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Alitalia in stallo: Profumo c'e', intanto guarda ad est


Alitalia in stallo: Profumo c'e', intanto guarda ad est--IL VELINO AZIENDE-- Roma, 22 MAR (Velino) - Volano in alto, molto in alto, i conti di Unicredit. Nel frattempo non decolla la "querelle" alitalia. Nel giorno dei trionfi a Londra, dove l'ad Alessandro Profumo ha presentato i risultati del gruppo per il 2006, accolti a Piazza Affari con gli entusiasmi delle grandi occasioni (il titolo ha sfondato il tetto dei sette euro), a Roma l'incertezza sulle sorti della compagnia di bandiera resta fortissima. "Su alitalia lavoriamo come banca d'investimento. Lavoriamo per conto di clienti, vedremo nel corso del processo cosa vorranno fare" ha risposto Profumo, nella City, a chi chiedeva se Ubm (Unicredit banca mobiliare) intendesse proseguire nella gara per la quota della compagnia messa in vendita dal Tesoro. Dichiarazioni che hanno rapidamente fatto il giro delle redazioni d'Europa, accolte per lo piu' con un certo scetticismo. Gia' oltre un mese fa, poco prima che fosse resa nota la "short list" dei cinque potenziali pretendenti alla quota, Profumo aveva detto cose non molto dissimili, smentendo un investimento diretto e precisando di "operare per conto di clienti". Allora si favoleggio' che dietro Ubm ci potesse essere addirittura Lufthansa. Il titolo alitalia in Borsa riprese fiato per un po'. Poi tutto e' tornato nella condizione di sostanziale "stallo" a cui si e' ormai fatta l'abitudine.Ne' si puo' dire che le cose dette, sempre in queste ore, da M&C, il fondo "salva imprese" che fa a capo a Carlo De Benedetti e ha tra i suoi azionisti Diego Della Valle e Nerio Alessandri, abbiano mosso granche' le acque.Tutt'altro. M&C, che figura anch'esso nella "short list" teoricamente candidata al 30,1 per cento del capitale della compagnia di bandiera, ha fatto infatti sapere di "non ritenere che al momento esistano le condizioni per avviare un'attivita' di 'due diligence' su alitalia". Traduzione: non c'e' fretta di andare a frugare tra gli scheletri nell'armadio, di analizzare il valore reale, della societa'.Operazione - come e' ampiamente risaputo - preliminare a qualunque seria valutazione di acquisizione. E il fatto che M&C precisi che "questo non pregiudica la possibilita' di partecipare alle prossime fasi della privatizzazione" suona quasi come una gentilezza dovuta. Da chi a muoversi negli intrecci del capitalismo all'italiana, cosi' inestricabilmente legato ai corridoi dei palazzi della politica, ha imparato da tempo.Lo slancio internazionale di Unicredit sembra invece lontanissimo da queste logiche. Le stesse che secondo molti allontanano il gruppo da Telecom, pur mantenendo i piedi stabilmente dentro piazzetta Cuccia. La partecipazione in Mediobanca "e' vantaggiosa per il nostro portafoglio, non e' questione di nobilta'" ha precisato Profumo, sottolineando "per un certo periodo". D'altra parte i piani di espansione del gruppo, gia' operativo in 20 paesi, soprattutto verso l'Europa orientale, sono un fatto acquisito. E il "disimpegno obbligato" dalla polacca Bph ha come naturale conseguenza un rafforzamento nell'area balcanica: non solo nei mercati bancari retail e finanziari, ma anche con investimenti industriali. D'altra parte Profumo l'ha ribadito stamattina: "Ci poniamo l'obbiettivo di essere la prima vera banca europea". E come se non fosse gia' abbastanza chiaro, ha aggiunto anche una nota personale, quasi 'domestica': "A volte a casa mi ritrovo a parlare con mia moglie in inglese, e a lei la cosa non piace" ha detto in un'intervista pubblicata oggi dal Financial Times, commentando "gli effetti collaterali dell'adozione della nuova lingua ufficiale all'interno del gruppo Unicredit".A Roma, intanto, la compagnia di bandiera continua a perdere in media un milione di euro al giorno. Il piano industriale dell'ex presidente Giancarlo Cimoli indicava nel 2006 l'anno della svolta: a gennaio 2007 invece alitalia perdeva 380 milioni di euro, piu' del doppio del 2005. In un anno, in Borsa le azioni della compagnia di bandiera hanno perso quasi il 19 per cento del loro valore. E se e' vero che sulla poltrona di Cimoli ora siede il rassicurante giurista Berardino Libonati, con delega esplicita a fare il traghettatore verso la privatizzazione, e' pur vero che la gestione dell'azienda e' passata nelle mani di due "fedelissimi" dell'ex presidente fin dai tempi in cui Cimoli guidava le Ferrovie dello Stato: Gabriele Spazzadeschi e Giancarlo Schisano. E il fatto che la presentazione dei bilanci di alitalia sia slittata di due mesi, sembra ormai la classica ciliegina su una torta che nessuno ha intenzione di addentare davvero. Il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ha sfoderato un sorprendente ottimismo, dichiarando due giorni fa in un'intervista al Giornale che "la svolta sara' trovata probabilmente alla fine di aprile".L'impressione, a questo punto, e' che la faccenda non possa che continuare a passare da un rinvio all'altro. Almeno finche' palazzo Chigi non trovi la forza di sfrondare un po' la babele di "lacci e lacciuoli" di stampo sindacale che spaventano gli investitori. (Massimo Bongiorno)