I MIGRANTI, FALSO PROBLEMA MONDIALE
PER ECCELLENZA
Improvvisamente il “migrante” sembra diventata l’emergenza mondiale per eccellenza.
Non c’è Paese occidentale avanzato che non registri la presenza di ampie fasce di popolazione e di opinione pubblica che non inveiscano spesso e volentieri, storcano il muso o perlomeno alzino il sopracciglio contro gli stranieri, facendo degli immigrati legali e dei clandestini, degli onesti lavoratori e dei delinquenti, di tutt’erba un fascio.
Il vizio di accollare allo straniero, comodo capro espiatorio, tutto ciò che non va è antico quanto l’uomo, ma si pensava che il mondo moderno, ormai sufficientemente elevato nella cultura e nella sensibilità, nonché ammaestrato da secoli di storia, si fosse finalmente innalzato su questi beceri luoghi comuni, ma così non è.
La cosa veramente triste e preoccupante, però, è che la moda del vedere nell’immigrazione il problema principe dei nostri tempi non trova più audience solamente nei Bar dello Sport frequentati da simpatizzanti della Lega Nord, ma è programma elettorale di movimenti politici xenofobi e, spesso, anche antisemiti, che fanno registrare nei sondaggi cifre altissime di consenso e, in alcuni Paesi, come Germania e Gran Bretagna, sono candidati quasi certi alla vittoria delle prossime elezioni.
In alcuni Paesi, poi, sono già andati al potere. Negli Stati Uniti, ancora oggi, nonostante la Cina, la più forte superpotenza del mondo, il trumpismo sta distruggendo lo Stato di diritto pur di rastrellare, arrestare e deportare persone che non siano nate in America. Circostanza mostruosa, se non assurda, considerato che gli unici, veri, nativi americani sono i pellerossa, a loro tempo sterminati quasi totalmente dagli immigrati che hanno colonizzato l’America settentrionale. Gli Stati Uniti sono nati come “crogiuolo di popoli”: è un dato costitutivo essenziale, ma che oggi viene dimenticato. Un principio di diritto fondamentale, come l’Habeas Corpus (nessuno può essere legittimamente privato della libertà se non in forza di un provvedimento giudiziario fondato su basi concrete), creato proprio dagli anglosassoni, oggi viene accantonato tutti i giorni quando la famigerata polizia anti-immigrazione trumpiana arresta e deporta chiunque non abbia la pelle chiara. Negli Usa, come in Italia ed altrove, ci si dimentica che l’economia ha un debito di riconoscenza enorme verso queste persone che lavorano spesso come schiavi, quasi senza diritti, e mandano avanti la baracca. Meraviglia, infatti, che gli industriali americani non si ribellino a questo rastrellamento oceanico di manodopera!
Accadono fatti che non pensavamo possibili in quella che ritenevamo una democrazia: qualche giorno fa è emerso sui media un caso emblematico incredibile: un uomo originario dell’Honduras, regolarmente residente negli Stati Uniti da trent’anni e con un lavoro legale da piccolo imprenditore, con un figlio arruolato nelle forze armate americane ed una moglie che lavora per il governo degli Stati Uniti, è stato brutalmente arrestato e poi espulso. Il poveretto, tornato in Honduras, non è potuto rientrare neanche in possesso della sua casa perché occupata da inquilini che non pagano neanche l’affitto e che, restando impuniti, hanno sparato ed ucciso suo fratello quando i due sono andati a pregare queste persone di pagare o andarsene da casa. È un mondo intero che è crollato addosso a questo pover’uomo il quale, ora, non sa proprio come cavarsela, mentre la moglie ed i figli sono rimasti negli Stati Uniti, smarriti e terrorizzati.
Credevamo che abusi del genere, fuori da ogni regola di uno Stato di diritto, potessero verificarsi solo sotto dittature o nei Paesi del Terzo Mondo (due caratteristiche che, sovente, coincidono), non nella terra delle libertà. E tutto questo succede perché piace a Trump ed alla larga base popolare che lo sostiene. Ma davvero i suoi simpatizzanti pensano che cacciando via un naturalizzato americano si libereranno per loro posti di lavoro?! Davvero credono che l’economia girerà meglio e beneficerà anche loro?
Io sono sbigottito dal fatto che, con queste premesse, l’economia americana non collassi su sé stessa. Tagliare via manodopera è praticamente la negazione di ogni principio di buon funzionamento di un sistema economico. Inoltre, e questo stupisce gli stessi economisti, l’introduzione di pesanti dazi verso l’importazione di beni commerciali dovrebbe produrre un aumento generalizzato dei prezzi, un’inflazione, appunto, elevatissima, e invece questa resta bassa!
Ma quanto potrà durare questo stellone di Trump?
Ultimo esempio di questa fobia mondiale verso gli immigrati è la vittoria alle elezioni presidenziali del Cile, con una maggioranza schiacciante, di un politico di estrema destra, esplicito ammiratore del defunto dittatore Pinochet. La sua avversaria, sconfitta, era invece apertamente comunista. È stata cioè una sfida estremamente polarizzata, a tratti netti come non se ne vedevano più da anni. Ma, facendosi forte di un’aperta avversione all’immigrazione, e promettendo trumpianamente di deportare via tutti gli stranieri, il candidato vincente è riuscito a farsi votare in un Paese che ha sofferto per decenni sotto una dittatura di destra. Il Paese di Salvador Allende e del poeta comunista Pablo Neruda! Questo dà la cifra dell’impazzimento mondiale della politica, destabilizzata dalla falsa emergenza dell’immigrazione.
Gli immigrati che vivono onestamente e lavorano non sono un problema. Il problema è costituito dai delinquenti professionali e dagli estremisti: questi devono essere colpiti duramente, non tutti.
Quanto avvenuto in Australia è un esempio lampante. I due terroristi che hanno aperto il fuoco a Sydney contro una festa dell’Hanukkah, uccidendo decine di ebrei, sono due musulmani radicali, padre e figlio. Si è scoperto che il figlio era tenuto d’occhio dalle autorità dal 2019, perché fortemente sospettato di estremizzazione. Questi due tizi dovevano essere cacciati a calci nel culo, non gli altri. Tra questi “altri” c’è l’arabo fruttivendolo che, a mani nude, ha disarmato uno degli attentatori. Ma se l’Australia avesse agito con la logica di Trump, questo umile eroe, pur lavorando onestamente come fruttivendolo, sarebbe stato arrestato e deportato.
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