Creato da Fanny_Wilmot il 01/02/2015
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Diglielo (finché sei in tempo)

Post n°583 pubblicato il 16 Ottobre 2018 da Fanny_Wilmot

 

Una ragazza ti ha chiesto: Che cosa è poesia?
Volevi dirle: Già il fatto che esisti, ah sì, che tu esisti,
e che nel tremore e stupore,
che sono testimonianza del miracolo,
soffrendo mi ingelosisco della tua piena bellezza,
e che non posso baciarti e con te non mi posso giacere,
e che non ho nulla, e colui che è sprovvisto di doni
è costretto a cantare...
Ma non glielo hai detto, hai taciuto
e lei non ha udito quel canto...


(Vladimir Holan)

 

La reticenza, in amore, non paga. 

foto di Marta Bevacqua

 
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Al cuore, Ramon! Al cuore

Post n°582 pubblicato il 15 Ottobre 2018 da Fanny_Wilmot

 

Da giovani, per un vizio di forma che attiene alla demenza, non solo invochiamo la morte, ma la sfidiamo pure nei modi che ci sono più congeniali; quando poi la morte diventa distopia, è troppo tardi per vergognarsi dell'adesione a certi paradigmi rock che rifuggivano il buon senso. Ma tant'è.

Probabilmente giungiamo alla compiutezza in vecchiaia o, perlomeno, al netto delle stravaganze di gioventù; su tutte quella che inconsciamente induce a fantasticare di infinite rinascite.

Che cos'ero intorno ai 20 anni

un manicomio sul letto di danni

sogni sciatti notti di festa...

 

 

 

 
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Tracce di noi

Post n°581 pubblicato il 12 Ottobre 2018 da Fanny_Wilmot

 

L'uomo si abitua al silenzio e alla solitudine, alla rapidità di un percorso esistenziale in cui ogni meta segna il sorpasso di sé; persino gesti e oggetti, pur nella loro concretezza, non sono che un "toccare la polvere". Cionondimeno l'atto umano ha valore, e di esso rimane traccia. 

 

Ti abitui al silenzio di te stesso,
allo spirato estinguersi
di quanto hai toccato,
alla leggerezza scattante delle passeggiate.
Il tuo cammino è fatto di passi da titano.
Il tuo arrivo è ovunque
il sorpasso di te stesso.
Le tue venute sono sparse dovunque.
Il picchiare sulla porta
non è che il tuo
toccare la polvere.

(Nicola Sop)

 

The thought of all the stupid things I've done...

 
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Quando tu sarai vecchia

Post n°580 pubblicato il 10 Ottobre 2018 da Fanny_Wilmot
 

 

Quando tu sarai vecchia e grigia e sonnolenta,
Col capo tentennante accanto al fuoco,
prenditi questo libro,
E lentamente leggilo, e sogna del tenero sguardo
Che gli occhi tuoi ebbero un tempo, e delle loro ombre

Profonde; quanti furono a amare i tuoi attimi
Di grazia felice, e quanti amarono,
con falso o vero amore,

La tua bellezza; ma uno solo amò l'anima peregrina
Che era in te, e il dolore del tuo volto che muta.

Curva di fronte ai ceppi risplendenti mormora,
Con lieve tristezza, come Amore fuggì, come percorse,
Passando, i monti che ci stanno alti sul capo,

e nascose il suo viso fra un nuvolo di stelle.

William Butler Yeats

E poi c'è ancora qualcuno che si domanda perché alcuni poeti appartengono all'eternità.

 

 

 
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Vietato applaudire

Post n°579 pubblicato il 09 Ottobre 2018 da Fanny_Wilmot

 

I melomani non sono affatto indulgenti con coloro che applaudono fuori tempo, ovvero con quella casta di sempliciotti che esprime la propria approvazione tra un movimento e l'altro della sinfonia, prima che il brano finisca. Pur non essendo una melomane, solidalizzo con questa forma di disappunto, anche se l'applauso che proprio non si dovrebbe tollerare è quello che accoglie l'arrivo di un corteo funebre; non si capisce perché sia ormai rituale l'applauso alle spoglie mortali di una persona alla quale, un destino tragico, ha decretato un passaggio, più o meno fugace, nei tg del giorno. Lapalissiano il caso dell'artista: chi l'ha applaudito in vita, non si esimerà dal farlo mentre esce di scena per l'ultima volta. Ma al comune mortale si riservi il silenzio. La retorica del dolore ha fatto il suo tempo.

 

Immagine: Duane Michals, Zip Zap Zip

 
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