Il 13 giugno 1799, festa di Sant'Antonio, una lunga notte per il Regno delle Due Sicilie, notte di battaglia e di vittoria contro il nemico del popolo.Gia da diversi mesi nella penisola italica andava infuriando la conquista da parte delle armate francesi rivoluzionarie, capeggiate dal generale Napoleone, e dei nostrani giacobini, che noncuranti del bene del popolo e della Patria, andavano tramando con il conquistatore francese.Già Roma era caduta sotto la barbaria dei rivoluzionari, e Papa Pio VI FU costretto all'esilio e alla prigionia, mentre una fantoccia repubblica romana fu istituita, ma chi governava davvero era il francese generale napoleonico Championnet.Contro questa ingiusta aggressione si oppose il re delle Due Sicilie, Ferdinando IV, cattolicissimo figlio della Chiesa, e con un forte esercito cercò di riconquistare Roma al Papa.Ma le sorti della battaglia si cambiarono, e le truppe giacobine giunsero fino a Napoli, costringendo il Re a fuggire in Sicilia. In quel frangente il re Ferdinando fece un bando al popolo, perchè difendessero la Patria, la loro fede e le loro tradizioni. Numerosi si ribellarono all'aggressione francese, e solo la forza dell'esercito rivoluzionario fece giungere questi a Napoli.Grandi eroi sorsero tra gli insorgenti della Patria napoletana, tra cui Michele Pezza, conosciuto come fra Diavolo, di Itri, e tanti altri, che a migliaia si opposero ai giacobini.Il popolo amava la sua Patria e il suo Re, ed era religiosissimo, dunque estraneo e contrario alla falsa e idolatrica dottrina della rivoluzione francese.Solamente pochi intellettuali, ma più per mania di grandezza, di smania intellettiva e di potere, accolsero le istanze giacobine. E anche a Napoli fu istituita, anche se solamente per pochi mesi, la sedicente Repubblica Partenopea. Una Repubblica alla quale tutto il popolo di Napoli era contraria.Infatti ci furono tante sommosse, che solamente la violenza dei francesi ed il tradimento dei giacobini oppressero. Spesso si parla di quelle poche vittime giacobine, che solamente per amore di giustizia e per rispetto al popolo, furono giustiziate. ma mai si racconta delle migliaia di vittime, che i giacobini stessi e i loro padroni francesi uccisero.
Ma grazie al cardinale Fabrizio Ruffo, uomo di Chiesa e di Stato, grande devoto del re Borbone, il popolo si organizzò in massa e costrinse il rinnegato giacobino a lasciare Napoli e il Regno.Con pochi uomini il Ruffo sbarcò in Calabria, e lì, dopo aver inviato un messaggio al popolo calabrese, raccolse migliaia e migliaia di volontari, che in nome della Santa Croce e del re Borbone, intrapresero la loro battaglia contro i francesi.In poco tempo, vedendo sempre aumentare i volontari in arme, i Sanfedisti riconquistarono il regno e ripristinarono l'antico ordine. Finalmente Re Ferdinando e la Regina Carolina ritornarono a Napoli, accolti dal popolo festante.Era la notte di Sant'Antonio, la lunga notte che vide la vittoria del popolo sul potere straniero, la vittoria della fede sulla violenza della rivoluzione, la vittoria del bene sul male.Oggi, ancora prigionieri della falsa propaganda risorgimentale, si vuole far passare come eroi i giacobini e i francesi carnefici della nostra gente, e come briganti il Ruffo e le armate del popolo. Come nel 1799, così nel 1848, e ancora nelle lotte insurrezionali tra l 1860 e il 1870, gli eroi insorgenti meridionali, dai conquistatori stranieri, erano sempre tacciati come briganti. Ma la verità ormai è già conosciuta da tanti, e andrà sempre ad allargarsi.
Un nuovo Ruffo ci vorrebbe per la nostra terra, una nuova anima che radunasse in nome delle fede e della nostra patria il nostro popolo tormentato, per riavere ancora la nostra redenzione.Non certamente più con le armi e la guerra, ma con la ragione e il diritto, perchè la verità venga conosciuta, la nostra storia rimembrata e giustizia venga fatta.E chissà che non ancora dalla Sicilia e dalla Calabria, venga questo nuovo movimento di "Briganti", e cresca anche in Campania, in Puglia, e persino in Abruzzo e nel Molise, nella Basilicata e nel Basso Lazio, dove ancora si ricordano le vittorie di fra Diavolo, e dei tanti insorgenti borbonici, che seppero riportare sul trono il loro legittimo Re e ridare la libertà al popolo.CANTO DEI SANFEDISTI