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Oh, Valentino

Post n°49 pubblicato il 01 Ottobre 2008 da magnum.3

L’altro ieri era domenica. Avevo pensato di parlare, qui nel mio Blog, di uno degli argomenti che mi solleticano costantemente. Potevo esprimere alcuni pensieri sull’eterna lotta tra il Bene ed il Male, a volte rappresentati, il primo da Veltroni e gli Allegri compagni della Parrocchietta, il secondo da Berlusconi and his Band; altre volte secondo una polarizzazione diametralmente opposta. Tanto, mi pare proprio che secondo una consolidata legge matematica, il prodotto non cambi, invertendo l’ordine dei fattori. Avevo anche, nella tastiera, la voglia di aprire se possibile una discussione su alcuni misteri buffi del grande, non del tutto trascurabile, problema della produzione di energia elettrica da fonti alternative.

Poi, però, mi erano giunti alle orecchie clamori assordanti, fescennini tribali: la TV mi mostrava le scene delle acclamazioni di un Popolo festante ed esultante per la vittoria, nel Gran Premio e nel Campionato del mondo, di Valentino Rossi, “The Doctor”, per gli amici. Ed il mio cervello malsano, invece di unirsi al coro, era andato a finire su tutt’altra strada: quella della totale incomprensibilità di esultanze tanto grandi, per una vittoria che non è di tutti, ma di un solo uomo, di un’unica Azienda motociclistica, checché se ne voglia dire quando si sia in possesso di un attacco ricorrente di foia patriottarda. E’ davvero strano, ho pensato in quel momento, lo svilupparsi di un transfert psichico assolutamente ingiustificato e del tutto acritico, che serve tuttavia a compensare l’inaccettabilità di una terribile legge della vita: quella per cui essa è assai più prodiga, per la stragrande maggioranza degli Uomini, di fallimenti, piuttosto che di successi, di sconfitte anziché di vittorie. E si tratta di una necessità di gratificazioni che non ammette limiti. A volte l’identificazione con il vincitore appare comprensibile ed anche positiva, in qualche modo. Un figlio che ottiene un voto di valore, ad esempio, mi rende legittimamente felice ed orgoglioso: in quel momento mi pare di aver superato l’esame assieme a lui.

In altri casi, invece, il rapporto di compartecipazione non pare altrettanto limpido. Il desiderio da soddisfare riguarda allora l’ambizione di prevalere sul modo che ti circonda e che sino al momento in cui tu senti di aver finalmente vinto, sia pure per procura, ti ha sottoposto ad umiliazioni anche cocenti, disillusioni che lasciano piaghe aperte. Pur di ottenere questo tipo di appagamento, molti sono disposti a qualsiasi sacrificio, anche del proprio orgoglio.

Ed infatti, coloro che applaudivano Valentino, piazzati sotto il palco o di fronte ad un televisore, non percepivano di essere soggetti, in quel momento, ad una sorta di “Sindrome di Stoccolma”. Colui al quale rivolgevano i loro parossistici applausi e dentro la cui tuta si infilavano, per sentirsi in qualche modo “lui”, era la stessa persona, il Signor Rossi – non “Valentino”, non “The Doctor” - che solo pochi mesi orsono ha tentato di fregar a tutti noi circa centoventimilioni di Euros, in tasse non pagate. E che, comunque, grazie ad una delle tante leggi dissennate che vigono nel nostro Paese, è riuscito comunque a tenersene circa novanta, in maniera non più perseguibile civilmente né penalmente, ma quanto mai devastante sotto l’aspetto etico. Perché se io le tasse – l’IRPEF, per esempio - le pago sino all’ultimo centesimo ogni mese, ciò che mi procura un sensibile impoverimento di un reddito che già per conto suo è tutt’altro che ricco, giustizia vorrebbe che il Signor Rossi facesse lo stesso, esattamente lo stesso, considerato che quando pure egli avesse pagato quei tributi per intero, gli sarebbe rimasta pur sempre in tasca, una cifra enormemente superiore a quella che una qualsiasi persona tra coloro che lo applaudivano, riesce a mettere insieme nel corso della sua intera vita.

Ora, io non mi scaglierò mai, come certi beceri senza cervello, contro coloro che i soldi ce li hanno, perlomeno sinchè io non abbia in mano le prove provate di un guadagno illecito. Hanno avuto, coloro, più capacità e più fortuna di me, e buon per loro. Però le regole di convivenza vanno rispettate da tutti. Sino all’ultimo centesimo. E non me la sento, non me la sento proprio di plaudire a chi, invece, pur di non pagare ciò che deve, ricorre ai peggiori trucchi del gioco delle tre carte.

Qualcuno tenta di trovare delle giustificazioni al comportamento del Signor Rossi: “Lui non lo sapeva; pensa solo ad allenarsi ed a correre, ed i trucchi li fanno i suoi Consulenti Finanziari.” Non funziona. Non è possibile che una persona di normale intelligenza sia talmente incapace di gestirsi, da non chiedersi in alcun momento della propria vita perché nessuno gli sottoponga mai, per la firma, un modulo per la Dichiarazione dei Redditi, od un altro per il pagamento delle tasse. Così come non può essere, che non insorgano dubbi, se quei moduli prevedono dei pagamenti di pochi spiccioli a fronte di introiti di centinaia e centinaia di milioni.

Si, l’altra sera guardavo quel Popolo festante, fesso e felice, e mi invadeva una tristezza senza nome.

 

*   *   *

 

Ma siccome, da giorno della Passione in poi, è destino che ognuno di noi beva l’amaro calice sino in fondo, proprio ieri sera mi è capitato di vedere un altro programma televisivo. In esso, una rossa molto bella ed altrettanto brava, conduceva un programma evidentemente destinato alla promozione delle attività dei vari Corpi di Polizia di Stato. Il canovaccio era probabilmente un tantino al di sopra delle righe, forse un tantino troppo demagogico ed eccessivo. Tuttavia, le Forze dell’Ordine sono certamente una delle cose migliori che questo Paese possa annoverare ai nostri tristi giorni, malgrado carenze  di ogni genere, alle quali tutti i loro Membri, ma proprio tutti, fanno fronte con un impegno e delle capacità di sacrificio, anche umano, difficilmente superabili.

C’erano, tra una profusione di galloni e medaglie, anche le divise di due ragazzi, due che da poco hanno ottenuto grandi successi sportivi. Essi parlavano di impegno, applicazione, coraggio. Tutte cose compensate  con qualche elogio ed, a volte con altrettanti spiccioli. Incomparabilmente meno importanti di quelli che vengono riversati nelle tasche del Signor Rossi. Ma dalle labbra di quei due giovani sentivo uscire parole convintissime che parlavano di attaccamento, non ad un concetto di Patria astratto, bensì alla Nazione, al Popolo che avevano rappresentato alle Olimpiadi. Finite le quali, non sono andati a riposarsi alle Maldive, o perlomeno a Londra, paradiso fiscale del medesimo Signor Rossi: sono tornati al lavoro, alla fatica quotidiana, al rischio continuo di lasciarci la pelle, per quattro Euros di stipendio, affinché io, voi, il Signor Rossi possiamo vivere almeno un poco più sicuri. I due ragazzi parlavano di bandiera, di Inno Nazionale, dell’orgoglio di aver fatto si che l’Italia - non un pezzo di stoffa, ma l’Italia – facesse per qualche momento bella mostra di se su tutto il resto del Mondo. Che questo nostro Paese facesse finalmente parlare bene di se,anche se solo per qualche attimo fuggente.

E non ho potuto evitare di farmi venire in mente le immagini di una specie di eterno folletto, di un Peter Pan senza età, che ascoltava quello stesso Inno, guardava quella stessa bandiera con un’aria di apparente distacco, propria di uno che aspetta solo che quella festicciola quasi incomprensibile finisca, per correre a cercare di farsi spiegare i misteri della vita dai suoi Consulenti Finanziari.

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Commenti al Post:
carol042004
carol042004 il 02/10/08 alle 18:41 via WEB
Ehhhh, il Fisco gliene chiedeva tanti, mi pare più di 110 milioni di €, ma lui poi ne deve versare meno di 40 milioni..in pratica un condono di circa 80 milioni di €....E dire che il "poverino" prima dichiara che ha sbagliato, poi dichiara che non ne sapeva nulla, poi dichiara di essere stato crocifisso!!! A me piaceva, adesso ha chiuso. Ciao bacio
 
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