Creato da: raccontatevi il 06/03/2006
vita di una trentenne in fuga

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Post N° 30

Post n°30 pubblicato il 06 Giugno 2006 da raccontatevi
Foto di raccontatevi

La serata fu accompagnata da note che attraversavano i loro pensieri sempre più vicini, più simili a loro due. A metà cena, Federico si alzò dal suo posto, si avvicinò a Marianne e con un inchino la invitò a danzare. Lei accese, nel suo viso, un sorriso che sembrava illuminare tutta la stanza. Danzarono sotto le note di una musica sconosciuta a lei, ma riusciva a farsi trascinare. Chiuse gli occhi e si faceva portare, sentiva di potersi fidare dopo tanto. Federico la strinse un altro pò a sè, la sua mano l'abbracciava come se avesse voluto difenderla. Ballarono per un bel pò, finchè la musica terminò. Poi il silenzio. Marianne aveva paura di riaprire quegli occhi e incontrare i suoi. Lentamente, poi, lo fece ed erano lì come sapeva. Lui le accarezzò le guance, le sorrise non aveva bisogno di parole, nell'aria si assaporava un elettrica sensazione di piacere mista passione. Non era solo la cena, il vino, la neve che nel frattempo era scesa giù al di fuori. Erano loro, quella voglia di stare bene. La mezzanotte suonò dopo qualche istante. Si scambiarono gli auguri e gli attimi si fecero sempre più intimi. Marianne si addormentò sul divano tra le braccia di Federico. Lui rimase lì a vegliarla, non riusciva nemmeno a sfiorarla per tanta bellezza, poi chiuse gli occhi anche lui e li riaprì la mattina successiva trovandola ancora lì. Nella notte, lei lo aveva cercato e stretto a sè. Sentiva muoversi dentro di lui qualcosa di molto forte che non sapeva gestire, qualcosa che doveva però nascondere. Rimase lì in silenzio nell'attesa dle suo risveglio. Furono brevi gli attimi in cui i pensieri di Federco furono raggiunti dal buongiorno di Marianne. Le diede un bacio sulla fornte. Lei gli sorrise ancora, era più bella di quell'alba d'inverno che fu testimone dei suoi più gelosi pensieri.. Erano felici.

 
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Post N° 29

Post n°29 pubblicato il 05 Maggio 2006 da raccontatevi
Foto di raccontatevi

E non pensò nulla, si addormentò in silenzio. La mattina gelida la svegliò. Il calendario segnava il 24 Dicembre. La vigilia e in mente le parole di Federcio e quella telefonata caduta nel vuoto davanti ad ogni suo perchè. Rimase a letto ancora avvolta dal caldo dei suoi pensieri più remoti e quelli che cercavano di assaporare di nuove sensazioni le emozioni più vicine. Lasciò la camera dopo un pò, andò in cucina, il solito the, la solita musica che allegeriva un pò il tutto. Scese in centro poco prima di mezzogiorno. Il centro era pieno di persone, di colorate luci che facevano sentire Marianne un pò più sola del solito. Al ritorno prese il telefono e chiamò Federico. Telefono spento. Raggiunse casa, alla porta un pacco. Nessun biglietto ad anticipare la sorpresa. Lo raccolse e in fretta entrò in camera, lo scartò in velocità. Un vestito, lungo nero scollato. Una rosa bianca e un biglietto scritto su carta di riso : " Non accetterò un no, alle 21.30 sono da te. Un bacio Marianne. Federico." Rimase senza parole, sorrise e pensò che il cellulare spento non fosse solo un caso. Sorpresa di tutta questa nuova sensazione, passò la giornata tra le sue solite cose, i fiori, il lavoro. Accese il computer, c'era una vecchia mail di Susanne, aveva la data di qualche giorno prima, le chiedeva conferma per Natale. Era troppo tardi. Le rispose dicendo che avevano scelto di restare nel paese, di non fare troppi spostamenti visto il suo viaggio lavorativo. Le fece gli auguri e giurato di incontrarla quanto prima, o per lo meno dopo il suo ritorno dall'America. Il pomeriggio terminò in fretta, prima del tramonto iniziò a sistemarsi per l'appuntamento. Indossò il vestito. Sembrava fatto per lei. Avvolgeva le sue curve come delicata piuma. Si sentiva imbarazzata. Tutta questa nuova attenzione. Il campanello suonò perfettamente alle 21.30. Si guardò un ultima volta nello specchio e spense le luci. L'aria era davvero gelida. Sentiva quell'aria accarezzare la sua pelle chiara. Federcio era lì, fuori al portone. Era elegantissimo. In perfetta armonia con se stesso, Marianne ancora imbarazzata. Le sorrise, le diede un bacio sulla guancia e aggiunse : " Non avevo dubbi, sei bellissima." E sorrisero ancora per scivolare davanti ogni insolito silenzio. In auto non si fermarono per un istante, parlarono per tutto il tragitto. Marianne non aveva fatto nessuna domanda sulla destinazione, aveva deciso di fidarsi, e di farlo fino in fondo. Dopo un oretta di auto arrivarono su una piccolissima baita sopra il paese. Sembrava dispersa da tutto, quasi messa lì a caso. Fredda esternamente ma di un tepore quasi famigliare all'interno. Era arredata in perfetto stile. Entrarono e sul tavolo, un mazzo di rose bianche. Profumava di buono e di bello. Si sentiva leggera.

 
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Post N° 28

Post n°28 pubblicato il 21 Aprile 2006 da raccontatevi
Foto di raccontatevi

Attese per alcuni istanti che quel telefono gelasse ancora una volta il suo sangue. Lunghisismi istanti che non arrivarono più. Cercò il suo numero in rubrica, ma ancora una volta il telefono fu spento. Richiuse la porta alle sue spalle, portò la mente a tutti quei momenti con Paul e quelli a venire. Si chiedeva dove fosse, perchè non aveva richiamato. Ma sapeva benissimo che rifarsi le stesse domande non sarebbe servito a nulla. Si stupì anche della reazione quasi innaturale avuta dopo la sua telefonata. Nessuna lacrima. La sera giunse presto. L'aria era gelidissima. Si sentiva profumo di calde arroste. Odori di una vigilia di Natale alle porte. Nessun programma. Avrebbe scartato l'unico regalo da sola, una vecchia raccolta di Sting. Furono subito le 20. Da lontano aveva già riconosciuto Federico. Avvolto in un cappotto grigio scuro, una sciarpa di ugual colore e dei guanti neri. In mano aveva dei pacchettini, credo regali di Natale. Si salutarono come dei vecchi amici. Entrarono presto in una locanda lì in zona. Il gelo impediva di passeggiare tranquillamente tra  le strade ormai semi deserte. Cenarono lì, parlarono di lavoro quasi tutta la serata. Presero un caffè e nell'attesa Federico le chiese cosa avrebbe fatto il giorno successivo. Lei ci pensò un attimo e gli rispose:" Nulla, perchè?". Lui, attese qualche secondo e le disse:" Ti ricordo che è la vigilia di Natale, vorrai mica passarla ancora da sola!". E le sorrise. Marianne, si fece accompagnare da quel sorriso e aggiunse :" Ah si, già la Vigilia?". Non smise mai di sorridere. Parlarono ancora un pò. Si coprirono e uscirono. Silenzio intorno a loro. Lui l'accompagnò alla sua auto. Erano lì fermi, non arriva mai il momento giusto per salutarsi per davvero. Si scambiarono ancora qualche parola, qualche sorriso, poi lui sfiorò le sue labbra in un caldo bacio e aggiunse.: "Spero di rivederti anche domani". Andò via senza darle il tempo di alcuna risposta. Marianne, restò immobile, col suo sapore sulle labbra. Non sapeva che pensare.

 
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Post N° 27

Post n°27 pubblicato il 13 Aprile 2006 da raccontatevi
Foto di raccontatevi

Quando Marianne svegliò i sensi, il sole era alto. Rimase un altro pò tra i sogni di una notte nuova. Generalmente si faceva compagnia con un pò di musica, ma quella mattina aveva ancora voglia di pace. Diede un'occhiata veloce all'ora, erano poco più delle 13. Sorrise e aggiunse: "Quanto ho dormito!". Si guardò intorno come se si dovesse giustificare. Sul cellulare un nuovo messaggio, era Federico. Il testo diceva " pensavo di andare a pranzo insieme, ma starai ancora dormendo, se ti va un caffè...sono qui". Sempre molto lineale, non aveva mai osato. Ricordava il primo mese al lavoro. Spesso all'arrivo di un nuovo membro tutti si affannano a essere gentili, a ricoprire ogni istante di attenzioni di cortesia, Federcio invece aveva sempre mantenuto un certo distacco, tipicamente professionale,rispetto ad ogni tipo di approccio. Una mattina in particolare, nel periodo in cui aveva litigato con Paul, poco prima della sua partenza, si erano incrociati in corridoio, prima della solita riunione, lui scambiò qualche parola con lei tipo buongiorno come andiamo quest'oggi e poi silenzio. Riportò la mente a quella mattina, e si chiedeva come mai non aveva mai dato più di tanta attenzione a colui che a poco sarebbe stato il suo compagno giornaliero per alcuni mesi. Gli rispose dicendogli che era riusicta a riposare, che nel pomeriggio avrebbe raggiunto il centro e si sarebbero potuti vedere poco prima di cena per un aperitivo. Inviò il messaggio, si alzò e affrontò la giornata. Si sentiva davvero bene, il viso finalmente sereno. Sistemò un pò il suo appartamento, una doccia in velocità e fu pronta per usicre. Poco prima di chiudere la porta alle sue spalle, in casa squillò il telefono, corse lasciando tutto spalancato: " Hello Marianne..." un lungo silenzio e poi "Marianne...sono Paul!". Muta. Cadde la cornetta. La mente ferma a  quella voce. Istanti lunghi. Non credeva che sarebbe mai risuccesso.

 
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Post N° 26

Post n°26 pubblicato il 10 Aprile 2006 da raccontatevi
Foto di raccontatevi

Stesso percorso. Il lungo mare che accarezzava il fianco del mare, un argento che risaltava il caldo colore di una luna d'inverno. Le strade ricoperte ancora dalla neve fresca dei giorni scorsi. Il silenzio di un paessaggio addormentato in un posto quasi nuovo. Un aria fredda che gli univa senza chiedersi di sbagliare. Parlarono per tutto il tragitto, pizzicandosi solo con le sensazioni, nessuno dei due aveva voglia di scoprirsi nè di invadere qualcosa che fino a quel momento non era altro che un semplice saluto di cortesia tra pareti che sapevano di caffè e nient'altro. Marianne riabbrividì tutto su un colpo, Federcio d'istinto l'abbracciò tirandola a sè. Silenzi .Attimi. Un imbarazzo, magnifico che si traduceva in calore. " Perdonami, Marianne, l'ho fatto senza pensarci". Col viso rosso, non solo per il freddo, scosse la testa e gli sorrise. La serata stava giungendo al termine, la strada li riportava dritti all'auto. Estranei del tempo che aveva fatto loro compagnia, salirono in auto. L'attesa che qualcosa scaldasse quell'armatura di gelo. Presto arrivò con la voce sottile di  Marianne : " Grazie, ho fatto proprio bene ad accettare, era da parecchio che non ritornavo così serena a casa!". Non poteva aggiungere altro, cose tipo, -ho passato l'ultimo mese a capire cosa non andasse e perchè Paul fosse scomparso-. Federcio sorrise, accese l'auto e si fece strada nella nebbia. Si scambiarono altre parole nel tragitto, arrivati sotto casa si fermarono pochi istanti, il tempo giusto per non rischiare forti imbarazzi. Lei prese le chiavi, lo salutò con un bacio sulla guancia e aggiunse:" ...che domani sia un altro oggi!". Andò via. Federcio vidde il portone chiudersi alle sue spalle. Aspettò la luce in casa prima di andare via e sospirando si ripetè le parole di Marianne e aggiunse :" ...per fortuna esisti davvero!". mentre i loro sensi si addormentavano, il giorno si stava per svegliare.

 
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