Creato da Fanny_Wilmot il 01/02/2015

INSTABILITAS LOCI

(appunto il dis-appunto)

 

Covid City e Zoom Town, il futuro è già qui

Post n°826 pubblicato il 16 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

Xiong'an è la prima Covid City appena fuori Pechino, ma è solo un esempio di come la pandemia potrebbe contribuire a evolvere il mondo dal punto di vista urbanistico. L'Italia non fa eccezione: a Torino è già partito il cantiere della nuova sede di Banca Sella, un edificio concepito per ospiterare sistemi di disinfezione automatica e scrivanie a rotazione in hot desking. Il nostro paese è in buona compagnia giacché l'Europa non sta a guardare: l'Olanda ha fatto suo il "6 feet office" che, già in uso in diverse parti del mondo, prevede 180 centimetri di distanza tra un collega e l'altro, e scrivanie con un grande cerchio nero intorno a delimitare  lo spazio di ciascun impiegato. Gli architetti si ispirano a questi criteri per la costruzione delle case del futuro che potrebbero essere progettate come edifici modulari, affinché lo spazio, reso liquido, sia in grado di adattarsi alle diverse esigenze giornaliere dei suoi abitanti. Suddividerlo in tre macro aree, day mode, night mode e play mode sembra la soluzione più praticabile.

Zoom, che tanto ha contribuito a cambiare le nostre interazioni sociali e professionali, dà il nome alle Zoom Town, nate dalla migrazione di un buon numero di abitanti dai grandi centri urbani verso le zone rurali; il fenomeno è diretta conseguenza del fatto che video riunioni e smart working hanno reso fattuale l'opportunità di spostarsi in zone dove il costo della vita è minore e più a misura d'uomo. Per il momento la tendenza interessa particolarmente la costa occidentale degli USA con Idaho e Utah in pole position tra le mete preferite, anche se non mancano problemi dovuti a carenze di infrastrutture, e trasporti pubblici non all'altezza dei bisogni delle getaway communities. Tuttavia sono già allo studio linee guida per fronteggiare i deficit di questo inedito sviluppo urbanistico e dunque, diciamolo pure, il futuro è già qui.

In alto un progetto di smart city che nascerà nella zona portuale di Toronto. Firmato Google.

 
 
 

Likecrazia, un libro politicamente scorrettissimmo

Post n°825 pubblicato il 15 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

 

Già militante del partito radicale, nonché portavoce di Berlusconi, Daniele Capezzone scrive per il quotidiano La Verità, ma al grande pubblico è noto come sferzante opinionista di centodestra; avverso per indole al politically correct, non esita a definirsi "politicamente scorrettissimo", arte in cui indulge quando è ospite dei programmi di informazione di Mediaset.

In Likecrazia, pubblicato per Piemme, con piglio liberal-liberista Capezzone esplora e critica l'informazione mescolata all'intrattenimento, e ai telespettatori suggerisce qualche trucco per non lasciarsi travolgere dalle arene chiassose e rissose, quotidianamente inserite nei talk show politici; inviso a sinistra, non manca di esprimere note di biasimo per la vecchia consuetudine di certa parte dell'intellighenzia che, autopromuovendosi come unica detentrice del sapere, è sempre pronta a storcere il naso all'indirizzo del popolo istupidito dalla televisione, e non solo. Indipendentemente dalla simpatia o antipatia che un polemista di tal fatta può ispirare, bisogna riconoscere a Capezzone la capacità di sostenere le proprie tesi senza offendere gli antagonisti. A seguire un estratto del suo libro.

   «Mi lasci finire!», «Io non l'ho interrotta!», «Uno alla volta, per favore, altrimenti a casa non capiscono...», «Riprendiamo subito dopo la pubblicità».

Quante volte abbiamo sentito queste frasi... Eh sì, perché quello del talk show politico è un rito che si ripete ormai da decenni, apparentemente uguale a se stesso, a tutte le ore del giorno e della notte, in contemporanea con le nostre abitudini casalinghe, lavorative, di studio.

Ingredienti? Un conduttore (o una conduttrice: precisiamolo subito, per non scatenarci contro accuse di sessismo dalle vestali del #MeToo), un ventaglio di ospiti sistemati o intrappolati in altrettante poltroncine, qualche altro "esperto" in collegamento, un certo numero di "schede" o servizi per introdurre i temi del giorno, e poi conversazione più o meno moderata, coerente, argomentata.

Bello? Brutto? Alto? Basso? Elegante? Volgarissimo? Tutte queste cose insieme, trattandosi di un genere che ha al centro - prima di ogni copione, di ogni scaletta, di ogni contenuto - lo human factor, il fattore umano, le caratteristiche, i pregi e i difetti delle persone che partecipano a quel "gioco".

Persone che però - scegliete voi se questa sia un'attenuante o un'aggravante - non sempre sono nella condizione psicologica di considerarlo davvero un gioco, come forse dovrebbero. Basterebbe un minimo di lucidità per capirlo: il veloce passaggio al "trucco e parrucco" dovrebbe ricordare a tutti che, in fondo, siamo a teatro; lo sguardo intelligente, paziente, dolcemente scettico (a Roma si dice "sgamato") di tecnici, microfonisti, assistenti di studio, cameramen, che ne hanno viste di tutti i colori, dovrebbe trasmettere la consapevolezza di trovarsi in un circo concepito per essere montato e smontato, in una scena dove si è chiamati a transitare senza l'illusione di essere dei padreterni.

E invece no: chi per la nevrosi da sondaggio o da prestazione (il politico che partecipa), chi per ansia da share (il conduttore, gli autori), chi per vanità e naturale propensione all'autocompiacimento (gli opinionisti), quasi tutti sono spesso in uno stato di altissima tensione emotiva.

Altro che "gioco": semmai, sono convinti di "giocarsi" tanto, troppo, quasi sempre molto più di quanto sia davvero in ballo. Come se tutto (il destino - rispettivamente - di un partito, di un giornale, di una tv) dipendesse dalla loro performance di quella maledetta sera. Come se fosse la fine del mondo: ma in tv il mondo non finisce mai, anzi si è costantemente alla vigilia di una fine del mondo che non arriverà; si è sempre a pochi minuti da un'Apocalisse che potrebbe verificarsi, ma solo dopo qualche minuto di pubblicità.

Purtroppo, però, i nostri eroi sono in preda alla sindrome dell'indispensabilità: ciascuno pensa a se stesso come a un elemento irrinunciabile. Peccato che i cimiteri (politici e televisivi) siano pieni esattamente di persone che si ritenevano indispensabili: e che, prima dell'inevitabile, avrebbero fatto bene a concedersi un respiro. E un sorriso. Anche perché, mentre loro non sanno darsi pace, lo spettatore ha già cambiato canale, disinteressato alla loro tempesta emotiva.

 

 

 
 
 

Scena Unita, artisti uniti per i lavoratori dello spettacolo

Post n°824 pubblicato il 13 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

"Scena Unita" è il Fondo per i lavoratori della Musica e dello Spettacolo che sarà gestito da Cesvi, organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente, in collaborazione con La Musica Che Gira e Music Innovation Hub, e col patrocinio di Mibact. Fedez, a cui è stata affidata la presentazione del progetto, ha parlato di "gruppo corale a cui hanno aderito già circa 70 artisti e tantissimi brand, un'opera di coesione vera". Tra i nomi altisonanti Achille Lauro, Gianni Morandi, Emma, Gianna Nannini, Tommaso Paradiso e Manuel Agnelli. L'iniziativa ha già raccolto 2 milioni di euro in due settimane, ed è destinata ad avere maggior successo dal momento che tra i già citati bisogna annoverare personaggi del mondo del cinema, della tv e della moda come Carlo Verdone, Maria De Filippi, Amadeus e Sabrina Ferilli. All'iniziativa hanno anche aderito una quantità di aziende dello showbiz, ma non solo: da Prime Video (che ha donato un milione di euro) a Banca Intesa (che ha stanziato 250.000 euro), da Fremantle ad Endemol ed Arcobaleno 3, giusto per citarne alcune.

Sempre Fedez ha chiarito che: "È un'iniziativa di gruppo che dà un senso di coesione in questo clima divisivo, una raccolta fondi per le maestranze che lavorano ai nostri spettacoli. Scena Unita ha il fine di agevolare l'apertura di un tavolo tecnico per la mappatura dei lavoratori". Poi ha aggiunto: "Dire che tutti quelli a cui l'abbiamo proposto hanno aderito sarebbe dire una cosa non vera ma siamo veramente in tanti. E questa conferenza serve non a farci i complimenti tra di noi ma a cercare di coinvolgere più artisti e più aziende in maniera che questa iniziativa possa crescere".

Di più ampio respiro il punto di vista di Manuel Agnelli che tiene a sottolineare come per la prima volta vi sia "un intento unico per aiutare 100 mila lavoratori in difficoltà, ma non solo loro: dobbiamo pensare ad alberghi, bar, ristoranti, un'economia indotta che i concerti contribuiscono a generare. Questa unità ci rende rappresentativi anche nei confronti delle istituzioni. Erano già in programma gli Stati generali della musica, che prima o poi si faranno per una riforma burocratica e legislativa del settore. Ma ora la priorità sono i lavoratori che stanno a casa".

Scena Unita ha come obiettivo la consegna del 50% del ricavato ai lavoratori dello spettacolo, mentre il 25% sarà destinato ad attività formative e l'ultimo 25% verrà investito in progetti che possano generare nuove occasioni nel settore.

Bene, è così che si fa, i più danarosi devono mettere mano al portafoglio piuttosto che mostrarsi in patetiche dirette social, volte a esprimere sentimenti di vicinanza in direzione dei più sfortunati. Se questi signori l'avessero fatto a ridosso della prima ondata dell'epidemia, avrebbero mostrato d'avere maggiore lungimiranza. Tuttavia meglio tardi che mai.

 

 

 
 
 

Bernardine Evaristo, la prima nera a vincere il Booker Prize

Post n°823 pubblicato il 11 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

La scrittrice anglo-nigeriana Bernardine Evaristo è la prima nera ad aver vinto il Booker Prize nel 2019, ex aequo con Margaret Atwood (foto). Leggere Ragazza, donna, altro può aiutare a comprendere l'essere donna e la Gran Bretagna contemporanea. Evaristo racconta come l'esperienza femminile sia connessa all'etnia, al censo, alla sessualità, al gender e all'istruzione; e testuale dice:

"Da una parte c'è la cultura mainstream, fatta da quelli che sono considerati membri regolari della società che nel regno Unito tendono a essere bianchi, eterosessuali e soprattutto maschi. Poi ci sono quelli che sono considerati other - altro - e othered - esclusi - e cioè a seconda dei contesti nere, donne, di una diversa sessualità, invisibili. Io volevo parlare di loro".

Formatasi nella comunità artistica controculturale degli anni Ottanta, Evaristo confessa candidamente di aver meritato a pieno titolo il successo sia in veste di scrittrice (ha già pubblicato altri sette romanzi) che di professionista (lavora alla BBC, insegna all'università ed è vicepresidente della Royal Society of Literature). Sostenitrice delle identità trans, avverte l'esigenza di portare avanti il dibattito sulle distinzioni di sesso e gender, malgrado l'argomento crei divisioni anche tra le stesse femministe a cui appartiene; e benché creda nel potere dell'istruzione, teme che: "ci sia un problema di razzismo a causa del quale puoi diventare un banchiere, guadagnare una fortuna ma la polizia può ancora fermarti per strada e perquisirti in cerca di droga o di armi. Soprattutto se sei un uomo".

Auguri Bernardine.

 
 
 

A tavola con le celebrità

Post n°822 pubblicato il 11 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

Nel progetto fotografico Still Diet, Dan Bannino ha rappresentato le abitudini alimentari di varie star di ieri e di oggi. Il mood è caravaggesco, con le nature morte come uniche protagoniste, senza la presenza delle celebrità a cui si ispirano. I social sono pieni di personaggi famosi o aspiranti tali alle prese con cibi che in molti casi neppure toccheranno, e grazie al cielo incantano ancora solo i più sprovveduti. Un discorso a parte meriterebbero le celebs salutiste, ma anche loro sono tutt'altro che disinteressate quando propongono regimi detox.

 

Per tornare in forma dopo la maternità, Mariah Carey ha seguito una dieta monocolore: per tre giorni a settimana solo cibi viola. Compresa la tavoletta di cioccolato Milka? Non mi sembra plausibile.

 

Seguendo alla lettera il regime alimentare del nutrizionista Houdret, Karl Lagerfeld riuscì a perdere negli anni oltre 40 chili.

 

Per l'attrice Gwyneth Paltrow, verdure, legumi, noci e mandorle. Da bere acqua e limone a temperatura ambiente. In alternativa tè verde.

 

Usain Bolt va pazzo per le chicken McNuggets, anche 100 al giorno.

 

Lady Gaga preferisce la "Baby Food Diet", a base di omogeneizzati e nutrienti a basso contenuto calorico.

 

Cocktail Martini e sigarette per la top Kate Moss.

 

 

 
 
 

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