IL MISTERO SALVINI
Il generale Vannacci è andato via dalla Lega, come in moltissimi sospettavano che avrebbe fatto, e lancia quello che sarà il suo partito, “Futuro Nazionale”, di cui qualche giorno fa ha depositato logo e denominazione.
Date le premesse, visto che Vannacci ha avuto finora atteggiamenti razzisti, xenofobi, omofobi, reazionari, sovranisti, filofascisti e filoputiniani, è facile immaginare che tipo di partito sarà: qualcosa di vagamente neonazista, come Afd in Germania, Vox in Spagna, il Rassemblement National lepenista in Francia e la formazione di Nigel Farage in Gran Bretagna.
Registriamo l’ennesima deriva populista e di destra in Europa (per non parlare degli Stati Uniti), ma non è su questo che oggi voglio arzigogolare.
Il “fenomeno Vannacci” è nato con un libro infarcito di contenuti beceri, autoprodotto e venduto su Amazon, scritto abbastanza con i piedi e, tuttavia, rivelatosi un successo editoriale clamoroso (e questo la dice lunga su come stiamo combinati): sull’onda dei movimenti intestinali della nazione questo ex militare, simpatizzante della X Mas, è diventato un personaggio nazionale. Ma avrebbe potuto rimanere nell’ambito del fenomeno di folclore, se Salvini non gli avesse letteralmente regalato una dimensione politica: prima lo ha accolto nella Lega, contro il parere di molti maggiorenti del partito e di tutti i “governatori” regionali; poi, contro il parere negativo di ancor più numerosi notabili, l’ha fatto diventare deputato europeo, imponendolo capolista in una miriade di collegi; ancora, non contento, lo ha fatto vicesegretario nazionale della Lega e vicepresidente del gruppo europeo in cui la Lega è iscritta.
E il beneficato/miracolato cosa fa? Capitalizza la visibilità ormai consolidata, se ne va e lancia il suo partito personale.
Che capolavoro, ministro Salvini. Complimenti!
Ora, è vero che la riconoscenza è un bene raro (lo è sempre stato), ma bisogna anche dire che in tanti avevano avvertito il leader della Lega che quel tipo lì non lo vedevano per niente di buon occhio. Ma niente, Salvini ha fascistissimamente “tirato diritto” e questo è il risultato.
Per me resta un mistero insondabile che possa restare saldamente ed incredibilmente al suo posto uno come Salvini, sotto la cui gestione la Lega si è vista abbassare i consensi ricevuti, scendendo da un massimo storico del 17 % alle elezioni nazionali del 2018 e dal 34 % alle elezioni europee del 2019, fino al misero 8 % di oggi, seguendo un trend che peggiora ad ogni elezione. L’innamoramento per Vannacci è solo l’ultimo esempio dell’incapacità politica e gestionale di Salvini.
Si ha un bel dire che i partiti di una volta erano una sconcezza (mi veniva un’altra parola, ma mi trattengo), ma erano comunque entità strutturate, con regole serie: nella Prima Repubblica Salvini sarebbe stato già accantonato da un pezzo. Invece, oggi che i partiti sono proprietà personale di un leader, questi resta al suo posto, tranquillamente, nonostante gli sfondoni che mette a segno con regolarità impressionante.
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