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Le Regioni fanno 50 anni: anniversario triste di un’istituzione fallimentare

Post n°2093 pubblicato il 04 Agosto 2020 da massimocoppa
 

 

LE REGIONI FANNO 50 ANNI: ANNIVERSARIO TRISTE
DI UN’ISTITUZIONE FALLIMENTARE

Nell’indifferenza generale sta trascorrendo un anniversario che dovrebbe avere una certa importanza per il nostro Paese: la nascita delle Regioni, intesa come istituzioni operative.

Prevista in Costituzione, si dovette arrivare addirittura al 1970 per l’elezione dei primi consigli regionali.

Da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti, ed oggi le Regioni italiane sono una realtà.

Anche troppo.

Qualche post addietro, e riferendomi alla babele di provvedimenti normativi locali per contenere la diffusione del Coronavirus, mi sono lamentato della giungla che ha caratterizzato la gestione dell’emergenza. Il governo fissava una cornice, ma le Regioni decidevano cosa metterci esattamente dentro.

Avevo davanti agli occhi il caso della Campania, la mia Regione di appartenenza, dove il presidente-sceriffo De Luca ha varato le misure più restrittive d’Italia, ben al di là di quanto previsto dal governo Conte.

Credevo che non fosse possibile che un ente locale “comandasse” più del governo, ma mi sono dovuto ricredere ampiamente.

Tutto nasce dalla dannata riforma del Titolo V della Costituzione approvata dal centrosinistra nel 2001 e confermata, incredibilmente, dal popolo italiano in un referendum. Andò a votare solo il 34 % degli elettori ma, non essendo richiesto un quorum, fu sufficiente.

E così oggi ci troviamo davanti ad un guazzabuglio che istiga le Regioni all’anarchia.

La Corte Costituzionale ormai dedica strutturalmente gran parte del suo operato a dirimere i conflitti che sorgono fra questi enti e lo Stato. I presidenti di Regione si fanno chiamare “governatori” e pensano di essere a capo di un vero e proprio Stato all’interno di uno Stato federale; pensano davvero di essere a capo della California nell’ambito degli Stati Uniti, per capirci.

Nessuno ha spiegato loro, né l’hanno studiato all’università, o più semplicemente fanno finta di non saperlo, che l’Italia non è uno Stato federale e che loro non hanno chissà quali poteri. Fanno finta di averli, e li esercitano, nell’olimpica indifferenza del governo. Il risultato è l’ennesima falla nella certezza del diritto, con il cittadino a subire provvedimenti capotici senza sapere quanto e come vi si possa opporre.

Il bilancio di questi cinquant’anni di regionalismo è, dunque, deludente ed ampiamente deficitario. Il governo centralizzato, in sé, è un’idea triste e pericolosa, perché facilmente incline all’autoritarismo. Per questo il decentramento e l’autonomia sono principi chiave in una democrazia moderna, compiuta; sono architravi dell’edificio delle libertà.

Ma in Italia ce la meritiamo l’applicazione di questi principi? Abbiamo dimostrato di saperli esercitare? No.

L’accresciuto potere delle Regioni si è tramutato in un’impennata delle spese e, quindi, del debito pubblico locale, che poi deve essere tamponato con l’applicazione di tasse, anch’esse locali.

La classe politica presente sul territorio ha dimostrato, dovunque, di essere di gran lunga peggiore di quella nazionale: senza alcun ideale, pensa solo al ritorno immediato in immagine e voti; pensa solo all’occupazione clientelare di tutti i posti disponibili ed alla soddisfazione dei propri bisogni.

Gli abusi e gli sprechi sono all’ordine del giorno, e gli esempi peggiori vengono dalle Regioni a Statuto speciale: uno status concessogli per motivi validissimi, ma che storicamente oggi non avrebbe più ragion d’essere, se non quella di autoperpetuare il potere della classe dirigente.

I cinquant’anni dal varo delle Regioni, dunque, casomai venisse celebrato, dovrebbe essere l’occasione per avviare una profonda riflessione sulla situazione e per mettere in cantiere una riforma incisiva che sottragga potere a questi enti locali, specialmente in settori vitali come la sanità. Insomma, a mio parere le Regioni devono essere depotenziate, e pesantemente. È malinconico, ma la prova storica dei fatti non è stata superata: bisogna rinforzare nuovamente il potere centrale, perché si è dimostrato che l’autonomia non ce la meritiamo.

 
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Commenti al Post:
massimocoppa
massimocoppa il 05/08/20 alle 11:43 via WEB
mi dispiace dirlo, visto che sei trentina, ma la tua Regione è una di quelle che scialacqua con più allegria
(Rispondi)
 
 
elyrav
elyrav il 06/08/20 alle 08:22 via WEB
Tu dici??? Non mi pareva. E sempre meglio saperle le cose che ignorarle.
(Rispondi)
 
 
 
massimocoppa
massimocoppa il 06/08/20 alle 10:08 via WEB
personalmente, ho avuto uno choc nello scoprire che, sull'impiego dei soldi, le Regioni a Statuto speciale del Nord, come anche la Val d'Aosta, sono uguali, se non peggiori, a quelle famigerate del Sud!
(Rispondi)
 
 
 
 
elyrav
elyrav il 07/08/20 alle 16:14 via WEB
Anche io vorrei saperle. Come posso informarmi in merito??? Grazie :)
(Rispondi) (Vedi gli altri 4 commenti )
 
 
 
 
massimocoppa
massimocoppa il 08/08/20 alle 17:30 via WEB
I media ne hanno sempre parlato, mi sembra incredibile che tu non ne sia a conoscenza. Non dobbiamo confondere l'efficienza e la qualità dei servizi con lo spreco: possono coesistere. Comunque, per un'infarinatura, ecco articoli da giornali di destra, sinistra, centro e locali: https://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/11/10/news/trentino-privilegi-e-scandali-della-regione-con-il-piu-basso-tasso-di-disoccupazione-1.187376 ***** https://www.liberoquotidiano.it/news/home/1057444/Trentino-Alto-Adige-peggio-della-Sicilia--l-autonomia-dorata-gliela-paghiamo-noi.html ***** https://fattodavoi.ilfattoquotidiano.it/contributo/non-solo-i-vitalizi-in-trentino-si-spreca-anche-cosi/ ***** https://www.giornaletrentino.it/cronaca/trento/durnwalder-la-regione-%C3%A8-uno-spreco-di-denaro-1.1027323
(Rispondi)
 
 
 
 
elyrav
elyrav il 17/08/20 alle 08:48 via WEB
Grazie. Che i politici arraffino quello lo si sa. Vantaggi per le persone "normali" a vivere qui sinceramente zero. Costa tutto di più, vado a Verona a fare la spesa risparmierei ma a metterci il viaggio ovviamente no. Il nostro contratto collettivo non ha un rinnovo da anni. Il nostro buono pasto è di 6 euro e al monopolio della ristorazione in trentino non ci prendi manco un primo piatto. Forse si intascano tutto come sempre i politici. Durnwalder e l'alto adige lasciamolo perdere ... è un altro mondo nel senso che sputano sull'italia ma i soldi dall'italia li vogliono eccome. Anche la Eva Klotz.
(Rispondi)
 
 
 
 
massimocoppa
massimocoppa il 17/08/20 alle 11:08 via WEB
sanno bene che, se davvero venissero annessi all'Austria, col cavolo che continuerebbero ad avere la zuppa che gli passa l'Italia da 50 anni...
(Rispondi)
 
 
 
 
elyrav
elyrav il 18/08/20 alle 09:13 via WEB
Ah certo ma quel pirla ai mondiali tifava germania!!! E se ne vantava. Può tifare quel che vuole ma non sputare nel piatto dove mangia!!!
(Rispondi)
 
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