Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"


"There is no dark side
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Matter of fact,
it's all dark"

Pink Floyd

 

 

 

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Un uomo può perdonare
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Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
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la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

 
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Le ricchezze ucraine fanno gola alla Russia

LE RICCHEZZE UCRAINE FANNO GOLA
ALLA RUSSIA

La crisi derivata dall’aggressione russa all’Ucraina ci ha fatto scoprire che Kiev non è quel nano economico che avevamo sempre immaginato, e che le motivazioni di Putin non risiedono solamente nel nazionalismo esasperato panrusso e nella volontà di grandeur vetero-sovietica ma, più prosaicamente, hanno senz’altro a che fare con le ricchezze del territorio invaso, specie per quanto concerne la zona orientale.
Qualche giorno fa su “Repubblica” è apparso un articolo, mirabile per sintesi e completezza informativa, che ci ha reso edotti del fatto che dal Donbass proviene il 90 % del gas neon prodotto in tutto il mondo: poco male, si dirà, le lampade a neon non si usano quasi più. Errore: il neon serve (non lo sapevo!) alla produzione dei chip elettronici e questi ultimi, si sa, servono praticamente dovunque.
Le rocce del Donbass contengono litio della qualità più pregiata, perché non contaminato da altri metalli e quindi facilmente isolabile. Inoltre l’Ucraina produce le famigerate “terre rare”, indispensabili per l’industria dei computer e di difficile reperibilità.
Poi, nel territorio desiderato da Mosca giace il 10 % delle riserve mondiali di ferro, il 6 % di titanio, il 20 % di grafite.
Dalle miniere all’agricoltura. La zona occidentale dell’Ucraina ha giustamente meritato, nei secoli, l’appellativo di “granaio d’Europa”. Abbiamo scoperto che anche la gran parte dei cereali che importiamo in Italia viene dall’Ucraina. L’olio di semi di girasole è diventato introvabile, oltre a vedere un enorme aumento del prezzo, perché l’Ucraina è leader mondiale della sua produzione e, chiaramente, ora è tutto fermo anche nei trasporti. Kiev è anche il quinto produttore mondiale di mais, il settimo di grano, il terzo di patate, il sesto di barbabietole da zucchero.
Il proprietario di una famosa catena di pizzerie diffusa a Napoli e nel mondo mi ha detto che il costo della pizza è destinato ad aumentare, perché la farina per l’impasto ormai scarseggia ed è salita di prezzo. E questo giusto per fare un esempio pratico.
Ogni giorno scopriamo qualcosa di cui diventiamo improvvisamente privi e che arrivava dall’Ucraina: perfino l’argilla, base dell’industria ceramica.
Il tessuto industriale ucraino è di prim’ordine, anche se ormai probabilmente dobbiamo usare il verbo al passato a causa delle indiscriminate distruzioni che le forze armate russe stanno portando avanti sistematicamente.
Solo dopo che è stato attaccato dai russi si è menzionato un dato di cui non si parlava mai: il complesso Azovstal (nella foto, scattata in tempo di pace), nella città oramai martire di Mariupol, è la più grande acciaieria d’Europa. Si potrebbe pensare che, però, sia un kombinat obsoleto ed inefficiente: sbagliato! E' un gioiello di tecnologia. Un tempo sfornava la metà di tutto l’acciaio prodotto in Unione Sovietica.
I celeberrimi aerei Antonov, vanto dell’industria sovietica, sono in realtà ucraini, e l’Antonov è una delle poche aziende al mondo capaci di curare tutto il processo di produzione internamente, senza aver bisogno di nessuno: dal progetto al velivolo pronto a volare.
Con queste premesse è davvero incomprensibile come mai gli ucraini siano una delle comunità che più hanno avuto bisogno di emigrare all’estero per poter lavorare, accettando oltretutto mansioni quasi sempre umili. La spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che le ricchezze ucraine sono mal distribuite, in quanto appannaggio di pochi “oligarchi” (esistono anche lì, non solo in Russia), frutto avvelenato della svendita e della privatizzazione degli asset nazionali susseguita alla caduta del comunismo: lo stesso fenomeno accaduto a Mosca.
Con queste premesse, mi fanno amaramente ridere quei filorussi e quei complottisti che pensano di aver capito e di sapere tutto sulla guerra in corso, attribuendo all’Ucraina gravissime responsabilità e dimenticando chi è l’aggressore e chi è l’aggredito, parteggiando inspiegabilmente per una dittatura che si sta macchiando ogni giorno di crimini di guerra e detestando una democrazia, per quanto fragile. L’Ucraina, di cui non sappiamo niente, è in realtà un Paese EUROPEO, ricco di cultura, di qualità e di ottime persone laboriose e pacifiche.

 
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Rispondi al commento:
massimocoppa
massimocoppa il 22/04/22 alle 09:29 via WEB
va bene, sì, riflettiamo ma intanto condanniamo l'aggressore, non l'aggredito, e vediamo di aiutare l'Ucraina senza "se" e senza "ma". All'Azovstal siamo arrivati nientemeno che all'assedio per fame, una forma di guerra che pensavo finita nel Seicento...
 
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