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« Il Potere e la FolliaBambini, ancora  »

Bambini

Post n°41 pubblicato il 04 Settembre 2008 da magnum.3
 
Tag: bambini

Un paio di giorni fa, stavo parlando con un mio Amico - ed uso la maiuscola per ottimi motivi -, un Amico che non potendo avere dei figli decise alcuni anni fa, assieme, è ovvio, a sua Moglie,  di chiederne uno in adozione.
Dal giorno che si mise in contatto con una delle Associazioni che si interessano di adozioni internazionali, passarono tre anni (si, tre anni: e non è il periodo di massima attesa) prima che lui e la Moglie potessero andare in Russia per portarsi a casa Mikhail, ora Michele, ma pur sempre noto con il diminutivo di Mika. Una bella creatura che sembra urlare momento per momento la propria felicità al cielo.
Michele, tuttavia, non è arrivato da solo, a casa dei suoi nuovi genitori. Con lui è giunta anche una bambina di un paio d'anni più piccola. Volete sapere perchè?

Non è stata una storia facile, quella vissuta dal mio Amico - che chiamerò Mario, per rispettare il suo pudore umano, ancorchè, secondo me, del tutto ingiustificato - ma degna di essere vissuta sino in fondo. Perchè la storia di Mario, di sua moglie Susanna, di Michele e di Tamara è una di quelle che ti riconciliano con la vita.
Come vi ho detto, si è trattato di una lunga vicenda: Mario e Susanna si accorsero di non poter avere figli circa sette anni orsono. Aspettarono che ne arrivasse almeno uno, per un paio d'anni, e nel frattempo maturarono la saggia decisione di adottare un bambino rimasto solo. Ci furono poi lunghi momenti di pausa, durante i quali i due sposi si misero in cerca di informazioni di ogni genere, trovando spesso degli ostacoli sulla loro strada, anche di carattere familiare.
Finalmente, circa tre anni e mezzo fa riuscirono a dare inizio alla loro lunga marcia verso un luogo sconosciuto dove, per quanto inconsapevole, un piccolino li stava aspettando.
Non fu facile, arrivare alla meta. Gli Organi competenti dilazionavano di continuo, adducendo motivazioni tecniche o burocratiche troppo spesso incomprensibili. Le visite degli Assistenti Sociali erano più rare di quelle di George Bush a Pompu, provincia di Oristano. Malgrado che i miei Amici fossero decisamente benestanti ed avessero arredato splendidamente una stanza da quattro metri per quattro nella loro bella casa quasi in riva al mare - quella che avrebbe accolto Michele - , una delle Assistenti-Ispettrici, decretò, con aria di sufficienza, che "quella camera era inidonea perchè troppo piccola".
Poi, finalmente, il buon senso e l'animo aperto, dei Giudici del Tribunale dei Minori di Cagliari, presero il sopravvento e cominciò la parte finale dell'iter definitivo. Occorsero ben tre viaggi fino in Russia. Mario e Susanna conobbero Mikhail, familiarizzarono con lui. Il tratto gentile di Mario, l'espressione già materna di Susanna conquistarono il bambino. E tuttavia, i due prossimi genitori percepivano che qualcosa non andava per il verso giusto. Mikhail era chiaramente contento, nè avrebbe potuto essere diversamente: l'Istituto nel quale viveva fin dalla nascita era del tutto simile ad un lager. I bambini mangiavano poco e male: patate, pane nero e poco più. Mario e Susanna si accorsero che non solo quello che ormai consideravano come il loro bambino, ma anche tutti gli altri, erano immersi nella sporcizia, privi di supporti che qui da noi sono considerati come roba di ordinarissima amministrazione. Andarono, allora, a comprare quello che sembrò loro una delle cose più indispensabili: dei pannolini igienici. Andarono a cercarli in un Supermarket, copia sbiadita dei nostri, i cui scaffali apparivano desolantemente vuoti. Quando chiesero dieci confezioni di pannolini, le commesse e le cassiere li guardarono chiaramente stravolte. Ci volle un po' per riuscire a capire che il motivo di tanto stupore stava nel fatto che quel negozio, così come la generalità dei suoi confratelli, era abituato a vendere i pannolini uno alla volta.
In effetti, la situazione difficilissima dell'Istituto nel quale viveva Mikhail, così come tutte o quasi le Strutture consimili Russe (ma anche Ucraine, Bielorusse e via dicendo) non dipendeva tanto da una bieca volontà degli Assistenti, quanto da un'assoluta mancanza dei fondi necessari. In effetti, per una grande quantità di motivi comprensibili, per quanto non giustificabili, i nuovi ricchi dell'ex Unione Sovietica, non hanno un grande udito, quando si tratta di voci provenienti dalla parte diseredata della loro Nazione. E di quella più piccola di età, in particolare. Mosca vive su due livelli: uno è quello di superficie, difficile ma non impossibile; l'altro è la Mosca ipogea, quella delle fogne e degli anfratti. Là vivono frotte di bambini soli. Qualcuno, tra coloro che mi leggono, lo sapeva già. Altri no. Sino a qualche frase fa. Adesso lo sanno.
Come dicevo prima di cominciare a divagare - ma si tratta di divagazioni che mi sono sembrate opportune - Mikhail non sembrava del tutto a suo agio, nel corso dei due primi contatti con quelli che di lì a poco sarebbero stati i suoi genitori. Mario e Susanna, sulla via del ritorno, e durante le loro giornate qui, ci pensavano e ripensavano, ma senza riuscire tuttavia a capire il motivo del disagio del bambino. E ciò che è peggio, percepivano dei sensi di colpa tutt'altro che indifferenti. Pensavano di essere loro, a non riuscire a porgersi a Mikhail in maniera corretta. Dopo tutto, pensavano, le loro esperienze di bambini erano limitate a quelle fatte con i loro nipotini e con i figli di amici. Ma non è la stessa cosa, si dicevano. E supposero perfino di non essere adatti al ruolo che stavano per assumere.
Poi tutto si chiarì nel corso dell'ultima, definitiva visita, quella che preludeva al viaggio di Mikhail verso un posto ignoto, chiamato Cagliari, del quale sapeva solo ciò che gli era stato raccontato da quelle due persone che sembravano carine, ma che, insomma, lui aveva conosciuto da non molto tempo, dopo tutto. Questa cosa, la sua partenza, sarebbe avvenuta irrevocabilmente dopo circa dieci giorni.
Mario e Susanna percepirono ancora una volta il disagio psicologico del bambino. Erano arrivati, tutti e tre, al momento delle decisioni irreversibili, quelle che avrebbero condizionato profondamente, in un modo od in un altro, la loro vita futura. Non potevano, si dissero i miei Amici, lasciare che quell'ombra potesse continuare ad incombere su di loro. Ed allora, evidentemente ispirati, scelsero la strada giusta: misero Mikhail alle strette. Malgrado i suoi timidi dinieghi, continuarono ad insistere con quelle poche, essenziali domande: "Perchè? Perchè sei triste? Hai paura di qualcosa?". Naturalmente non gli dissero delle frasi così scarne: quelle domande furono condite con enormi dosi di amore. Sinchè Mikhail cedette e sempre con quel suo fare timido e malinconico, mise una mano sotto il cuscino del suo lettino e tirò fuori una fotografia. Vi era ritratta una bambina un po' più piccola di lui. Aveva le lacrime agli occhi, Mika, quando trovò il coraggio di spiegare che si trattava di Tamara, la sua sorellina, che viveva in un altro Istituto, in una Città a circa duecento chilometri dal luogo dove sorgeva il suo. Desiderava moltissimo, di andare via da quel posto. Ma era disperato all'idea che non avrebbe mai più rivisto quella piccolina che aveva costituito sino a quel momento, malgrado la lontananza, il suo unico, residuo riferimento familiare.
Mario e Susanna, raccontano, si guardarono in faccia solo un attimo. Parlarono velocemente con i responsabili locali, e dopo aver avuto il loro assenso, andarono a conoscere Tamara. L'amore che era sbocciato in loro per Mikhail, si consolidò pochi attimi dopo aver visto il visino spaurito di Tamara. Fu il fratello maggiore, che le parlò, a suo modo, nella sua lingua. E su quel faccino magro sbocciò un primo, timidissimo sorriso.
Mentre Susanna continuava a presidiare il campo, Mario si fiondò a Cagliari e poi, immediatamente, si fece ricevere dal Giudice che lo aveva assistito nel corso dell'iter di adozione. Costui non si fece pregare più di tanto. E Mario potè ritornare in Russia, sventolando trionfante il documento che gli consentiva di avere, da quel momento in poi, non uno ma due figli.

Ho visto Michele e Tamara qualche sera fa. Sono due bambini felici, comunicativi, già inseriti perfettamente nell'ambiente. Le due Famiglie dei genitori li hanno accolti a braccia spalancate. Una storia, mi pare, bellissima, finita stupendamente bene. Non sempre, va così: accade spesso che i piccoli adottati manifestino, una volta inseriti nel nuovo nucleo familiare, problemi enormi a dismisura. Non è MAI, colpa loro. E nemmeno dei genitori adottivi. E' colpa di un Sistema che sostiene di difendere gli interessi dell'infanzia, ciò che invece risulta sommerso troppo spesso, dall'indifferenza burocratica, da un assurdo malintendimento del ruolo del genitore adottivo e, sopratutto, di quello naturale. E da tante altre cose, piccole o meno piccole. E' per questo, che tornerò sull'argomento.
Nel frattempo meditate su questo dato: tra pratiche italiane, viaggi, pratiche russe ed in buona misura, mazzette russe - olio indispensbile per far funzionare ingranaggi terribilmente arrugginiti in maniera artificiosa - l'adozione di Michele e Tamara è costata ai loro nuovi genitori qualcosa come ventunomila Euros.
Non potevano portarsi via tutti i piccoli compagni di Mika, che li guardavano con una silenziosa speranza negli occhi. Mika e Tamara, baciati dalla fortuna. Loro, no.

 

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Commenti al Post:
fatinacolorata
fatinacolorata il 05/09/08 alle 11:21 via WEB
ho letto con interesse l'intera storia, anche nel tuo blog...è bello quello che hanno fatto i tuoi amici. io nn ho figli ma ne vorrei appena dopo il matrimonio, ma se disgraziatamente nn potrei averne, credo proprio che sceglierei la strada dell'adozione. conosco persone che hanno fatto quetsa scelta e devo dire che un bimbo adottato è un dono di dio, e diventa tuo figlio a tutti gli effetti, senza differenze con un figlio naturale. in bocca al lupo ai tuoi amici...fatina.
 
hatterinavampira
hatterinavampira il 06/09/08 alle 01:24 via WEB
racconto commovente, complimenti per l'abilità di come è scritto, complimenti per la tua sensibilità. ciao.
 
carol042004
carol042004 il 06/09/08 alle 01:28 via WEB
Come sai, ho in famiglia un caso di adozione, due anni e mezzo fa ce l'hanno fatta, dopo tante tribolazioni, viaggi della speranza, delusioni ecc..., finalmente hanno coronato il loro sogno. Ma quante coppie non hanno la possibilità e la fortuna? E quanti, quanti bimbi in Case famiglia che aspettano, ed intanto crescono...Troppa burocrazia, troppi interessi..Interessante argomento, che dovrebbe avere più risalto e buonissime le tue osservazioni, aspetto il continuo! Bacio.
 
surgeon.c
surgeon.c il 06/09/08 alle 22:37 via WEB
bah
 
librodade
librodade il 06/09/08 alle 23:58 via WEB
Bellissima storia ... grazie Veronica
 
patriota64.cr
patriota64.cr il 07/09/08 alle 10:42 via WEB
Non sono riuscito ad arrivare alla fine senza lacrime agli occhi.
L'assurdo schifoso di queste faccende è che il caro Putin e amici, i soldi per mandare i carri armati in Georgia li ha, ma per assistere i diseredati innocenti no.
Quello che è ancora più schifoso è il perbenismo ipocrita, falsamente diplomatico dei nostri cari capi di stato Europei, che fanno finta di battersi per la pace in Georgia, ma solo per scegliere il partner petrolifero più a buon mercato.
E se a Sarcozy, la Merkell, e altri do un 6-- di voto, allo PSICONANO nazionale do come sempre un 4, visto che vantandosi dei successi europei fatti dagli altri, ma anche per nome e per conto della Italiota (italia degli idioti) contemporanemente strizzava l'occhiolino al suo amico di merende Putin.
Peggio della Munnezza e napule
AUGURI A QUESTI EROI ITALIANI TUOI AMICI
 
kikkodirisobianco
kikkodirisobianco il 09/09/08 alle 11:27 via WEB
Anche io sono in procinto di adottare un bambino straniero, io e mio marito partiremo per il vietnam... quando? Non si sa ancora... e non potrò avere 2 bambini perchè mentre negli altri paesi se si prendono due fratellini il costo è lo stesso in vietnam raddoppia... bellissima la storia del tuo amico spero tanto di riuscire a far integrare il mio bambino come i suoi...
 
 
magnum.3
magnum.3 il 09/09/08 alle 20:36 via WEB
Non so, se in Vietnam le cose sitiano in modo differente che in Russia e le ex Repubbliche sovietiche, ma se nella vicenda descritta la spesa complessiva è stata pari a ventunomila Euros, posso segnalarti che la cifra affrontata da un'altra coppia, che hanno ottenuto Paolo, è stata di diciassettemila. Ciò che dovrebbe significare che nel caso di due bambini invece che uno, se presi contemporaneamente, non si tratta di un raddoppio ma di un incremento di circa il 40%. Auguri. Con tutto il mio cuore. Forse potresti informarti.
 
passerotto36
passerotto36 il 09/09/08 alle 14:00 via WEB
bellissima questa storia e forse può aiutare tante persone ... un abbraccio cinzia
 
sodinonsapereio
sodinonsapereio il 21/09/08 alle 15:13 via WEB
Peccato che i single non possono adottare bambini, naturalmente con tutte le garanzie che si deve avere per allevare bimbi.
 
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Un blog di: magnum.3
Data di creazione: 26/10/2004
 

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