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Passera scopre i CCF(Certificati di Credito Fiscale)!

Post n°1634 pubblicato il 12 Novembre 2013 da Lucky340
 

In questa intervista (Radio24, settimana scorsa) Passera dichiara che “quando per così tanti anni si va giù, per mobilitare un’economia grande come quella italiana, servono almeno 200 o 300 miliardi. A gennaio li mobiliterò.”

 

Matteo Sacchi, che ha segnalato l’intervista, commenta “ha in mente i CCF di Marco Cattaneo o simili, altrimenti spara a vanvera”.

 

Allora, penso sia interessante segnalare quanto segue. Non ho mai incontrato Corrado Passera. Il progetto CCF, tuttavia, è stato portato alla sua attenzione, diversi mesi fa, da un comune conoscente (Alberto Nosari, per molti anni firma del Sole 24 Ore).

 

Tramite Alberto, Passera mi aveva richiesto alcuni chiarimenti, sotto forma di tre domande che (senza citare il retroscena) avevo poi pubblicato in questo post.
 
La prima domanda era stata, appunto, come erano state determinate le dimensioni delle emissioni annue di CCF. Potete leggere che si parla, appunto, di 200 miliardi per ottenere un beneficio sulla domanda, e quindi di recupero di PIL, in grado di colmare (grazie agli effetti moltiplicativi dovuti alla ripartenza dell’economia rispetto a una situazione depressa) sostanzialmente tutto o quasi l’attuale output gap.

 

Stimabile, appunto, in 300 miliardi per il 2013.
 
Le altre due domande riguardavano la natura dei CCF. Sono moneta e non debito in quanto il titolare li potrà utilizzare per pagare imposte e obbligazioni finanziarie. Questo è il motivo per il quale non devono rientrare nei parametri di deficit / PIL e di debito pubblico / PIL.

 

Aggiungo qui una considerazione. I parametri di Maastricht e il fiscal compact nascono da un timore. Se uno dei grandi stati membri dell’unione monetaria andasse in default, ne seguirebbe una catena di insolvenze – in particolare andrebbe in crisi l’intero sistema bancario di quello stato, dato che gli istituti di credito di ogni singolo paese hanno al loro attivo una grossa parte del debito pubblico dello stato dove hanno sede.

 

Il fiscal compact fissa obiettivi di riduzione del rapporto debito pubblico / PIL appunto per ridurre questo rischio di insolvenza. Ora, non avrebbe nessuna logica e nessuna coerenza ricomprendere i CCF nel debito pubblico, appunto perché nessun rischio di insolvenza è associabile ai CCF. Quando l’Italia emetteva lire, non esisteva “rischio di insolvenza” connesso al fatto che fosse in circolazione un biglietto da centomila. Lo stato italiano gli attribuiva corso legale – lo accettava in pagamento – e questo era tutto. Il biglietto da centomila lire non doveva “essere rimborsato”.

 

Per i CCF, vale esattamente lo stesso concetto.

 

L’ultima domanda riguardava la compatibilità dei CCF con il trattato di Maastricht. Non ci sono incompatibilità in quanto il trattato (articolo 105) riserva alla BCE l’emissione (o l’autorizzazione a far emettere) monete e banconote. Non è previsto che i CCF circolino in questa forma.

 

E’ possibile, peraltro (come suggerito da Giovanni Greco, Giorgio Schembari, Alessandro Pedone e scusate se mi dimentico di altre persone con cui si è discusso il tema) utilizzare i CCF per forme di pagamento elettronico, collegate a carte di credito. E questo sarebbe sicuramente utile per aumentarne l’efficacia.
 
Commenti finali: l’attuale crisi (come ben noto ai frequentatori di questo blog…) è risolvibile solo con una forte azione di sostegno della domanda, che richiede di modificare l’architettura del sistema euro, ripristinando il grado di flessibilità che esisteva ai tempi delle valute nazionali.
 
Ma NON è indispensabile “spaccare” l’euro per ottenere questo risultato. E’ vero che occorre anche far sì che il sostegno della domanda, introdotto nei paesi oggi in difficoltà, non si traduca in squilibri commerciali dovuti alla crescita delle importazioni. Ma il progetto CCF evita anche questo problema, a condizione che una quantità sufficiente di assegnazioni di CCF sia destinata a ridurre il costo del lavoro sostenuto dalle aziende.
 
Quanto alle affermazioni di Passera, mi pare positivo, de minimis, che finalmente si parli delle effettive cifre in gioco – 200, 300 miliardi, non le frattaglie (2, 3, 5) di cui si legge con riferimento al dibattito politico sulla legge di stabilità.
 

Questo è quanto, per ora. Vi tengo aggiornati…

Marco cattaneo su http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/

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