Creato da Fanny_Wilmot il 01/02/2015

INSTABILITAS LOCI

(appunto il dis-appunto)

 

25 novembre Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Post n°831 pubblicato il 24 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

Se gli uomini violenti leggessero e capissero la poesia riportata nell'immagine, forse ci penserebbero due volte ad abusare le compagne e, senza scomodare il solito Freud, basterebbe che gli stessi avessero presente il significato della parola rispetto, inclusivo più del tanto celebrato amore.

A seguire un articolo di Lidia Ravera.

 

"Tre coppie di quarantenni in barca, lo skipper è uno di noi. Sua moglie è un'adorabile bellezza sovrappeso, placida come una gatta da cesto. In barca c'è anche una gatta da grondaia, alta magra coraggiosa, un passato da campionessa di nuoto. Lo skipper non perde un'occasione per segnalare le fragilità di sua moglie (paura quando si ingrossa il mare, renitenza a fare il bagno, goffaggine estrema nello scendere in acqua) e confrontarla con la fisicità atletica della ex campionessa, che si tuffa di testa e se la ride dei marosi. Io, in posizione intermedia fra le due, soffro più di quanto dovrei. Sto proprio male. Perché mi pare, quell'insistenza, non soltanto un comportamento inopportuno, ma una vera forma di violenza.

Tre coppie di sessantenni a una cena (una delle ultime prima che il Covid interrompesse le belle abitudini del nostro piccolo mondo adulto), uno degli uomini è stato sposato, vent'anni prima, con una delle donne presenti: con un sadismo crescente (un tot in più a ogni bicchiere di vino), l'ex marito si mette a divulgare certi dettagli intimi della sua ex moglie... Certi rumori nel sonno, certi odori, la biancheria da poco prezzo, spesso non coordinata, mutandine stinte che non si decideva mai a buttare via. «Perché lei è così: fuori tutta chic e Armani, sotto, una sciattona». L'evidente disagio della signora non l'ha fermato, anzi, pareva goderne intensamente. Non l'ha fermato neanche il fatto che nessuno ridesse più delle sue indiscrezioni.Quando ho visto una lacrima rigare il bel volto della signora, mi sono alzata in piedi e, adducendo un volutamente inverosimile mal di testa, ho guadagnato l'uscita. Il fatto è che non sopporto queste forme di violenza strisciante che si nutre della conoscenza dei punti deboli della propria compagna. Anche se non scorre il sangue, si tratta di torture. La convivenza ti lascia in mano un'arma letale: una sorta di toponomastica dei punti sensibili dell'altro/a. Sai dove colpire. E colpisci. Non scorre il sangue, ma galoppa il disagio. L'imbarazzo. La vergogna. A volte mi chiedo: perché essere stati amati e non esserlo più trasforma certi uomini in belve assetate del dolore delle donne?

C'è sempre un margine di stupore mentre affondano il coltello in quella carotide tanto amata: «Ma come? Io l'ho messa al mondo scegliendola, e adesso pretende di andarsene per il mondo da sola?». Il femminicidio, parola brutta e senza sinonimi, è il gesto estremo, ma la malattia è diffusa. Come curarla? Armandosi. Nessun fair play. La violenza strisciante va stanata e restituita. Lui vi sputtana davanti a tutti perché d'inverno non vi va di affrontare la ceretta alle ascelle e magari anche sull'interno coscia lasciate correre?

Invece di arrossire, colpite. Il suo organo sessuale è sempre l'alleato principale delle vostre vendette. Dimensioni, consistenza, durata. Lo farete con eleganza, in modalità confidenziale, non un comizio in piazza, ma tanti piccoli micidiali capannelli di pettegole mirate. Mostratevi libere e forti. Indossate la corazza dell'ironia. Vi proteggerà".

 

 

 

 
 
 

Pensando ai vecchi maltrattati nelle case di riposo

Post n°830 pubblicato il 20 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

Gli aguzzini che mortificano e picchiano i vecchi ricoverati nelle case di riposo (mai definizione fu più infelice) meriterebbero di essere puniti severamente; sappiamo però che se la caveranno, perché è così che va in Italia.

C'è una bellissima pagina di Marcel Proust sulla vecchiaia. Può bastare per riflettere su quello che, con un po' di fortuna, saremo.

"E adesso capivo cosa fosse la vecchiaia - la vecchiaia che fra tutte le realtà è forse quella di cui serbiamo per più tempo nella vita una nozione puramente astratta, guardando i calendari, datando le nostre lettere, vedendo sposarsi gli amici, i figli degli amici, senza capire, per paura o per pigrizia, che cosa significhi finché, un giorno, scorgiamo una sagoma sconosciuta, come quella del signor d'Argentcourt, dalla quale apprendiamo di vivere in un nuovo mondo; finché un giorno, il nipote d'una nostra amica, un giovanotto che, istintivamente, tratteremmo come un compagno, sorride come se lo stessimo prendendo in giro, noi che ai suoi occhi abbiamo l'aspetto di un nonno; capivo cosa significano la morte, l'amore, le gioie dello spirito, l'utilità del dolore, la vocazione ecc. Se i nomi, per me, avevano perduto parte della loro individualità, le parole mi scoprivano tutto il loro senso. La bellezza delle immagini sta dietro le cose, quella delle idee davanti. Per questo la prima smette di meravigliarci quando ci arriviamo, ma la seconda la capiamo solo quando siamo passati oltre.

La crudele scoperta che avevo appena fatta non avrebbe potuto non servirmi, certo, per quanto concerneva la materia stessa del mio libro. Poiché avevo deciso che non poteva essere costituita soltanto dalle impressioni veramente piene, situate al di fuori del tempo, fra le verità in cui contavo di incastonarle avrebbero avuto un posto importante quelle che si riferiscono al tempo, al tempo in cui sono immersi e cambiano gli uomini, le società, le nazioni. Non avrei avuto cura soltanto di dar spazio alle alterazioni che subisce l'aspetto degli esseri, e di cui avevo di continuo nuovi esempi giacché, pur pensando alla mia opera, ormai abbastanza definitivamente in moto per non farsi fermare da distrazioni passeggere, seguitavo a salutare le persone che conoscevo e a conversare con loro".

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

 

 
 
 

Donne che amano i libri

Post n°829 pubblicato il 17 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

 

Claudia Erminia Lai, 76 anni e un passato da insegnante di italiano alle scuole medie, ha dedicato la vita a promuovere l'amore per la lettura; nel 1984, a Carbonia, ha aperto la libreria Lilith con l'intento di prestare particolare attenzione al pensiero femminile. Ora che la sua città è una delle 28 candidate a Capitale della cultura, ha in cantiere nuovi progetti tra cui un laboratorio intitolato Dalle radici alle idee per spronare i giovani a riflettere sul futuro della Sardegna.

Poco più che ventenne, già sposata e madre di due figli, ha aderito alla corrente femminista ma si è guardata bene dal pronunciare, in classe, la parola femminismo; ha preferito giocare d'astuzia, raccontando le donne della storia e invitando, soprattutto i maschi, a prestare attenzione alle relazioni nelle trame. Non contenta, ha poi spostato l'attenzione degli alunni sull'importanza di avere un diario; più congeniale alle femmine, lo strumento è stato accettato anche dai ragazzini sulla scia dell'entusiasmo mostrato dalle compagne. Tutti hanno imparato l'importanza di conoscere se stessi attraverso la scrittura.

Anche ora che è in pensione, la signora Lai non smette di coinvolgere più persone possibili nella sua rivoluzione letteraria; ogni anno presenta alle insegnanti una bibliografia a tema da cui scegliere alcuni testi da leggere e discutere in classe "poiché la lettura fa parte della formazione, e bisogna approfittare della scuola per costringere gli studenti ad aprire un libro", dice.

Sempre emozionante imbattersi in una persona che ama i libri. È merce rara.

 

"Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita. E questo comporta notevoli rischi".

Michel Houellebecq

 
 
 

chi(ama) Lovoo

Post n°828 pubblicato il 17 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 
Tag: lovoo

 

 

 

Lovoo è un'app di dating molto popolare anche in Italia e da qualche tempo permette agli utenti non solo di organizzare video-incontri, ma di assistere anche a quelli degli altri, dando vita a un'arena virtuale che ha preso il posto di programmi come Uomini e donne; molto amata dai giovani tra i 20 e i 30 anni, è percepita con diffidenza dai 40-50enni che devono vedersela con la vergogna.

Durante il periodo della quarantena lo streaming live ha registrato, a livello globale, un aumento del 25% di utenti; il successo è stato decretato quando alle foto sono state aggiunte le video chiamate e poi la presenza del pubblico, di fondamentale importanza per coloro che, oltre a cercare un partner, anelano ai famosi 5 minuti di celebrità.

Ovviamente chi fosse interessato a conversazioni stimolanti deve cercare altrove, giacché chi si espone in questa vetrina è mosso sopratutto dal bisogno di dar sfogo a una forte componente di esibizionismo stimolato, qualora occorresse, dai regali virtuali convertibili in denaro, inviati dagli utenti che bramano, a loro volta, di essere notati. Non è un caso se il fenomeno è già approdato su Instagram dove alcune influencer mandano in onda gli incontri con possibili partner, invitando i follower a votare per dar corso o meno a un secondo appuntamento.

Tutto lecito? Sì, ma fino a un certo punto. Significherà pur qualcosa se il 40% degli italiani si vergogna di ammettere di aver conosciuto il partner online.

Esserci o non esserci, questo è il dilemma.

 

 

 

 
 
 

I bianchi sono tutti razzisti

Post n°827 pubblicato il 16 Novembre 2020 da Fanny_Wilmot
 

 

"I progressisti bianchi sono i responsabili della gran parte delle ferite razziste subite ogni giorno dalle persone di colore". Parte da questo assunto Robin DiAngelo, autrice del saggio Fragilità bianca, per fare chiarezza su un punto di cruciale importanza: non sono soltanto i suprematisti ad essere razzisti, fenomeno a cui riconosce solo un ruolo marginale, ma è la società americana, ed anche europea, ad essere strutturata in maniera tale da favorire i bianchi sotto ogni profilo. Tutti noi, insiste DiAngelo, siamo razzisti e il fatto di essere incapaci di riconoscerlo, per opportunismo o perché costretti in gabbie mentali, permette alla forma suprema di ingiustizia, la whiteness, di perpetuarsi immutata.

Un estratto.

"Lo schema buono/cattivo è una falsa dicotomia. Tutti gli individui hanno pregiudizi, specie rispetto all'altro da sé in una società come quella americana profondamente divisa in base alla razza. I miei genitori possono insegnarmi che siamo tutti uguali, io posso avere amici di colore e non raccontare mai una barzelletta razzista, ma resto comunque condizionata dal razzismo in quanto membro di una società che trova in esso il suo fondamento. Sarò comunque vista e trattata come bianca, e vivrò la mia vita in base alle esperienze dei bianchi. Coltiverò un'identità, una personalità, interessi e progetti secondo una prospettiva bianca. Avrò una visione del mondo e uno schema di riferimento bianchi.

In una società in cui la razza conta moltissimo, la nostra appartenenza razziale non può che incidere profondamente sul nostro modo di essere. Per sovvertire questo costrutto dobbiamo prendere coscienza con onestà di come esso si manifesta nelle nostre vite e nella società che ci circonda.Ogni atto razzista non è un fenomeno isolato, ma parte di un sistema più vasto di dinamiche interconnesse. Concentrarsi sui singoli episodi impedisce di effettuare una disamina personale, interpersonale, culturale, storica e strutturale necessaria a smantellare il sistema. L'idea semplicistica che circoscrive il razzismo ai soli comportamenti intenzionali commessi da individui malvagi è alla radice di pressoché tutte le reazioni autoassolutorie dei bianchi nei riguardi del fenomeno. Soltanto superando questo luogo comune potremo superare lo scoglio dell'autoindulgenza.

La logica binaria buono/cattivo occulta la natura strutturale del razzismo, ci impedisce di vederla e capirla a fondo. Altrettanto problematico è l'impatto di questa visione del mondo sulla nostra condotta. Se come bianco concettualizzo il razzismo in base a una contrapposizione binaria e mi colloco sul lato «non razzista», mi considero già a posto: non serve che faccia altro. Non sono razzista, dunque il razzismo non è un mio problema; non mi riguarda e non sono tenuto ad agire oltre. La dicotomia garantisce che io non mi senta in dovere di costruire una capacità di pensiero critico sulla disuguaglianza razziale o di usare la mia posizione privilegiata per contestarla".

Dello stesso avviso la scrittice statunitense, originaria del Ghana, Yaa Gyasi che, intervistata in merito al suo secondo romanzo Transcendent Kingdom, ha detto: "Con Transcendent Kingdom ho guardato dentro me stessa. Ci sono i luoghi della mia vita, come Huntsville, dove ho passato l'infanzia, e Stanford, dove ho studiato. Huntsville riflette un'immagine fedele del sud degli Stati Uniti. Anch'io, come Gifty*, sono cresciuta nella chiesa evangelica: la mia era una delle due famiglie nere che frequentavano la comunità religiosa. È anche per questo che ho sviluppato un senso di solitudine crescendo. Io e i miei genitori, immigrati dal Ghana quando avevo due anni, ci sentivamo soli, anche a causa del colore della pelle. Ho trasferito le mie ansie a Gifty". Com'era già accaduto per il suo primo romanzo Homegoing, Gyasi porta alla luce il pregiudizio razziale attraverso la voce dei protagonisti.

*la protagonista del romanzo

 

 

 
 
 
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