Un blog creato da hscic il 26/02/2009

Memorie di una colf

Contorsionismi mentali e funambolismi lessicali

 
 
 
 
 
 

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Memorie di una colf. Tour de...trance.

Post n°577 pubblicato il 04 Dicembre 2013 da hscic

Non è che non ci sia. Ogni tanto, nel bel mezzo di qualche attività, mi sorprendo a pensare: "adesso scrivo e metto nero su bianco la riflessione che mi ha attraversato la mente". Poi non lo faccio...e quella che mi sembrava una verità da condividere...se ne vola via. Dice il bardo "le canzoni son come i fiori nascon da sole e sono come i sogni e a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più"...ed in fondo una canzone che cos'è se non un pensiero in musica? Passo questi giorni guardando spesso a terra...in modo letterale....forse perchè corro tanto, forse perchè quando facevo quelle lunghe marce notturne, sotto il peso di decine di chili di materiale, era il modo più naturale per affrontare la fatica, forse perchè non spaziare con lo sguardo aiuta a concentrarmi, forse perchè restringere l'orizzonte da l'impressione di vivere in un posto piccolo e nascosto, in una tana, in un rifugio, in un angolo protetto. Non lo so bene. Però non mi è passata la voglia di correre. Non potrei propugnarmi sostenitore delle teorie organicistiche se poi non credessi nell'importanza fondamentale del movimento, del divenire, del "chi si ferma è perduto". La vita è tutto un equilibrio sopra la follia (ma vuoi mica vedere che quello sgrammaticato mezzo cotto di Vasco Rossi ne sa una più di tutta la banda dei filosofi?) ma è un equlibrio "dinamico". Come andare in bicicletta, come camminare sul filo, come volare appeso ad un paio d'ali... come credere in qualcosa anche quando tutto intorno a te vuol convincerti del contrario. E poi è così se ci si pensa. Il ciclista guarda l'orizzonte...mica la ruota.

 
 
 

Memorie di una colf. El caudillo.

Post n°576 pubblicato il 20 Novembre 2013 da hscic

Lui era seduto li. Chissà il destino di quanti uomini ha deciso da quella poltrona. Forse se ne rendeva ben conto, forse riusciva a vedere il colore scuro del potere perchè altrimenti non si spiega tutto quel legno, quei tendaggi pesanti, quei pavimenti nascosti da teppeti, tutto quell'oro, quel vecchio dipinto di una regina morta secoli fa.... percorro la teoria dei corridoi, degli arazzi, dei lampadari di cristallo. Le mani di Goya mi seguono attraverso gli sguardi dei suoi personaggi, così come la mano di S. Teresa, ospite del palazzo quando c'era lui. Esco e mi sento meglio. Nuvole grigie corrono veloci sul bosco di alberi bassi e si perdono dientro il profilo della sierra. Lontano s'intravede la neve sui monti ed il vento freddo porta il suo odore tra i rami dei lecci e dei cerri. Lascio quei boschi che sembrano in fondo solo una macchia e ritorno tra l'acciaio ed il cristallo....lui... così vicino e così lontano...alla stessa distanza dal cuore della sua gente.  

 
 
 

Memorie di una colf. Osservando il mondo che passa.

Post n°575 pubblicato il 13 Novembre 2013 da hscic

E' giunto l'autunno. Me ne accorgo la mattina mentre percorro la vecchia via consolare. I fari esplorano il buio e stormi di foglie color dell'oro mi attraversano improvvise la strada, indecise su dove andare e con chi andare. L'autunno è un pò così. Un vortice guidato dal vento che a volte silenzioso, a volte urlante, ti racconta le sue storie che vengono da lontano. L'autunno è un momento per fermarsi ad ascoltare, magari con qualcosa di caldo tra le mani, magari vicino ad una persona che solo con la sua presenza fa già tanto. L'autunno è un momento per osservare, per sostare, per capire verso quale direzione corrano le nuvole. Le nuvole..... Le nuvole non riposano mai. Sembrano sempre indaffarate a recarsi da qualche parte, a qualche convegno, a qualche raduno chiamato in fretta e furia ove non si può mancare. Le nuvole sono come una mano posta sugli occhi. Puoi scorgere il cielo tra quelle dita di nebbia ma il più è nascosto. Le nuvole sono come una coperta tirata su fino al naso. Te ne puoi stare li dentro, al sicuro, ad osservare il mondo che passa...

 
 
 

Memorie di una colf. Tra i tetti nella notte.

Post n°574 pubblicato il 30 Ottobre 2013 da hscic

Me ne sto qua sotto le coperte ad osservare la notte fredda di questa fredda Bruxelles. Gli NH Hotel son tutti uguali, da Saragoza a Bologna, da Tallin a Tunisi. Tutti con quell’aria da esposizione IKEA. Tutti con quei flaconcini nel bagno dai colori sintetici e dagli odori ancor più sintetici. Mi sento su una zattera alla deriva che arranca tra onde del color della pece. Non capisco bene dove stia andando ma se non altro non ci sono iceberg a queste latitudini. Per cui ignoro in quale punto del globo mi sveglierò domani e mi limito ad attraversare la notte. Una notte che in fondo mi abbraccia e mi culla. Un mantello scuro che mi protegge e mi riscalda. Questo mondo è proprio strano perché popolato di strane creature. Tutte pensano d’aver ragione. Tutte pensano di essere nel gusto. E la disponibilità che alcune palesano è quasi sempre una specie di elemosina che esse fanno a vantaggio di quei poveri di spirito, ottusi e limitati, che non comprendono il loro alto pensiero. E quindi a volte è consolante navigare solitari tra le tenebre….. tra le vere tenebre, non trà quelle che offuscano la mente di molti sedicenti campioni del genere umano.

 
 
 

Memorie di una colf. Lunghi campeggi.

Post n°573 pubblicato il 21 Ottobre 2013 da hscic

Il cielo è grigio ma non si sente odore d'autunno. Questi luoghi sono fatti per vivere. Per non chiudere la finestra e tapparsi dentro casa. Ci sono mille voci che ti chiamano fuori. Ogni tanto, magari, perdo qualche pezzo ma nel complesso mi sento ancora abbastanza intero. Spesso, la mattina, quando sfioro le pietre dei monumenti millenari o quando osservo il sole che attraversa gli occhi vuoti delle antiche arene, mi fermo a pensare ai nodi del tempo. A volte, mi rendo conto, si perde la cognizione dello scorrere dei giorni e dei mesi e si rimane prigionieri in un nodo. Quando si è li dentro non si comprende più che nulla resta fermo, che le azioni provocano reazioni e che persino l’assenza è un’azione…forse la peggiore. Non lo si capisce più….si è fermamente convinti che tutto rimarrà immutabile ad aspettarci mentre ci perdiamo nelle trappole mentali. Il nodo è terribile. E‘ come se avesse l’anestesia incorporata. E’ come un luogo dello spirito dove logica e buon senso sono perennemente in ferie….poi il nodo si scioglie. Qualcosa o qualcuno ce lo fa superare …ed il tempo ricomincia a correre ad una velocità vertiginosa e ci fa piombare violentemente nel presente….Ed allora la prima reazione è non comprendere. …”ma io mi sono distratto solo un attimo…..ma in fondo non è successo niente….ma perché tutto questo è accaduto?” Non si comprende. In fondo, non si può comprendere. Non si capisce che in quel nodo si era soli. Che quel nodo non ha fermato la vita ma solo la nostra mente. Non si riesce nemmeno ad afferrare il concetto che fuori dal nodo per mesi e mesi, come ha potuto, come gli è riuscito, scendendo a mille compromessi con se stesso, qualcuno è rimasto tanto tempo ad aspettare…fino a quando ha fatto notte…fino a quando è arrivato il freddo…fino a quando non ci sono state più lacrime da versare. Poi però è arrivata la notte…poi però è arrivato il freddo…..poi però gli occhi si sono inariditi…e quel qualcuno ha smontato la sua tenda, ha arrotolato il sacco a pelo e si è messo a camminare da solo in mezzo agli uomini.  

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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