PICCOLI SEGRETI!

Post N° 75


SOGNO DI SAN VALENTINO IN UNA MAGICA NOTTE DI SANTO STEFANO “…se un sogno divenisse realtà, la realtà diverrebbe un sogno fantastico…” La notte di Santo Stefano ho fatto un sogno. Sarà stata quella magica aria natalizia, che i miei pensieri avranno assorbito durante questi giorni, osservando quello spasmodico e variopinto via vai di gente per le strade tutte illuminate di mille di scintillanti bagliori, come quelle luci intermittenti delle abitazioni di fronte casa,  che sembravano catturare, quasi amalgamare in un unico dolce millefoglie di desideri, tutte le mie riflessioni della vigilia di Natale o, forse, di quelli che sono stati, per la mia vita, gli ultimi repentini accadimenti. Nel sogno che sto per narrarvi, tutto è cominciato mentre io correvo, veloce quasi come un centometrista, verso la zona del check-in: ero in tremendo ritardo per un volo prenotato e diretto in una città del nord. Cavatamela a buon mercato per la mia lodevole puntualità, prendevo posto sull’aereo, trascorrendo quell’ora e mezza di volo guardando il cielo dal finestrino, mentre cercavo di immaginare quello che sarebbe avvenuto al mio arrivo; provavo una tremenda emozione, come non succedeva da moltissimo tempo…direi anzi da una vita. Arrivato in quella città, il centro presso cui è custodita, nei secoli, anche la leggenda di una delle più straordinarie storie d’amore mai raccontate dall’uomo,  mi ritrovo alla stazione dei treni. La città che dovevo raggiungere, in effetti, si trovava poco più distante da quella ove l’aereo era atterrato;  il treno, perciò, sarebbe stato l’unico mezzo per poter proseguire il cammino verso la mia tanto voluta meta. Guardo dal finestrino, seduto sulla poltrona del comparto del vagone dove avevo trovato posto, panorami che rievocano i miei ricordi di bambino, cullati dolcemente dai toni verdi e marroni  dei colori che predominavano quel paesaggio nordico, mentre un lieve accenno di malinconia velava il mio sguardo. Tra uno sbadiglio, dovuto  forse all’emozione ed al sonno perso durante la nottata che ha preceduto la partenza, nonché una occhiatina spasmodica all’orologio, mi ritrovo finalmente a destinazione. Scendendo dal treno e cercando, soprattutto, di non inciampare goffamente davanti le persone si accalcavano verso l’uscita,  avverto, fin quasi sulla pelle che era ben coperta da caldi e confortevoli indumenti di impacciato damerino in uniforme, una strana sensazione di emozione, incertezza….chissà anche di paura.  Tutto attorno a me era come avvolto in quella fredda e pungete temperatura tipica di  una giornata di sole invernale che, a dispetto della più californiana Sicilia dalla quale ero partito pieno di speranze ed ardori,  regnava sovrana, negli interminabili inverni di questa terra più a nord. Era così che immaginavo lei, il mio unico e solo sogno reale, come una bianca e luminosa  regina intrappolata nel freddo grigio dell’inverno; capace di disgelare l’immensità dei ghiacci polari se solo qualcuno, con occhi vestiti di semplice amore…un po’ fantasia, avesse mai posato lo sguardo verso lei…senza mai lasciarsi trasportate da eccessive velleità o dalla superficiale sicurezza in se stessi.  Qui sentivo tanto freddo, ma ne avrei sentito molto di più se non avessi provato a inseguire, anche senza successo, la strada aperta dai miei sentimenti…le mie speranze d’innamorato. L’orologio della stazione rintoccava, come nella più classica delle storie raccontate, le 17.00. Mentre il sole si preparava a lasciare il passo alla sera, guardavo freneticamente il carosello di volti che si alternavano, davanti a me, quasi come una  improvvisata ed alquanto buffa coreografia di umori e meditazioni raffigurati nelle espressioni della gente passante. Tuffatomi nei miei pensieri,  quando perfino il brusio della gente sembrava non riuscire a destarmi da quell’attesa divenuta quasi insopportabile, i mie occhi smettono di vedere tutto intorno: due piccole e calde mani, di cui riuscivo anche a sentirne un profumo…più avvolgente di quello dell’odore della legna bruciata nel freddo dell’inverno o più rivitalizzante di quello lasciato, dalla terra, dopo essere stata appena bagnata da un improvviso temporale estivo. Quelle dita avvinghiate delicatamente sul mio viso quasi  atrofizzato dal freddo, fino a coprirmi totalmente la vista, mi lasciano cogliere solo gli improvvisi brividi che correvano  lungo la mia schiena…non certo per il freddo ed il suono di una voce, che già conoscevo bene in ogni sua sensazione…nelle infinite sfumature dalle emozioni che trasparivano durante quelle lunghe telefonate. –Indovina chi è? Hai visto che sono venuto a prenderti…scemooooo! - mi diceva, quasi con accenno dispettosamente divertito nel suo tono.  Io mi volto di scatto, afferrando e non lasciando mai, neanche per un solo istante, quelle speciali manine calde che mi avevano teso quel dolce e tanto aspettato agguato…la guardo meravigliato e consapevole, allo stesso tempo, di non aver mai visto nulla di più bello e più dolce in vita mia…come la rivelazione di qualcosa che forse è sempre appartenuto, assurdamente, ai miei ricordi di bambino, ragazzino… fino ad arrivare a quell’imbarazzato uomo di oggi.  In quel preciso istante ho compreso che lei era  quello idealizzavo, senza trovare una immagine ben scolpita nella mia mente, quando da bambino guardavo affascinato la pioggia gocciolare sui vetri…le luci malinconiche del quartiere della grande città dove una volta abitavo; o quando da ragazzo sognavo una storia d’amore, guardando la scena di un appassionato bacio  in un film o di quando camminavo, assorto nei mie pensieri, avvertendo la mancanza di qualcosa…forse anche della vera ragione di amare qualcuno.  La stringo come se volessi recuperare, in un solo istante, tutto il tempo perso nella mia mente senza di lei, nell’assurda consapevolezza di non aver mai conosciuto, prima di allora, il vero riflesso della mia anima…eppure adesso così chiaramente raffigurato nell’iride di quegli occhi belli e scuri, che mi sorridevano come mai avrei potuto immaginare.  Frasi smorzate dall’emozione,  respiri che svaniscono come sussurri dispersi nel vento gelido che circondava ogni nostro reciproco pensiero, mentre lei ed io continuavamo a girare, vorticosamente,  l’uno tra le braccia dell’altro…come se le nostre menti fossero state giocosamente trasportate, all’unisono, sulle note di una colonna sonora d’amore suonata, magicamente, solo per noi, come le note straordinarie di un brano musicale come Goodbye Philadelphia. Se questo abbraccio interminabile  tra noi, accompagnato anche dagli sguardi incuriositi ed allo stesso tempo ammirati della gente passante, non è come la scena d’amore di un film…allora quale potrebbe mai esserlo? Ed al mio improvviso risveglio, ripensando al sapore nostalgico di quell’abbraccio appena svanito nel caldo delle coperte del mio letto, mi sono chiesto tormentosamente: -chissà se, in questo magico sogno di S.Valentino, sarò riuscito a ripeterle quanto lei sia bella e tremendamente speciale; a metterle la mano sulla spalla per stringerla teneramente a me nella sala di un cinema; ad essere divertente quel tanto da farla sorridere, meravigliosamente,come spesso ho immaginato nella mia mente…ascoltando la sua voce al telefono e se le avrò fatto capire che mi sento attratto dai suoi fianchi che giocano al biliardo tanto quanto quegli occhi che si spalancano, come finestre di una casa al sole d’estate, dinanzi l’immaginazione di una storia fantastica, inventata sul momento solo per far divertire e sognare quella fantastica bimba che vive nel suo corpo di giovane donna. Chissà se i miei occhi innamorati avranno lasciato trasparire quello che provo, come l’atteggiamento imbarazzato di lei avrebbe potuto lasciar intendere, alle volte,  mentre passeggiavamo per la città chiedendoci quando sarebbe scattato il magico istante in cui scambiarsi un bacio appassionato…chissà! Chi potrei mai essere io nella sua vita di tutti i giorni? Ci rifletterò questa notte stessa, cullandomi dolcemente sulle onde del mare dei miei sogni per cercare di riaccompagnare il sonno verso quella significativa risposta, anche se dovessi navigare in un mare dove nessuna lieve brezza o raffica di vento tempestoso, potrà mai condurmi verso le sponde di una facile e prevedibile sua risposta.                                                                …semplicemente tuo