Tutto quel pazzo sconvolgimento di ogni cosa che stava per verificarsi ebbe inizio allora; avrebbe travolto tutti i miei amici e tutto quel che m'era rimasto della mia famiglia in una grossa nube di polvere sopra la Notte d'America [...] Correvano insieme per le strade, assorbendo tutto in quella primitiva maniera che avevano, e che più tardi diventò tanto più triste e ricettiva e vuota. Ma allora danzavano lungo le strade leggeri come piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la gente che m'interessa, perchè per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno "Ooohhh!" [...] I dieci giorni che seguirono furono, come diceva W.C. Fields, "gravidi di notevoli pericoli" e pazzeschi [...] Senza aver preso particolari accordi cominciammo a tenerci la mano, e allo stesso modo si decise tacitamente e meravigliosamente e puramente che quando avessi preso la mia stanza a Los Angeles lei sarebbe venuta con me. Sentivo in tutto il corpo la voglia di lei; accostai la testa ai suoi bei capelli. Le sue fragili spalle mi rendevano pazzo; l'abbracciai e l'abbracciai ancora. E ciò le piacque infinitamente. "Amo l'amore" dichiarò, chiudendo gli occhi. Io le promisi un amore meraviglioso. Me la mangiavo con gli occhi. Le nostre vicende erano già state raccontate; ricademmo nel silenzio e in dolci pensieri pieni di aspettative. Era talmente semplice. Voi potete avere tutte le vostre Peach e Betty e Marylou e Rite e Camille e Inez di questo mondo; quella era la mia ragazza e il mio genere di anima gemella, e glielo dissi [...] "Un giorno ci vedremo, e tu asciugherai tutte le mie lacrime, e mi sussurrerai nelle orecchie dolci, piccole cose, abbracciandomi e baciandomi, oh, quante cose ci siamo lasciati sfuggire, amore mio, oh, dove sarai mai tu..." Non sono tanto le parole quanto la bellissima melodia armonica e il modo come la canta Billie, come una donna che accarezzi i capelli del suo uomo sotto la luce morbida di una lampada [..] Ci voltammo dopo dodici passi, perchè l'amore è un duello, e ci guardammo per l'ultima volta [...] Be', alla buon'ora, ero di nuovo in cammino [...] Che cos'è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano indietro sulla pianura finchè le si vede appena come macchioline che si disperdono?... E' il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l'addio. Ma noi puntiamo avanti alla prossima pazzesca avventura sotto i cieli [...] Fu probabilmente il punto cruciale della nostra amicizia quando si rese conto che in realtà avevo passato alcune ore pensando a lui e ai suoi guai, ed egli stava cercando di collocare il fatto nelle sue categorie mentali tremendamente involute e tormentate [...] "Be'" disse Dean con voce timidissima e dolce "andiamo?" "Sì" risposi "andiamo in Italia" [...] "Vedi, amico, si diventa vecchi e i guai si ammucchiano. Un giorno o l'altro tu e io scenderemo insieme giù da un viale al tramonto e guarderemo dentro ai bidoni in cerca di roba" "Vuoi dire che finiremo la nostra vita come vecchi mendicanti?" "Perchè no, mio caro? Certamente lo diventeremo, se lo vorremmo, e così via" [...] "Qual è la tua strada amico?... la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell'acrobata, la strada dell'imbecille, qualsiasi strada." [...] Mi resi conto che queste erano tutte istantanee che i nostri bambini avrebbero guardate un giorno con stupore, convinti che i loro genitori avessero vissuto una vita liscia, ben ordinata, delimitata nella cornice di quelle fotografie e si fossero alzati al mattino per incamminarsi orgogliosi sui marciapiedi della vita, senza mai sognare la stracciata pazzia e la ribellione della nostra vita reale, della nostra notte reale, l’inferno di essa, l’insensata strada piena di incubi […] Dean stava ritto accanto al suo vecchi baule rotto e guardava giù verso di me. Non seppi più chi fosse, ed egli lo capì, e si commosse, e mi tirò su le coperte fino alle spalle. “Sì, sì, sì, adesso devo andare. Vecchio Sal con la febbre, addio”. Ed era andato. […] E l’ultima volta che lo vidi fu mentre svoltava l’angolo della Settima Avenue, gli occhi fissi sulla strada davanti a sé, e di nuovo tesi verso di essa. […] “Il vecchio Dean è partito” pensai, e ad alta voce dissi: “Gli andrà bene”. […] Così in America quando il sole va giù e io siedo sul vecchio diroccato molo sul fiume a guardare i lunghi, lunghissimi cieli sopra il New Jersey e avverto tutta quella terra nuda che si svolge in un’unica incredibile enorme massa fino alla Costa Occidentale, e tutta quella strada che va, tutta la gente che sogna nell’immensità di essa […] allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty. J. Kerouac, Sulla strada
Sulla strada (della guarigione dall'influenza, spero)
Tutto quel pazzo sconvolgimento di ogni cosa che stava per verificarsi ebbe inizio allora; avrebbe travolto tutti i miei amici e tutto quel che m'era rimasto della mia famiglia in una grossa nube di polvere sopra la Notte d'America [...] Correvano insieme per le strade, assorbendo tutto in quella primitiva maniera che avevano, e che più tardi diventò tanto più triste e ricettiva e vuota. Ma allora danzavano lungo le strade leggeri come piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la gente che m'interessa, perchè per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno "Ooohhh!" [...] I dieci giorni che seguirono furono, come diceva W.C. Fields, "gravidi di notevoli pericoli" e pazzeschi [...] Senza aver preso particolari accordi cominciammo a tenerci la mano, e allo stesso modo si decise tacitamente e meravigliosamente e puramente che quando avessi preso la mia stanza a Los Angeles lei sarebbe venuta con me. Sentivo in tutto il corpo la voglia di lei; accostai la testa ai suoi bei capelli. Le sue fragili spalle mi rendevano pazzo; l'abbracciai e l'abbracciai ancora. E ciò le piacque infinitamente. "Amo l'amore" dichiarò, chiudendo gli occhi. Io le promisi un amore meraviglioso. Me la mangiavo con gli occhi. Le nostre vicende erano già state raccontate; ricademmo nel silenzio e in dolci pensieri pieni di aspettative. Era talmente semplice. Voi potete avere tutte le vostre Peach e Betty e Marylou e Rite e Camille e Inez di questo mondo; quella era la mia ragazza e il mio genere di anima gemella, e glielo dissi [...] "Un giorno ci vedremo, e tu asciugherai tutte le mie lacrime, e mi sussurrerai nelle orecchie dolci, piccole cose, abbracciandomi e baciandomi, oh, quante cose ci siamo lasciati sfuggire, amore mio, oh, dove sarai mai tu..." Non sono tanto le parole quanto la bellissima melodia armonica e il modo come la canta Billie, come una donna che accarezzi i capelli del suo uomo sotto la luce morbida di una lampada [..] Ci voltammo dopo dodici passi, perchè l'amore è un duello, e ci guardammo per l'ultima volta [...] Be', alla buon'ora, ero di nuovo in cammino [...] Che cos'è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano indietro sulla pianura finchè le si vede appena come macchioline che si disperdono?... E' il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l'addio. Ma noi puntiamo avanti alla prossima pazzesca avventura sotto i cieli [...] Fu probabilmente il punto cruciale della nostra amicizia quando si rese conto che in realtà avevo passato alcune ore pensando a lui e ai suoi guai, ed egli stava cercando di collocare il fatto nelle sue categorie mentali tremendamente involute e tormentate [...] "Be'" disse Dean con voce timidissima e dolce "andiamo?" "Sì" risposi "andiamo in Italia" [...] "Vedi, amico, si diventa vecchi e i guai si ammucchiano. Un giorno o l'altro tu e io scenderemo insieme giù da un viale al tramonto e guarderemo dentro ai bidoni in cerca di roba" "Vuoi dire che finiremo la nostra vita come vecchi mendicanti?" "Perchè no, mio caro? Certamente lo diventeremo, se lo vorremmo, e così via" [...] "Qual è la tua strada amico?... la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell'acrobata, la strada dell'imbecille, qualsiasi strada." [...] Mi resi conto che queste erano tutte istantanee che i nostri bambini avrebbero guardate un giorno con stupore, convinti che i loro genitori avessero vissuto una vita liscia, ben ordinata, delimitata nella cornice di quelle fotografie e si fossero alzati al mattino per incamminarsi orgogliosi sui marciapiedi della vita, senza mai sognare la stracciata pazzia e la ribellione della nostra vita reale, della nostra notte reale, l’inferno di essa, l’insensata strada piena di incubi […] Dean stava ritto accanto al suo vecchi baule rotto e guardava giù verso di me. Non seppi più chi fosse, ed egli lo capì, e si commosse, e mi tirò su le coperte fino alle spalle. “Sì, sì, sì, adesso devo andare. Vecchio Sal con la febbre, addio”. Ed era andato. […] E l’ultima volta che lo vidi fu mentre svoltava l’angolo della Settima Avenue, gli occhi fissi sulla strada davanti a sé, e di nuovo tesi verso di essa. […] “Il vecchio Dean è partito” pensai, e ad alta voce dissi: “Gli andrà bene”. […] Così in America quando il sole va giù e io siedo sul vecchio diroccato molo sul fiume a guardare i lunghi, lunghissimi cieli sopra il New Jersey e avverto tutta quella terra nuda che si svolge in un’unica incredibile enorme massa fino alla Costa Occidentale, e tutta quella strada che va, tutta la gente che sogna nell’immensità di essa […] allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty. J. Kerouac, Sulla strada