Maya

Tatekan, il vento


Stavo pensando ad un vecchio numero di Magico Vento, uno dei primi. Le immagini e la storia ogni volta mi rapiscono come in un sogno: insieme a Julia, è il mio fumetto preferito. Mi viene da sorridere a pensare che il viaggio del protagonista inizia su un treno... anch'io ne so qualcosa, ormai!  Quello che vede lui è un paesaggio terrificante, ma bellissimo, nel quale tutti sono in balia dell'imprevisto, a me va decisamente meglio, arrivo pure al mare... Mi piace l'idea del vento, della presenza invisibile incarnata nel protagonista ed in ognuno: "il vento mutevole e incostante, che può essere sospiro e tormenta, brezza leggera che fa ondeggiare l'erba delle praterie e soffio implacabile che può rendere folli. Il vento che può trasportare miraggi, visioni ed echi lontani, spalancando le porte dell’immaginazione", dice l'autore. Vorrà dire che anch'io proverò a chiudere gli occhi, e farò finta, per un attimo (che so, facciamo da Conegliano a Treviso?!) d'essere altrove, di viaggiare verso l'ignoto e l'imprevedibile, no?!Forse è stato il convegno sullo sciamanesimo di oggi, a farmelo venire in mente, chissà. O l'aver vagato per i corridoi e gli scaffali polverosi dei rizzi, mi sa...