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In memoria di Francesco Ferro

Post n°27 pubblicato il 09 Aprile 2019 da spazio_zuccari

Domenica 31 marzo è mancato Francesco Ferro. Apparteneva al personale A.T.A. dell'I.T.C.G. "Einaudi" qualche anno fa. Per onorarne la memoria, ripublichiamo un articolo di "Wonderland" apparso il 26 marzo 2014, dedicato alla sua abilità artistica nella costruzione di modellini di case in pietra

 

Una casa in miniatura nell'atrio della scuola. I.T.C.G. "Einaudi", sede di via Ceretti a Domodossola

Modello di casa in pietra di Francesco Ferro

Da qualche giorno l'atrio della sede centrale dell'I.T.C.G. "Einaudi" ospita questo bel modellino di casa tradizionale di montagna, opera di un collaboratore scolastico dell'Istituto, Francesco Ferro. Il modello, lungo quasi un metro, largo più di trenta centimetri e alto circa quaranta, rappresenta un ipotetico ristorante con alloggio, affiancato dall'abitazione dei titolari della struttura turistica. Realizzato sopra un su basamento di legno, ha muri in cemento, un mosaico in sasso che rappresenta il lastricato esterno, tetto in beola (pietra tipica delle nostre valli, con cui vengono costruiti i tetti delle case tradizionali) che poggia su travi di legno, pavimenti e serramenti in legno E' interamente costruito con materiali di recupero: le travature del tetto sono ricavate da manici di attrezzi in disuso; serramenti e arredi del giardino da rametti di platano, residui di potatura degli alberi nel giardino della scuola; la pietra è autentica beola trovata in una discarica di inerti della zona industriale a Cosasca (nei pressi di Domodossola); si trattava di soglie e davanzali di sasso, ridotti in piccoli frammenti. E' stato realizzato tra gennaio e febbraio 2014, subito dopo la potatura degli alberi del giardino della scuola. Francesco Ferro ha costruito altri modelli di edifici, ispirati alle case di montagna delle valli ossolane, senza usare cemento, con sassi tenuti insieme da Vinavil, con arredamenti interni in legno. Normalmente per costruire un modello impiega circa tre settimane. Alcune foto di questi modellini si trovano nella pagina Facebook  

https://www.facebook.com/itcgDomodossola#!/francesco.ferro.16906

nodello di casa in pietra di Francesco Ferro

Modello di casa in pietra di Francesco Ferro

 
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Secondi a livello nazionale. Complimenti alla 4^ Turismo.

Post n°26 pubblicato il 13 Giugno 2018 da spazio_zuccari
 
Foto di spazio_zuccari

Non capita tutti i giorni di arrivare secondi in un concorso di livello nazionale. La 4a A  Turismo dell'IIS Marconi Galletti Einaudi ci è riuscita lo scorso 25 maggio. Seconda a pari merito con il liceo “Città di Piero” di Sansepolcro, in provincia di Arezzo, al concorso di idee “Unternehmen Deutsch - Piazza Affari Tedesco” promosso dal Goethe-Institut Italien allo scopo di favorire il rapporto fra scuola e mondo del lavoro. Un'alunna della classe, Aurora Pallotta, spiega in cosa consistesse il lavoro premiato a Roma: “Il concorso prevedeva la nostra collaborazione con un’impresa del territorio per realizzare un prodotto commerciale. Noi abbiamo scelto come partner le Terme di Premia. Abbiamo fatto una descrizione della realtà economica della Valdossola, nella quale viviamo, una visita all’azienda con un’intervista al direttore, quindi abbiamo elaborato il prodotto commerciale. Il nostro compito è stato quello di ideare un prodotto nuovo, che poteva essere una realtà fisica o un servizio, completamente inventato da noi, anche non immediatamente fattibile. Abbiamo preparato di un testo descrittivo quindi di uno spot pubblicitario. ” 

L'entusiasmo della classe per l'ottimo risultato emerge in questa breve videointervista, realizzata l'ultimo giorno di scuola, venerdì 8 giugno.

 https://youtu.be/MxZIGgFJDzA     

 

 La premiazione della 4^ A Turismo a Roma

 
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Immersione nella creatività. Una giornata al Vittoriale

Post n°25 pubblicato il 18 Agosto 2017 da spazio_zuccari
 

Il Vittorial"Bisogna fare della propria vita come si fa un'opera d'arte". 

In una frase del "Piacere" romanzo risalente al 1889, è riassunto il pensiero dannunziano. 

In quest'arte, anelito costante del poeta, le classi quinte dell'Istituto Marconi-Galletti-Einaudi si sono immerse, il giorno 27 Marzo, durante la visita al "Vittoriale degli italiani"   

 

Leggi l'articolo   http://digilander.libero.it/spazio_zuccari/Articolo%20Grossi%20sulla%20giornata%20al%20Vittoriale.pdf 

 
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Greta ha fatto centro al primo colpo

Post n°23 pubblicato il 27 Giugno 2017 da spazio_zuccari

Non aveva mai preso in mano un’arma. Pochi mesi di allenamento, poi la prima gara della vita, con esito più che lusinghiero. 

Leggi l'articolo: 

http://digilander.libero.it/spazio_zuccari/Articolo%20Greta%20Minniti.pdf     

 
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La corsa in montagna ti apre la mente

Post n°22 pubblicato il 26 Giugno 2017 da spazio_zuccari

Il podio della gara di Caddo 4 giugno 2017 LA CORSA IN MONTAGNA TI APRE LA MENTE.      

Lo dice Giorgia Tartari, di 1a C.A.T., portacolori dell’Atletica Ossola Vigezzo. Domenica 4 giugno Giorgia Tartari ha conquistato il 2° posto nella tappa di Caddo del campionato provinciale di corsa in montagna, dietro alla compagna di squadra dell’Atletica Ossola Vigezzo, Giulia Bergamaschi. Non è la prima volta che ottiene buoni piazzamenti ...

  Leggi l'articolo: http://digilander.libero.it/spazio_zuccari/Articolo%20Giorgia%20Tartari.pdf

 
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L’illuminazione della croce del Pizzo Castello

Post n°21 pubblicato il 29 Marzo 2017 da spazio_zuccari
Foto di spazio_zuccari

Durante un giorno d’estate io e la mia famiglia abbiamo preso lo spunto di illuminare la croce del Pizzo Castello ( situato al centro tra Valle Anzasca e Valle Antrona) visto che l’anno precedente avevamo già provveduto alla risistemazione e alla pitturazione. L’idea è stata appoggiata da tutti gli amici della nostra alpe e degli alpeggi circostanti, compreso il CAI. Il lavoro principalmente è stato fatto in ricordo di mio nonno, venuto a mancare 5 anni prima, perché quasi tutti i giorni lui si recava su questo pizzo per godersi la natura e il panorama. Così grazie all’aiuto dei nostri amici che l’anno prima avevano illuminato la croce del pizzo Camino, ci siamo messi a portare con caule e zaini il materiale occorrente.

Leggi il resto   http://digilander.libero.it/spazio_zuccari/La%20croce%20del%20pizzo%20castello.pdf      

Martin Jerich

2^ C.A.T. 

 
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Linda Zanola: la mia prima gara di ballo provinciale

Post n°20 pubblicato il 07 Marzo 2017 da spazio_zuccari

L’ 8 gennaio 2017, al Palazzetto dello sport di Biella, ho partecipato alla Gara provinciale di “liscio unificato e ballo da sala”

Leggi tutto l'articolo:

 http://digilander.libero.it/spazio_zuccari/Gara%20di%20ballo%20Zanola.pdf    

 

 
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MOSCA, LA MIA SECONDA CASA

Post n°19 pubblicato il 22 Gennaio 2017 da spazio_zuccari
Foto di spazio_zuccari

IL RACCONTO DEI PRIMI MESI TRASCORSI IN RUSSIA DA DANIEL BLARDONE, STUDENTE DI 5^ C.A.T., GRAZIE AINTERCULTURA.

Clicca qui per leggere l'articolo:  

 

 
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UNA THAILANDESE A DOMODOSSOLA

Post n°17 pubblicato il 26 Giugno 2016 da spazio_zuccari

Pitchaya AuttasongkrohMI CHIAMO PITCH

Mi chiamo Pitchaya Auttasongkroh, ho 17 anni e arrivo da Trang in Thailandia. Sono arrivata in Italia il settembre scorso con il progetto Intercultura, ospite a Domodossola della famiglia Cesprini. Ho frequentato la classe II Turismo dell’Istituto Einaudi. In questo periodo ho avuto modo di conoscere l’Ossola ( ho visto per la prima volta in vita mia la neve ) e parte dell’Italia. Ora però vi racconto qualcosa di me e del mio Paese.


LA MIA CITTÀ

La mia città si chiama TRANG, è la città principale della provincia di Trang, nella regione della Thailandia del Sud. La provincia è suddivisa in 10 città (amphoe). Queste città sono suddivise in 87 Tambon e 697 villaggi (Muban). Trang si estende su un’area totale di 4.917,5 chilometri quadrati, ha 618.589 abitanti. La città è stata la prima in cui sono stati piantati gli alberi della gomma nel 1899. Adesso la gomma è uno dei prodotti più importanti della nazione.

A Trang ci sono due famose attrazioni turistiche. La prima è il monumento di Phraya Ratsaganupradit Mahisorn Phakdit che si trova esattamente nel luogo in cui il governatore di Trang  piantò il primo albero della gomma. Lui è stato la prima persona a portare gli alberi della gomma nella provincia importandoli dalla Malesia. La seconda è Sa Kraphang Surin dove c’è una piscina naturale. Un ponte in cemento porta a tre padiglioni deliziosi, collegati l’uno all’altro dalla piscina. L’area circostante è un parco pubblico.

Trang si affaccia sul mare Andamane dove ci sono 46 isole. La più bella di tutte si chiama Koh Mook, è una meta per i turisti amanti della natura, dove c’è Tham Morakot, una grotta molto suggestiva.

Trang è la città dove si mangia 24 ore al giorno: a qualsiasi ora, se hai fame, vai in centro, che è sempre illuminato, troverai tanti ristoranti, tipo Street Food, anche di notte.   


UNA GIORNATA DI SCUOLA IN THAILANDIA

La mia scuola è molto famosa in Thailandia. E’ la scuola della principessa di Thailandia che si chiama Chulaphorn. Essere uno studente di questa scuola non è facile perché si devono superare molte prove, addirittura un’interrogazione dei funzionari del governo. I nostri genitori non devono pagare niente per i nostri studi: gli studenti abitano in collegio da domenica sera a venerdì. A differenza di quanto  ho visto nella scuola italiana, noi dobbiamo fare tutte le cose a scuola: studiare, mangiare, dormire. Le materie sono  come quelle delle altre scuole, ma noi abbiamo ore di matematica e scienze in più.  Dobbiamo  studiare da lunedì a venerdì dalle 8 alle 16 tutti giorni. Nel dormitorio, alla mattina, devo alzarmi alle 4 per la doccia.  Poi tutti insieme andiamo a mensa per la colazione, dalle 6 alle 7.30. Tutti giorni, alle 8, dobbiamo allinearci per cantare l’inno nazionale ed per l’incontro con il preside. Alle 8:30 tutti gli studenti vanno nelle loro classi per studiare. Ci sono tre pause giornaliere: dieci minuti al mattino e al pomeriggio e cinquanta minuti per il pranzo. Quando la scuola finisce, alle 4 di pomeriggio, noi torniamo subito nei dormitori per cambiarci i vestiti e mettere le borse nei nostri armadietti. Io ho sempre fatto sport con i miei amici nella palestra vicina al dormitorio. Alle 18 è l’ora della cena, che è servita fino alle 19. Se ho fame mangio, se no vado subito nel dormitorio per la doccia. Alle 19.30 abbiamo un incontro nel dormitorio di studentesse ed assistenti. Poi abbiamo del tempo libero. Quasi sempre sto nella sala di studio che è silenziosa ed è molto adatta per fare i compiti e studiare. Di solito, mi addormento alle 23 se non ho verifiche in quella settimana, se ci sono, posso stare nella questa sala liberamente dalle 20 alle 5 di mattina.   Le cose importanti per lo studio in questa scuola sono determinazione, pazienza, responsabilità ed amicizia.

La seconda A Turismo ITCG Einaudi A.S. 2015 - 2016

SONGKRAN

     Il capodanno thailandese

    Ogni anno, dal 13 aprile fino al 15 aprile, cade il capodanno Thai, si chiama Songkran ed è principalmente una festa religiosa buddista. Il Songkran è la festività più importante e più grande dell'anno. Il giorno prima tutti thailandesi puliscono le loro case. Il 13 i buddisti aprono i festeggiamenti alla mattina con la processione ai templi (Wat) per portare le offerte ai monaci, disposti in piedi, allineati, pronti a ricevere riso, frutta e dolci, ma si porta al Wat anche della sabbia, contributo simbolico per la costruzione di un nuovo tempio. Il pomeriggio, quando si torna dal tempio, si fa la festa del versamento dell’acqua: i più giovani versano rispettosamente nelle mani degli anziani acqua profumata. Songkran si può chiamare anche battaglia d’acqua, perchè questa festa è allegra e gioiosa. Se state camminando sulla strada e vi chiedono di fermarvi fatelo, sicuramente vi bagneranno  con litri di acqua in ogni modo. Vi troverete anche ricoperti di borotalco, ma sempre con il sorriso.  Anche i paesi vicini alla Tailandia, come la Birmania, la Cambogia e il Laos, organizzano a loro volta questa festa. 


… ED È GIÀ ORA DI TORNARE A CASA

Perché il tempo passa così in fretta? Sembra ieri che mi sono preparata per venire in Italia. E ora mi sto preparando per tornare in Thailandia. Anche se sento che è passato poco tempo, sono piena di molti ricordi.  Devo ringraziare molte persone che sono parte di questi bei ricordi. La mia famiglia in Thailandia che mi ha sempre sostenuto ed incoraggiato. Le mie famiglie ospitanti, davvero eccezionali. La prima è la famiglia Cesprini, che mi ospita da dieci mesi e si è presa cura di me per tutto il tempo. Reana, la mamma, è la migliore casalinga che io abbia mai conosciuto. Giuseppe, il papà, è Mr.Bean Italia, tanto è simpatico, ed è l'unico che mangia piccante con me. La seconda è la famiglia Merlo, che mi ha ospitata per una settimana di scambio ad Ancona. A casa loro ho mangiato il più grande piatto di pasta. Tutte due le famiglie mi hanno voluto bene. Grazie mille! Mi mancherete tutti voi. I miei amici thailandesi di Intercultura: senza loro questa esperienza non sarebbe stata perfetta. Abbiamo condiviso problemi e felicità. Vi voglio tanto tanto bene! Gli amici stranieri di Intercultura sono una parte importante dei miei ricordi. Veniamo da paesi diversi, parliamo lingue diverse e abbiamo religioni diverse ma la cosa più importante è la nostra amicizia. Buona fortuna a tutti voi! I miei compagni della classe  II A TUR dell’Istituto “Einaudi”. Io non parlo tanto in classe e non sono una persona espansiva, ma io sono venuta e vengo a scuola soprattutto perché ci sono loro. Benché noi non abbiamo fatto tante cose insieme, non dimenticate mai di avere un’amica thailandese che si chiama Pitch. La Prof. Selene. Se non ci fosse stata lei, non avrei potuto scrivere questo testo. Grazie a lei, adesso posso capire l’Italiano e parlarlo. Non mi ha solo insegnato la lingua ma mi ha dato anche preziosi consigli. Tu sei una sorella, un’ amica e la mia migliore professoressa. Ti voglio bene! I volontari Intercultura Italia, sempre pronti a lavorare per noi con il cuore. Grazie a voi! Intercultura  (AFS).   Un ottimo progetto ma anche la nostra famiglia.   Dunque “ Once an AFSer, alway an AFSer.” Ed infine tutte le persone che ho conosciuto, ma non ho nominato. Sappiate che anche voi avete completato la mia felicità. Grazie a tutti voi per essere state parte del mio anno. Tutte le cose successe in questo anno sono state una meravigliosa esperienza che non dimenticherò mai. Non ho mai sentito di aver perso il tempo. Ho fatto benissimo a venire in Italia.

Pitchaya Auttasongkroh  

 

La famiglia Cesprini con Pitch a Domodossola

 

 

 


 

 
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BORSE DI STUDIO ALL’I.T.C.G. “EINAUDI”, MERCOLEDÌ 8 GIUGNO

Post n°16 pubblicato il 13 Giugno 2016 da spazio_zuccari

Mercoledì 8 giugno 2016 alle 15, nella sede dell’I.T.C.G. “Einaudi” di Domodossola, in via Matilde Ceretti, si è svolta l’annuale cerimonia di consegna delle borse di studio. Due sono state assegnate per volontà della famiglia di Mattia Carmagnola, studente del Liceo “Carlo Alberto” di Novara, deceduto nel 2003. La madre, Lidia Premoli, è stata per diversi anni insegnante all’Einaudi ed è tutt’ora molto legata al nostro istituto, cui ha donato alcune sue opere pittoriche. Lei e il marito Graziano sono sempre stati presenti all’appuntamento di fine anno scolastico e non hanno voluto mancare neppure questa volta. I destinatari delle due borse, attribuite per merito scolastico relativo all’anno 2014/2015, sono, per il primo biennio, Ruan Roberto Chenyi che frequenta la 2a A “Turismo” e, per il triennio, Marika Giavina, della 5a A “Amministrazione Finanza e Marketing”, l’attuale corso per ragionieri amministrativi. Due borse di studio, destinate ad alunni del quinto anno del corso “Turismo”, sono state assegnate in memoria di Francesca Barcellini, docente di Tedesco dell’Einaudi deceduta nel febbraio 2012 dopo avere lottato coraggiosamente contro il cancro; un’altra viene offerta quest’anno per la prima volta dal Collegio dei Geometri di Verbania ed è destinata ad un alunno della classe 1a “Costruzioni, Ambiente e Territorio”, il corso che ha sostituito negli ultimi anni, grazie alla riforma degli istituti tecnici, il ramo “Progetto Cinque” per geometri. I nomi dei destinatari sono stati resi noti durante la cerimonia di mercoledì 8 giugno, cui hanno partecipato le classi interessate: l’assegnazione infatti è stata decisa per requisiti di merito riferiti a quest’anno scolastico e si è attesa la fine delle lezioni per avere un quadro preciso del profitto di ogni studente. Per la 1^ C.A.T. se l’è aggiudicata Mattia Ramoni; per la 5^ Turismo, Martina Tomola, per il miglior profitto complessivo e Francesca Villa, per la valutazione più alta in Tedesco.

 
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AUSCHWITZ, BIRKENAU, DRESDA, 25 maggio 2016

Post n°15 pubblicato il 11 Giugno 2016 da spazio_zuccari

La classe V A Turismo ad Auschwitz

Quest'articolo, apparso su Eco Risveglio del 9 giugno 2016, è stato preparato da alcune alunne di V A Turismo  dell'I.T.C.G. "Einaudi"                                                                                                          

                                                                               25 maggio 2016

AUSCHWITZ                                                                                                                                                               Lo sguardo irrequieto, i rintocchi intensi del cuore, il mormorio affievolito, i pensieri angoscianti e in un istante la tetra, derisoria insegna si eleva minacciosa sopra di noi: Arbeit macht frei. La mente ci riporta immediatamente a ciò che sui banchi di scuola una grande donna ci ha trasmesso con passione e generosità; “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” avrebbe inciso Dante sulla porta dell’infernale campo di Auschwitz. Con cautela ed esitazione ci immergiamo nella storia che urla grida di dolore, nella storia che trasuda sotto le suole delle nostre scarpe, da ogni angolo spettrale, da ogni crudo mattone, un vortice irrefrenabile di sofferenza mortale. E nell’incredulità dei nostri occhi agitati calchiamo i passi di coloro che inconsapevolmente marciavano verso la morte, percorrendo le medesime strade sterrate oggi adornate da freschi alberi verdeggianti. Ad ogni minuto che passa, pezzo per pezzo, ci cuciamo addosso sensazioni di irrequietudine e trepidazione: inoltrandoci nei blocchi la macchina del tempo viene messa in moto e noi tutti veniamo catapultati nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Nero su bianco osserviamo con immensa tristezza i documenti autentici, chiara, inoppugnabile e vivida testimonianza della disumanità consumatasi tra quelle gelide mura. Il percorso nella culla della morte si fa sempre più difficoltoso e ad ogni scalino le gambe si indeboliscono: dopo aver visto le bianche, velenose pietruzze di Zyclon B, strumento di feroce e brutale sterminio, davanti a noi, dietro a un’immensa vetrata si erge un enorme cumulo di ciocche di capelli. Un dolore opprimente ci serra la gola, come fosse una gigantesca morsa soffocante; ci troviamo di fronte a ciò che resta di milioni di esseri umani, milioni di anime annullate, calpestate, sviscerate, annientate. E così come le folte chiome, anche le montagne di scarpe e spazzole, la pila di valigie, il mucchio di utensili da cucina, l’intreccio di migliaia di occhiali rotti, l’accozzaglia di protesi e le divise a righe ci riportano costantemente all’inesorabile realtà di quegli anni spietati. La sofferenza si percepisce in ogni dove: le bianche pareti sono tappezzate di foto segnaletiche che ritraggono visi di persone prive di speranza, che condividono la stessa orribile sorte. Sguardi vuoti e velati che penetrano dentro di noi e come una lama tagliente lacerano l’equilibrio precario della nostra anima. Il nostro doloroso viaggio prosegue all’esterno dei blocchi e, sempre più spossati, ci dirigiamo verso il luogo nel quale avvenivano le esecuzioni: corone di fiori splendenti risaltano ai piedi di quel muro lugubre, un contrasto cromatico e simbolico, dove la bellezza e il profumo si contrappongono con violenza alla disperazione straziante della crudele parete. Sul cortile della morte si affacciano numerose finestre interamente barricate con pannelli di legno scuro che in passato celavano un segreto atroce, altrettanto cupo: all’interno delle mura dell’ “ospedale” le drammatiche grida delle innocenti cavie di quei mostruosi esperimenti squarciavano l’aria. Un laboratorio del dolore, dal quale, chiudendo gli occhi, sembra ancora di sentire le giovani voci spezzate dall’insostenibile pena. La nostra visita ad Auschwitz 1 è quasi terminata, e per lasciare il campo oltrepassiamo le brutali barriere di filo spinato, un confine un tempo invalicabile che noi, a differenza degli ebrei, possiamo attraversare in libertà. Ma il tragitto non è terminato, ciò che ci aspetta al di là della cortina di ferro è una tappa tragica, quello che fu l’ultimo passo verso la morte, l’ultimo stadio di un viaggio disumano che ha privato uomini, donne e bambini della propria identità e della propria anima. La prima camera a gas. Entrando all’interno di queste stanze dell’orrore riusciamo ancora a sentire l’odore della morte: un odore acre, imparagonabile a qualsiasi altro, un turbine amaro, aspro, penetrante e aggressivo di vite stroncate. Alzando lo sguardo, sbigottiti e scombussolati, vediamo i fori in cui venivano gettati i cristalli letali, il vapore dell’ultima doccia che lavava via la colpa di non essere ariani. Nemmeno il tempo di riordinare le emozioni che ci troviamo di fronte ai terrificanti forni crematori, il culmine dell’atroce inumanità dell’uomo. Dai camini sembra ancora di vedere il fumo che sale piano: cenere che sa di sogni infranti, cenere che odora di dignità calpestata, cenere che si disperde nel vento regalando loro crudelmente la libertà.

BIRKENAU                                                                                                                                                              Ed eccolo lì. Lì, davanti ai nostri occhi, la belva insaziabile che ha divorato senza pietà anime, cuori, ossa, sogni, passioni di un milione e mezzo di esseri umani: Auschwitz Birkenau. Immerso nella solitudine di sconfinati terreni incolti, ci appare come un vero e proprio spaccato di storia reale,e ancora una volta bussiamo alla porta del tempo. Il rumore attutito dei nostri passi, il velo di oscurità che avvolge il campo, il sole che risplende sulle baracche solitarie e mute: l’angosciante silenzio assorda le nostre orecchie. Il tragico scenario si apre con la vista dei binari tristemente famosi, su cui passeggiamo quasi con leggerezza. Gli stessi binari su cui viaggiavano i treni di irrealizzabili desideri che portavano all’ultima fermata della vita. Con lo sguardo si intravede a mala pena l’orizzonte e la vastità del lager ci opprime ancor di più. Le raccapriccianti baracche ancora intatte da una parte, i resti dei terribili inceneritori dall’altra. Un tuffo sempre più profondo nelle melmose acque del passato. Man mano che calpestiamo il terreno sabbioso capiamo sempre di più cosa volesse dire vivere, o meglio sopravvivere all’interno del campo della morte. Un imponente monumento alla fine del rettilineo spettrale commemora le vittime di Auschwitz, le cui ossa vengono trovate ancor oggi all’interno delle vasche d’acqua presenti a fianco della ferrovia. Sempre più scioccati e inorriditi, entriamo in una baracca e in un bagno, dove un’angelica piccola rosa bianca posta nel mezzo ridona una luce di speranza alle stanze tetre e impolverate, impregnate di gocce di memoria. Un ultimo sospiro e torniamo nel nostro tempo, arricchiti di una nuova consapevolezza. Non dimenticheremo mai la sconvolgente esperienza rivelatrice del mostruoso mondo di Auschwitz.

Martina Tomola  V A Turismo

DRESDA

     “Colui che non ricorda la storia è destinato a riviverla”.Concludiamo la nostra i ntensa esperienza con la visita di Dresda, una bellissima città tristemente nota per i terribili bombardamenti che si sono verificati durante la Seconda Guerra Mondiale. Appena giunti in questo prezioso scrigno di storia, balza subito ai nostri occhi l’accostamento tra il vecchio e il nuovo, espressione del desiderio di non voler cancellare un tragico passato che ha segnato la vita di molte persone. Emblema di tale ferrea determinazione è la Frauenkirche, chiesa protestante simbolo della città, localizzata in una zona quasi totalmente distrutta dai bombardamenti anglo-americani. Ciò che ci ha incuriositi è il fatto che la chiesa non cadde sotto la furia delle bombe distruttrici, bensì a causa di un incendio. Alcune delle  spaventose lingue di fuoco prodotte da micidiali ordigni incendiari riuscirono infatti a penetrare nella chiesa; le alte temperature delle fiamme fecero sciogliere un pilastro portante che, crollando, fece cedere tutta la chiesa su se stessa. I tedeschi, caratterizzati dalla loro forte volontà di ricordo, ricostruirono la chiesa sulla base del vecchio progetto inserendo le pietre e le macerie della vecchia struttura. Infatti ci ha colpito molto il contrasto cromatico tra il nero delle vecchie pietre e il bianco di quelle piú recenti. Proprio per questo Dresda é definita la città del bianco e del nero, dove il nero indica il tragico passato della disastrosa guerra, mentre il bianco descrive la volontà di rinascita. Oggi la città si presenta ricca di prati verdi e coloratissimi giardini fioriti che nascondono il suo passato.   

Chiara Staccioli, Chiara Franzese, Francesca Mannarino, V A Turismo  I.T.C.G. EInaudi

La classe V A Turismo in viaggio ad Auschwitz, Birkenau, Dresda, 25 maggio 2016

 

 


 
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“Il Supplente Temporaneo” compie vent'anni e e si ripropone per andare in scena

Post n°14 pubblicato il 15 Aprile 2016 da spazio_zuccari

 

            di Giuseppe  Aloisio           

La commedia in tre atti “Il Supplente Temporaneo”,  Edizioni Casa Rosa, è stata pubblicata esattamente vent’anni fa, ai primi di Aprile del 1996. Il testo teatrale, ambientato in Ossola, tratteggia la figura del supplente temporaneo o docente a tempo determinato, lo sfortunato insegnante che vive in una situazione di snervante precarietà, essendo costretto a cambiare frequentemente scuola. Nello scrivere questa commedia ho cercato di fare delle riflessioni sulla realtà scolastica, riflettendo, nel contempo, sulla vicenda umana e sociale del supplente. In sintesi, mi è parso doveroso evidenziarne le frustrazioni, dovute  a  quella sorta di “nomadismo”  didattico  che  caratterizza  la  sua  vita  professionale  e  che  non  gli consente di vedere i frutti della propria attività. Ho pertanto sottolineato i  dubbi, le amarezze , ma anche le speranze del supplente temporaneo. I vari personaggi discutono animatamente  di  indirizzi  metodologici,  di  tematiche legate all’attività didattica, di argomenti letterari e di provvedimenti legislativi che hanno penalizzato il mondo della scuola, in tutti questi anni. Questo lavoro teatrale vuole essere un contributo al dibattito, in corso da anni fra le forze politiche e sindacali, sulla complessa realtà del precariato nel mondo della scuola italiana. Come autore reputo necessario precisare che ho inteso solidarizzare, oltre che con i docenti a tempo determinato, anche con i precari del mondo del lavoro in genere. Per averle provate, comprendo le difficoltà, le delusioni e le aspettative di tutti i lavoratori; capisco le loro preoccupazioni per l’incertezza del futuro, per l’oggettiva impossibilità di realizzare subito scelte di vita e obiettivi. Purtroppo, il problema del precariato è drammaticamente attuale !

 

 

 

Colgo, tuttavia, l’occasione per augurare loro di riuscire ad inserirsi in modo stabile nel mondo del lavoro, in un arco di tempo ragionevolmente breve. Non devono demoralizzarsi, perché nei momenti più difficili della nostra vita interviene la Divina Provvidenza ad alleviare le sofferenze, ridare speranza ed illuminare il cammino : Dio rappresenta un’ancora di salvezza per tutti gli esseri umani ! 

La commedia “Il Supplente Temporaneo”  è uno dei 344 testi che hanno partecipato alla XX Edizione del Premio Nazionale di Teatro “Luigi Pirandello”, svoltasi di recente a Palermo. Auspico che possa essere messa in scena da una compagnia teatrale propensa ad occuparsi delle problematiche che caratterizzano il mondo della scuola.

 

Copertina de Il Supplente Temporaneo

 

 
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Cosa accadrebbe se mettessimo in mano a degli adolescenti un'azienda?

Post n°13 pubblicato il 15 Aprile 2016 da spazio_zuccari

 

Cronaca di un progetto innovativo

 

di Gloria Grossi.

 

Avete mai pensato a come sarebbe un'impresa gestita completamente da giovani nel pieno del percorso scolastico? Avete mai immaginato un 17enne , non ancora diplomato, ai vertici dell’amministrazione di un'azienda? Noi non l’abbiamo immaginato … noi, l’abbiamo fatto.

 

“Simulimpresa” è questo il nome del progetto che permette la realizzazione di tutto questo; una realtà aziendale, impossibile nel mondo reale, ma estremamente verosimile all’interno dell’ambiente scolastico. Sono convinta che il miglior modo per spiegare quest’attività a chi non la vive e non la conosce, è quello di descriverla, brevemente, con tutto l’entusiasmo da essa sprigionato.

 

Due sale, un tavolo riunioni che la prima volta che ci appoggi il tuo materiale scolastico, ti fa sognare grandi riunioni in ipotetiche società dove tu sei, ovviamente, un fondamentale componente. Oltre la porta, diverse postazioni ben organizzate dove ogni individuo trova il suo spazio per contribuire alla vita aziendale. C’è chi corre da una parte all’altra, ricevendo chiamate, smistando documenti e inviando e-mail, chi è impegnato nella compilazione attenta di buste - paga che arriveranno puntuali e virtuali alla fine di ogni mese, da una parte invece l’area commerciale carica e scarica articoli nel magazzino, il tutto attraverso un programma: lo stesso, che un domani, quei ragazzi concentrati nel loro impiego, potranno ritrovare in un'ipotetica impresa. In fondo, attenti e diligenti studenti curano i delicati rapporti con le banche, perché anche se l’impresa simulata opera su un mercato virtuale, insieme ad altre imprese di questo genere, gli errori sono segnalati, e l’attenzione e lo spirito è simile a quello che si ritroverebbe nella realtà. In ultimo, proprio prima della porta, collocata in maniera quasi simbolica, vi è la postazione marketing dove tutti, attrezzati di portatile, si lavora per la realizzazione di un sito aziendale competitivo e di mezzi pubblicitari accattivanti ed esteticamente soddisfacenti. Un panorama idilliaco, a cui partecipano con forza di volontà notevole anche i peggiori assenteisti scolastici! Un risvolto positivo, nell’organizzazione degli istituti tecnici commerciali italiani.

 

 
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Scuola lavoro in montagna

Post n°12 pubblicato il 28 Ottobre 2015 da spazio_zuccari

 

 

Nella terza settimana scolastica la classe 5° CAT ha affrontato Crampiolo per effettuare un rilevo topografico del terreno

 

http://digilander.libero.it/spazio_zuccari/Crampiolo2015.pdf

 
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UNA LEZIONE INDIMENTICABILE

Post n°11 pubblicato il 02 Febbraio 2015 da spazio_zuccari

 

 

 

 di Fabio Falcioni e Giulia Piccini     V C.A.T.

In attinenza con una tematica trattata durante le ore di lezione di Storia, ovvero l'ascesa al potere del Partito fascista nell'Italia del primo dopoguerra, noi studenti della 5^ C.A.T., abbiamo ascoltato una particolare testimonianza sulle conseguenze delle Leggi razziali emanate dal regime fascista nel 1938.
Protagonista dell'intervento è stato il signor Franco De Benedetti che, con un'esposizione irriverente e allo stesso tempo coinvolgente, ha saputo trasportare gli alunni presenti al Teatro Galletti in quel clima di violenza che ha condizionato non solo la sua infanzia, ma anche quella di migliaia di altri bambini ebrei.
Attraverso le sue riflessioni e i suoi gesti teatrali è riuscito a trasmettere agli ascoltatori l'atmosfera del tempo, un misto di terrore e smarrimento, ma anche di esaltazione popolare e consenso assoluto alla dittatura. La testimonianza emersa è quella di un'infanzia non vissuta ma che persiste nella personalità di un uomo che, seppur ottantenne, ha mantenuto la sete e il rispetto della vera vita.
Un'attenta ricerca di notizie e testimonianze sugli anni della sua infanzia, gli hanno permesso di ricostruire i suoi primi otto anni di vita che la mente di un bambino, allora profugo sconvolto, aveva cercato di dimenticare per sempre.
Raccontare gli anni più dolorosi della propria vita non è una cosa che tutti accettano di fare, ma grazie alla testimonianza e alla forza di un semplice uomo siamo oggi in grado di comprendere i gravi crimini di cui si è macchiato il nostro Paese e di riflettervi per evitare che essi vengano commessi nuovamente in futuro.
Questa nostra esperienza si è conclusa la settimana successiva con l'uscita alla mostra organizzata a Casa Quaranta, dove erano esposti i risultati delle ricerche effettuate dallo stesso Franco De Benedetti. Riportate su una dozzina di pannelli vi erano le testimonianze, celebri o meno, di altre vittime delle Leggi razziali, altre vite di innocenti cittadini distrutte dal Governo italiano di quegli anni

 

 

 

 

 

           

 

 
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"Alla fine della giornata ci dispiaceva abbandonare la nostra postazione di lavoro ..." Commenti dopo Crampiolo

Post n°10 pubblicato il 11 Ottobre 2014 da spazio_zuccari
 

Gli alunni della V C.A.T.  hanno trascorso quattro giorni a Crampiolo, fra il 23 e il 26 settembre scorso, per la consueta esercitazione di rilevo topografico guidata professor Grandi. Così descrivono quell'esperienza

 

"Come avviene da tempo anche noi alunni frequentanti l’ultimo anno del corso Costruzioni, Ambiente e Territorio, il nuovo indirizzo per geometri, abbiamo svolto un’uscita didattica destinata al rilevamento del territorio.  L’attività si è svolta a Crampiolo di Devero, una splendida frazione montana circondata da prati verdi, corsi d’acqua e boschi. Abbiamo così avuto l’opportunità di lavorare direttamente sul campo, acquisendo una delle principali competenze di un geometra, ovvero la realizzazione di un rilievo topografico. Questi giorni lavorativi trascorsi in montagna non sono stati solo istruttivi, ma anche piacevoli e divertenti, grazie alla complicità creatasi tra noi compagni durante l’attività, la quale non ha fatto altro che rafforzare lo spirito di gruppo.

Questa è stata sicuramente un’esperienza nuova per noi studenti, abituati ad ascoltare per ore lezioni teoriche senza avere la possibilità di metterle in pratica. L’esperienza è durata in tutto quattro giorni. Il primo e il secondo giorno eravamo un po’ smarriti perché per la prima volta ci trovavamo ad affrontare problematiche pratiche e non più teoriche, ma con la pazienza e l’aiuto del professore L. Grandi siamo riusciti ad affrontare ogni situazione. Alla fine della giornata ci dispiaceva abbandonare la nostra postazione di lavoro e lo splendido paesaggio che ci circondava per ritornare in albergo a riposare e cenare. L’alloggio era confortevole e il cibo buono e abbondante. Anche il tempo è stato clemente, solo il secondo giorno siamo stati circondati da una fitta nebbia e bagnati da una lieve pioggia.

Gli altri giorni, invece, sono stati piacevoli perché accompagnati da un sole settembrino che ci riscaldava dall’aria fredda comunque sempre presente.

È stata sicuramente un’esperienza fantastica che ognuno di noi vorrebbe ripetere, infatti non capita tutti i giorni di poter imparare qualcosa di utile per una futura attività lavorativa, stando all’aria aperta e in compagnia dei propri amici." 

 

Foto scattate dalla V C.A.T. durante la campagna di rilevo topografico                                  

rilievo topografico     rilievo topograficorilievo topografico     rilievo topografico

 

  rilievo topografico         rilievo topografico                  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Una casa in miniatura nell'atrio della scuola. I.T.C.G. "Einaudi", sede di via Ceretti a Domodossola

Post n°9 pubblicato il 26 Marzo 2014 da spazio_zuccari

Modello di casa in pietra

Da qualche giorno l’atrio della sede centrale dell’I.T.C.G. “Einaudi” ospita questo bel modellino di casa tradizionale di montagna, opera di un collaboratore scolastico dell’Istituto, Francesco Ferro. Il modello, lungo quasi un metro, largo più di trenta centimetri e alto circa quaranta, rappresenta un ipotetico ristorante con alloggio, affiancato dall’abitazione dei titolari della struttura turistica. Realizzato sopra un su basamento di legno, ha muri in cemento, un mosaico in sasso che rappresenta il lastricato esterno, tetto in beola (pietra tipica delle nostre valli, con cui vengono costruiti i tetti delle case tradizionali) che poggia su travi di legno, pavimenti e serramenti in legno E’ interamente costruito con materiali di recupero: le travature del tetto sono ricavate da manici di attrezzi in disuso; serramenti e arredi del giardino da rametti di platano, residui di potatura degli alberi nel giardino della scuola; la pietra è autentica beola trovata in una discarica di inerti della zona industriale a Cosasca (nei pressi di Domodossola); si trattava di soglie e davanzali di sasso, ridotti in piccoli frammenti. E’ stato realizzato tra gennaio e febbraio 2014, subito dopo la potatura degli alberi del giardino della scuola. Francesco Ferro ha costruito altri modelli di edifici, ispirati alle case di montagna delle valli ossolane, senza usare cemento, con sassi tenuti insieme da Vinavil, con arredamenti interni in legno. Normalmente per costruire un modello impiega circa tre settimane. Alcune foto di questi modellini si trovano nella pagina Facebook  

https://www.facebook.com/itcgDomodossola#!/francesco.ferro.16906     


Modello di casa in pietra        Modello di casa in pietra

 

 

 
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La mia passione, la CORSA IN MONTAGNA

Post n°8 pubblicato il 23 Marzo 2014 da spazio_zuccari
 
Foto di spazio_zuccari

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Praticare uno sport vuole dire stare all’aria aperta, svolgere attività fisica e divertirsi con i propri amici.

Oggi nel mondo le persone che praticano uno o più sport sono centinaia di milioni, per non dire miliardi, e gli sport sono altrettanti ; in questo articolo vorrei parlarvi della mia passione : la CORSA IN MONTAGNA.

 

Tutto iniziò due anni fa, nel febbraio del 2012 ; ero un ragazzo pigro e passavo le mie giornate a casa a giocare e studiare, fino a che non mi è stato consigliato, da parte dei miei genitori, di iniziare a praticare uno sport qualsiasi, purchè facessi qualcosa di diverso.

Inizialmente non ero molto entusiasta dell’idea dato che non avevo mai praticato alcuna attività fisica sino a quel momento ma, siccome cominciavo anch’io a sentire il bisogno di “cambiare”, decisi di provare.

Venni consigliato, sempre dai miei genitori, a praticare la Corsa in Montagna per la Caddese, squadra che prende il nome dal paesino di Caddo, vicinoa Domoossola.

La prima sera che sono andato ad allenarmi, trovai una sfilza di atleti, grandi e piccoli, molto legati tra di loro ; infatti mi sentivo estraneo all’ambiente e avevo voglia di rinunciare.

Ma con il passare del tempo ho socializzato con tutti, in particolare con i miei coetanei, con i quali mi alleno ancora oggi quattro volte la settimana per distese pianeggianti, montagne impervie e dolci colline.

 

Quale messaggio vorrei lasciare in queste poche righe?

 

Io provando, nonostante non fossi del tutto convinto, ho risvegliato e scoperto la mia passione,  l’ho nutrita,  e mi piacerebbe indurre chiunque a cercare le proprie passioni nella vita e di non nasconderle, anzi, di manifestarle senza aver timore dei pregiudizi altrui.

 

Daniele Falcioni

 

 
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HACKER: GIOVANI PIRATI INFORMATICI.

Post n°7 pubblicato il 10 Febbraio 2014 da spazio_zuccari
 
Tag: Hacker
Foto di spazio_zuccari

Negli ultimi vent'anni, si è verificata una vera e propria rivoluzione economico-sociale, che in un modo o nell'altro ha condizionato la vita e l'attività di ognuno di noi.

Con l'introduzione dei Personal Computer, e in particolare della rete Internet, le comunicazioni sono improvvisamente diventate di una semplicità mai vista prima. Questo processo ha portato diversi miglioramenti, come l'abbattimento dei tempi, la velocità, la facilità nella diffusione d’informazioni, ma non solo. Ha portato anche a notevoli peggioramenti: il principale di questi è l'acquisizione illegale di file a scapito delle industrie cinematografiche, musicali ed informatiche.

Gli adolescenti cresciuti nell'era di internet scaricano in abbondanza, illegalmente e volentieri videogiochi, applicazioni, brani e interi dischi, film e serie televisive. Oppure guardano e ascoltano tutto e subito in streaming, senza nemmeno sottoporsi all'attesa del download.

La rivista “Panorama” ha chiesto a sette ragazzi di tutta Italia di giocare a carte scoperte e di mostrare i loro trucchi; per loro passarsi i link dei siti su cui trovare le ultime uscite cinematografiche o le canzoni è un passatempo e un divertimento, un po’ come lo era per i loro padri collezionare le figurine dei calciatori.

Un esempio può essere Giorgio, 17 anni, seconda liceo che potrebbe scrivere un prontuario per hacker principianti. Qualche anno fa non voleva comprare i videogame, allora ha modificato la console con un chip per farle “digerire” pure i giochi scaricati dal web; ora ha l’iPhone “craccato” , uno stratagemma tecnico, chiaramente non lecito, che consente di ottenere applicazioni gratis.

Insomma, mentre la Business software alliance stima un tasso di pirateria in Italia che raggiunge il 49%, i ragazzi, compresa me, non sembrano preoccuparsene. Molti sono maestri nel cercare e trovare alternative valide, la nostra è una prospettiva in termini di denaro non speso, di soldi risparmiati.

Inoltre, per molti giovanissimi, lo streaming è stato un lusso: si va su un sito, si preme un tasto con il mouse e il film o la canzone partono subito. Con questo sistema, si possono seguire le serie in anticipo rispetto alla messa in onda sulle tv italiane. Si possono vedere il giorno successivo alla loro uscita negli Usa, e questo aumenta senz'altro la pirateria.

L’idea diffusa tra i ragazzi è che il fenomeno non sia arginabile. Si è provato a chiudere Megavideo e Megauploand, siti dove si potevano trovare film e serie tv gratis, ma ciò non rappresenta un problema: si sono già trovati dei siti alternativi che vengono scambiati da ragazzo a ragazzo.

La Fimi, la Federazione dell'industria musicale italiana, stima che in Italia circa sei milioni di persone frequentino indirizzi analoghi a Megauploand e, secondo gli ultimi dati Eurispes, il 25% degli italiani che hanno accesso a Internet ha fatto a fa abitualmente download illegali. Questo ha provocato danni, solo nel 2010, all’industria audiovisiva italiana di circa 500 milioni di euro.

L'atteggiamento dei ragazzi, comunque, non stupisce. In Italia l'aumento costante delle tasse, il continuo sperpero di denaro da parte dello Stato e una crisi economica senza precedenti fa sì che ognuno di noi cerchi un qualsiasi sbocco, opportunità o occasione per risparmiare; uno di questi è proprio il download gratis di file da internet. Ma, sebbene si sappia sia illegale, non ci si fa troppo caso date le difficoltà e la situazione che porta a far pesare anche le piccole cose.

La principale anomalia italiana è che, rispetto a Francia e Inghilterra, che hanno preso provvedimenti legislativi, come la sospensione della connessione Internet fino ad un anno al terzo avviso di scarico illegale, finora noi italiani non siamo riusciti a concretizzare i nostri propositi.

“Non conosco nessuno che non abbia mai scaricato qualcosa da Internet”, si dice spesso per perdonarsi, ma, se si riflette come io sto facendo ora, si arriva alla conclusione che tutti o quasi approfittano della pirateria e se pure qualcuno si fa “male”, nel senso che subisce conseguenze negative, nessuno sembra dargli troppa importanza, continuando a risparmiare scaricando illegalmente tutto ciò che occorre, in libertà, da Internet. Almeno fino a quando le cose non cambieranno.

 

                                                           Alessia Fontana  3^ C.A.T.

 
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