corretta. A me è toccato il lavoro sporco, rimettere in ordine :)
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
arien il 22/07/21 alle 15:27 via WEB
E perché? Questa è già scritta a quattro mani. Proprio come te, mi piace così com'è
In più c'hai aggiunto la canzone e su quello non avrei saputo scegliere meglio... a proposito, buongiorno... il caffè l'hai fatto?... certo che stì sedili sono una tortura... comunque siamo in orario per il traghetto... il problema è che sulla metro non ci sono le toilettes... i finestrini non si possono nemmeno abbassare e io non la trattengo ancora per molto...
 
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
fanny il 22/07/21 alle 16:48 via WEB
Resisti un altro po', non pensarci. Manca solo un'ora per dare compiutezza a questo divenire.
 
   
Utente non iscritto alla Community di Libero
arien il 22/07/21 alle 19:55 via WEB
“… finalmente!”
“Che bello che sei col viso rilassato… liberato?”
“Sì… è stato bellissimo”
“Addirittura?”
“Ehhh, non puoi immaginare, perché devi aggiungerci il piacere della distanza. Vedere le formichine e sentirle”
“Giacomo, siamo al sicuro qua?”
“Tranquilla Melissa, siamo a distanza di sicurezza, neanche uno tsunami”
Ed io sorridendo pensavo “Sì, adesso te ne accorgi”, ho solo alzato il tiro e le ho beccate in pieno.
“Stavamo a distanza di sicurezza, vero Giacomo? Splut, splut”“Cosa potevo saperne Melissa che quel tizio ha i superpoteri. Splut, splut”
“Ma che schifo, dai sbrigati che perdiamo il traghetto! Ora capisco perché in bagno fate solo disastri voi maschietti”
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
fanny il 22/07/21 alle 20:10 via WEB
no comment :)
 
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
arien il 22/07/21 alle 20:13 via WEB
Capito. Stai dalla parte delle formichine.
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
fanny il 22/07/21 alle 20:15 via WEB
E comunque ora ti riconosco...troppo laconico quando, qualche ora fa hai scritto, rispondendo al mio invito di fare una tua versione del post, ma va bene così, bella anche la canzone e blah blah blah...ti conosco troppo bene sotto certi aspetti, non mi incanti :)
 
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
arien il 22/07/21 alle 21:16 via WEB
Hai ragione, a volte vado oltre. Sorry.
 
   
Utente non iscritto alla Community di Libero
fanny il 22/07/21 alle 21:36 via WEB
Ma dai, ogni tanto ci sta...e comunque non ti sto rimproverando, non hai scritto niente di trascendentale, anzi. Il cambio di tono, in una qualsivoglia narrazione, anche in quella che nasce da un cazzeggio come il nostro, è funzionale alla narrazione stessa, cambia le carte in tavola, scongiura la carie...ti sarai accorto che stavamo diventando melensi, vero? :))
 
     
Utente non iscritto alla Community di Libero
arien il 23/07/21 alle 15:57 via WEB
No, mi rimproveravo da solo :)
 
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:)))
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Ma grazie, amaitti, troppo buona...non credevo che ti...
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