Ho perso giorni e giorni alla ricerca di un capoverso nel cervello che mi faccia raggiungere un epifania totale,ho cercato un significato attraverso le righe di tutte le parole che dico ma non penso.risultato,non sono cambiato.sono volato sul mio tappeto tra una perdita e l’altra.la perdita:che cosa cazzo ho perso?Mi sono arrampicato sulla cupola di una chiesa,per vedere se il piccolo crocefisso che c’è in cima si è arrugginito per i troppi secoli di acqua o perché si strugge anche a lui per la mancanza di un qualche piano specifico per capire cosa ci fa li in alto a guardare le nuvole che passano.il crocefisso mi ha parlato,l’omino sopra mancava,ho parlato con il ferro battutoFerro :”bacco e venere ti hanno deluso”-anche,ma questo non è il punto.delusione si è persa anni fa nel deserto dei tartari.mi ha mandato ieri l’estratto conto della tenda in condivisione con due tuareg sahariani dispersi da una vita.Ho cercato qualcosa di duraturo,ho cercato di vedere se c’era qualcosa di duraturo.non c’è niente.neanche la prospettiva di arrivare da qualche parte,di conseguire qualche sorta di risultato mi rende più partecipe della mia vita…mi sono costruito una gabbietta per criceti,ho preso un grosso cavo d’acciaio,me lo sono legato alla spina dorsale ho preso un gran cilindro di cemento armato e mi sono attaccato alle sbarre,e ho cominciato a correre sul tapis roulant.Ferro2:”libertà in affitto?”-paura di libertà,forse,forse.un attributo mancante.una ragnatela di significati prodotti in serie,l’uomo post industriale.dorme con la città,frigge le sue cotolette in una padella antiaderente.oddio oddio,è tutto unto.sono unto.fischia il mio vento.cadono le mie foglie.Dondolo sulla mia altalena attaccata al tubo di scappamento di una volvo polar del 1977 mai revisionata,lo scarico mi arriva in faccia.non vedo.non vedo. Dondolo al suono delle campane,al rintocco della mezzanotte taglio e cucio un vestito su misura da abbinare a una sciarpa in cachemire.Vado dalla mia delusione nel deserto,con la sciarpa,il dondolo e il cavo nella schiena.Soffia soffia.caldo respiro dello spettacolo che è andato male.Clap clap clap.applausi.sipario alzato sipario calato.Ferro:”vengo con te,mi smonto da questa merda di cupola,ho la padella,ho il burro,friggiamo?”Dentro un atomo la luce corre,dentro il deserto la demenza avanza.La mattanza la faccio io.-andiamo ferro.
ferro deserto e cotolette
Ho perso giorni e giorni alla ricerca di un capoverso nel cervello che mi faccia raggiungere un epifania totale,ho cercato un significato attraverso le righe di tutte le parole che dico ma non penso.risultato,non sono cambiato.sono volato sul mio tappeto tra una perdita e l’altra.la perdita:che cosa cazzo ho perso?Mi sono arrampicato sulla cupola di una chiesa,per vedere se il piccolo crocefisso che c’è in cima si è arrugginito per i troppi secoli di acqua o perché si strugge anche a lui per la mancanza di un qualche piano specifico per capire cosa ci fa li in alto a guardare le nuvole che passano.il crocefisso mi ha parlato,l’omino sopra mancava,ho parlato con il ferro battutoFerro :”bacco e venere ti hanno deluso”-anche,ma questo non è il punto.delusione si è persa anni fa nel deserto dei tartari.mi ha mandato ieri l’estratto conto della tenda in condivisione con due tuareg sahariani dispersi da una vita.Ho cercato qualcosa di duraturo,ho cercato di vedere se c’era qualcosa di duraturo.non c’è niente.neanche la prospettiva di arrivare da qualche parte,di conseguire qualche sorta di risultato mi rende più partecipe della mia vita…mi sono costruito una gabbietta per criceti,ho preso un grosso cavo d’acciaio,me lo sono legato alla spina dorsale ho preso un gran cilindro di cemento armato e mi sono attaccato alle sbarre,e ho cominciato a correre sul tapis roulant.Ferro2:”libertà in affitto?”-paura di libertà,forse,forse.un attributo mancante.una ragnatela di significati prodotti in serie,l’uomo post industriale.dorme con la città,frigge le sue cotolette in una padella antiaderente.oddio oddio,è tutto unto.sono unto.fischia il mio vento.cadono le mie foglie.Dondolo sulla mia altalena attaccata al tubo di scappamento di una volvo polar del 1977 mai revisionata,lo scarico mi arriva in faccia.non vedo.non vedo. Dondolo al suono delle campane,al rintocco della mezzanotte taglio e cucio un vestito su misura da abbinare a una sciarpa in cachemire.Vado dalla mia delusione nel deserto,con la sciarpa,il dondolo e il cavo nella schiena.Soffia soffia.caldo respiro dello spettacolo che è andato male.Clap clap clap.applausi.sipario alzato sipario calato.Ferro:”vengo con te,mi smonto da questa merda di cupola,ho la padella,ho il burro,friggiamo?”Dentro un atomo la luce corre,dentro il deserto la demenza avanza.La mattanza la faccio io.-andiamo ferro.