COME IL BIANCO…COME IL NERO C’era una volta…il bianco ed il nero….Bianco era quel corsiero con il quale il cavaliere nero, venendo meno ai servigi resi al suo oscuro signore, portò via la principessa di cui, per mano del magico fato, si innamorò perdutamente. Nero era il cielo che tuonò, minaccioso, quando l’oscuro signore imprecò, verso il cielo, adirato per il tradimento subito dal suo più cruento e fidato servitore, mentre guardava la principessa fuggire dalla torre più elevata del suo castello, consumato nel tormento di sapere che ella non avrebbe più destato, in quelle stesse prigioniere mura, il bianco delle sue notti, di quando bramava di riuscire ad essere amato da tanta candida grazia, incarnata nell’esile corpo di quella donna. Bianco era il colore delle nuvole che apparivano lontane all’orizzonte, mentre alle spalle del cavaliere nero e della principessa, una innaturale tormenta di malvagia crudeltà sembrava volerne impedire il passaggio per quelle sconfinate terre; con ella stretta al petto, l’eroico cavaliere avrebbe affrontato qualsiasi avversità, anche a costo della sua stessa vita. Nero era il colore dei rami intrecciati di quella spaventosa foresta in cui si addentrarono, come la brama di oscura vendetta che sembrava aver preso le sembianze e gli occhi silenziosi di ogni cosa che scrutava il passaggio dei due fuggitivi, mitigata solo da quel solitario e candido bianco della neve disseminato, a chiazze, un po’ ovunque, come la primavera preannunciata dall’insolita anticipata fioritura di alcuni splendidi fiori di campanellino. Bianco era quel vestito indossato dalla amabile principessa, ricamato con merletti impreziositi di perle e stoffe di seta provenienti da paesi lontani; da luoghi in cui i nostri limitati occhi non potrebbero mai scorgere il sole spuntare…o calare all’orizzonte. Lei sedeva su quella sella, con nero drappeggio lacerato solo da i segni delle innumerevoli battaglie vissute quando quel cavaliere non aveva ideali…un cuore umano, ma solo una spenta pietra risposta dentro il suo valoroso petto di cavaliere templare. Nero era il funesto presagio di morte che assediava l’aria respirata da ogni cosa vivente si trovasse in quei luoghi, allorquando alcuni impotenti e sottomessi sudditi dell’oscuro signore sbarrarono il passaggio al galoppo dell’uomo a cavallo, come bianco e fulgido fu il gesto della mano, impietosita, che spinse la principessa a fermare quella furibonda spada brandita dal cavaliere. Bianco fu il colore della luce che apparve, d’incanto, negli occhi dell’oscuro animo del cavaliere, come una dolce goccia di miele riversata nella più amara e velenosa delle misture, tanto da riuscire a donare sembianze amorevolmente umane allo sguardo di quel guerriero che aveva mietuto più vittime perfino della stessa nera morte. Nero fu il sangue versato dal ritrovato cavaliere del bene, come giusto prezzo da pagare per riportare l’indifesa ed amata principessa al cospetto di suo padre…il re di un feudo votato alla giustizia e la temperanza, come bianco fu il lampo di spada che trapassò il petto dell’oscuro signore nell’ultimo cruento scontro con quel cavaliere che un tempo brandiva la spada per suo stesso volere. Il bianco ed il nero…a cui ripenso oggi….Nero è il colore del caffè, che rimescolo al risveglio mattutino in questo nuovo giorno. Mentre rimango quasi ipnotizzato dal movimento del cucchiaino…girato lentamente, osservando quel rilassante e caldo vapore bianco esalato dalla tazza, medito su questa fantastica e bizzarra storia che, forse, avrà ideato l’insieme vorticoso dei miei pensieri prima che, nella notte appena trascorsa, il sonno mi cingesse dolcemente…accompagnandomi verso le tue immaginarie e desiderate braccia.Bianco è il colore dei miei pensieri per te, focalizzati nella mente di chi si prepara, come di consueto, per andare al lavoro, mentre si affaccenda nei soliti preparativi…radendosi la barba, facendo la doccia ed indossando quegli abiti che da anni, guarda caso, non hanno mai mutano aspetto, né colori.Se nero fosse, invece, il colore del mio umore, bianco sarebbe sicuramente quello di quando ti sono accanto e mi abbracci…di me che inseguo quei tuoi occhi, più dolci forse anche del miele a cui il loro colore rimandano, golosamente, i miei pensieri…la mia giocherellona fantasia.Se bianco fosse il colore della tua vita, di quella tenera tenacia, dei tuoi interessi e delle giuste aspettative per il futuro, che io intravedo nel significato delle tue parole e dei tuoi gesti, nero sarebbe il colore della mia preoccupazione per te, alimentata quasi dall’illusione di pensare che, chi si ama, possa essere “egoisticamente” racchiuso nella più forte e protettiva delle armature…nella più consolabile e splendida delle prigioni d’oro.Se nero fosse, anche solo per un attimo, il colore dell’inchiostro che dipinge ogni istante della tua giornata, lo userei per scrivere, in ogni cosa che vivi e che ti circonda, quanto bianco sia ogni tuo respiro, pensiero o attimo di dolcezza; avendo cura di descrivere ogni tuo singolo magico particolare con la stessa passione narrativa che adopererebbe, al suo rientro a casa, il più straordinario esploratore di luoghi e mondi lontani e sconosciuti.E vorrei terminare mettendo nero su bianco l’arrendevole ma semplice ammissione di non essere, certamente, né un cavaliere errante, né un poeta d’amore…uno scrittore di romanzi; io sono solo colui che morirebbe nel tormento di trovare, giorno dopo giorno, parole e gesti sempre nuovi…mai scoperti, per descrivere e dimostrare il suo amore per te…il tuo essere incredibile e speciale ai suoi occhi di eterno ed irriducibile ragazzo d’un tempo.La passione, le parole ed i tormenti della carne sono solo una forma dell’amore e del mondo che esso racchiude in se; l’amore, al contrario, è l’unico vero modo di esistere….di lasciare traccia della nostra presenza in questo mondo dove nulla è eterno se non il sentimento d’amore stesso. Ogni cosa, in fondo, si distingue sempre dal nero o dal bianco, così come il giorno dalla notte, l’odio dall’amore. ...dagli occhi di un innamorato